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Nasce AideXa, la prima banca italiana nativamente digitale

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Laura Magna
Laura Magna

09 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nata come Progetto Banca Idea a marzo, è la fintech che ha ricevuto il più grande seed in Italia (45 milioni di euro)

  • Tra gli azionisti ci sono Generali, Sella e Banca Ifis

AideXa, la prima fintech che diventerà banca. Nata come Progetto Banca Idea a marzo, per iniziativa di Roberto Nicastro e Federico Sforza (ex Unicredit), si tratta di una startup che punta a semplificare la vita alle 7 milioni di pmi domestiche, con un’offerta finanziaria complessiva, dal credito al conto corrente

Da Fintech a banca. Succederà anche in Italia, con AideXa, la startup di due ex banchieri di UniCredit, Roberto Nicastro e Federico Sforza, rispettivamente presidente e amministratore delegato. È il risultato finale di Progetto Banca Idea, lanciato a marzo, proprio a inizio pandemia e che a giugno aveva già realizzato due passi importanti: ovvero aveva completato l’acquisizione di Fide, intermediario finanziario iscritto all’albo 106 del Testo unico bancario e chiuso un round di finanziamento da 45 milioni di euro, il più grande mai registrato per una fintech in Italia e tra i maggiori in Europa.

Dietro ci sono finanziatori come Generali (con una quota del 16%), Sella, Banca Ifis e Istituto Altoatesino di sviluppo (ciascuno con una quota del 10%), oltre a un venture capital (vc) come 360 Capital Partners e il management stesso, a cui fa capo un 25% della società.
Una serie di primati a cui si aggiungerà (nel 2021 quando Bankitalia concederà l’autorizzazione a operare come istituto di credito) quello di essere la prima banca italiana nativamente digitale, la prima fintech che diventa banca.

La società sarà focalizzata sulle pmi italiane, un bacino potenziale enorme, che conta 7 milioni di imprese e che vale la metà del Pil se ci si concentra sulle realtà con meno di 50 dipendenti (secondo i numeri Unioncamere). Una super-nicchia che pesa, nel sistema bancario europeo, circa il 30% del totale in termini di impieghi. “È paradossale che non ci siano operatori specializzati su di essa”, spiegano i due founder che, come Corrado Passera con Illimity, sono due banchieri tradizionali che hanno sposato il digitale, un simbolo di una transizione che non si può fermare.

Il modello di business: focus sulle imprese

Rispetto a Illimity, però, AideXa “non farà asset management, gestione Npl e credito al consumo, ma si focalizzerà strettamente sullo small banking business con una visione globale sull’Italia”, dice Nicastro.

Insomma AideXa si presenta come un unicuum che compete sia con le banche tradizionali sia con le fintech ma si differenzia da entrambe.

“I nostri competitor sono le banche da un lato, in particolare le Bcc che hanno una forte radicamento sul territorio – conferma Sforza – rispetto a cui abbiamo costruito un modello innovativo che possa facilitare il lavoro degli imprenditori. E dall’altro lato le fintech tradizionali, che sono molto verticali, mentre noi, con la licenza bancaria, operiamo a offrire servizi a tutto tondo, dai conti correnti, all’erogazione di scoperto di conto, cose che le fintech non possono fornire”.

L’offerta

L’offerta è tagliata addosso agli imprenditori italiani. “Agli imprenditori diamo innanzitutto ciò che cercano: velocità, trasparenza e semplicità, che sono le tre principali aspettative che hanno verso i servizi finanziari, secondo un’analisi Gfk – dice Nicastro – L’obiettivo è facilitare il lavoro degli imprenditori, con soluzione concrete, garantendo la sicurezza e offrendo processi snelli e accessibili e prezzi competitivi: per fare l’onborading sono richiesti 5 dati in 5 minuti e possiamo dare una risposta sull’esito delle richieste di prestito in tempo reale”. Tutto grazie all’intelligenza artificiale (Ai) che è il prefisso della ragione sociale e il “segreto” di ogni fintech.

“Stiamo testando il primo prodotto, XInstant, un finanziamento a breve termine fino a 100mila euro: la valutazione creditizia è immediata, le commissioni trasparenti. Il prodotto sarà a regime entro fine anni. E alla gamma si aggiungeranno conti innovativi e altri servizi dedicati alla gestione finanziaria delle aziende, fino a diventare, nel 2021, banca digitale dedicata alle pmi”.

L’obiettivo è dunque diventare un punto di riferimento per le piccole imprese italiane che sono state le più ferite dal credit crunch e che, secondo le regole di Basilea, sono quelle per cui le banche, a parità di ogni altro fattore, devono attribuire un fattore di rischio maggiore e dunque prevedere più accantonamenti. Il risultato è stato spesso che le piccole non hanno, semplicemente, avuto accesso al credito. Anche in considerazione del fatto che per le banche erogare prestiti piccoli – per l’Italia 100mila euro è una buona approssimazione per definire un confine – non produce margini e può diventare un costo.

La tecnologia e gli obiettivi

La piattaforma low cost, perché basata su Ai, che è propria di ogni fintech consente di abbassare i costi e finanziarie in maniera redditizia anche prestiti di dimensione contenuta. “Tutto sta nella potenza dei dati – dice l’ad Federico Sforza – pensiamo a come sia cambiata l’Rc Auto grazie al fatto che un solo dato, la classe di merito, sia diventato proprietà del cliente. Da quando è successo, oltre la metà dei clienti ha acconsentito di cedere i propri dati alla compagnia, e le compagnie digitali sono passate a presidiare da 0 al 31% del mercato, mentre i premi sono diminuiti anno su anno. Il modo in cui può cambiare il mondo bancario con la condivisione di tutti i dati, a partire dall’open è realmente dirompente”.

Quanti agli obiettivi AideXa punta al break even in tre anni e ai 100mila clienti serviti entro cinque anni. Al momento non sono previsti ulteriori significativi round di capitale, ma “per quanto attiene alla raccolta sarà fatta con tre modalità, attraverso la cartolarizzazione dei portafogli, in seconda battuta all’ingrosso e in terza dai clienti stessi. Una volta ottenuta la licenza bancaria anche attiveremo anche la raccolta retail, ma avrà un ruolo marginale nell’economia complessiva del funding”, conclude Nicastro.

Laura Magna
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