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Le banche imparino la lezione della semplicità dal fintech

Le banche imparino la lezione della semplicità dal fintech

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Laura Magna
Laura Magna

10 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Un movimento verso prodotti immediatamente fruibili e di facile utilizzo, innescato dalle preferenze dei Millennial, ha dato gas all’offerta delle challenger bank

  • Si assiste a una graduale separazione tra infrastruttura e servizio, che renderà l’esperienza d’uso sempre più rispondente alla domanda dei clienti

  • I fari sono accessi sull’euro digitale, che la Bce vuole introdurre e che per le sue caratteristiche di facilità d’uso e basso costo per i merchant, ha enormi potenzialità. Senza che però sia messa a rischio la privacy

Il futuro dei pagamenti, tra criptovalute e stable coin, secondo Silvia Attanasio (Abi) e gli startupper fintech Christian Miccoli (Conio), Paolo Zanni(Plick) e Laurent Le Moal (PayU), intervenuti al Milan fintech summit

Si va verso un’economia degli open data, ma è necessario proteggere la privacy aumentando la consapevolezza personale al riguardo. Prima che la regolamentazione e la tecnologia, sempre le persone al centro. Su queste direttrici si svilupperà il futuro dei pagamenti e delle valute, secondo i panelist che ne hanno parlato nella tavola rotonda ad hoc nel corso del Milan FinTech Summit, prima edizione di un evento che mira a portare Milano al centro dell’ecosistema europeo della tecnofinanza.

Il boom dei pagamenti digitali nel mondo emerging
Il primo punto di vista è quello di Laurent Le Moal, ceo di PayU che abilita pagamenti locali e cross border in 50 Paesi emergenti in Latam, Asia, Africa, Asia. In questa parte del mondo il fintech funzioni davvero e in maniera ancora più rapida che da noi, da abilitatore di nuove funzioni finanziarie e di una inclusione finanziaria veramente estensiva della popolazione tipicamente sottobancarizzata. “Oggi in Europa si fa un gran parlare di open banking – dice Le Moal – ma quello che è stato fatto con Unified Payment Interface in India nel giro di pochi anni è sbalorditivo. Parliamo di una piattaforma sviluppata da National Payment Corporation of India e regolata dalla Banca Centrale che lavora trasferendo i fondi istantaneamente tra due conti bancari su dispositivi portatili. È una piattaforma realmente aperta che può essere usata dalle banche da Google, WhatsApp e ogni startup”.

Forse la privacy è un freno all’open banking (ma non possiamo farne a meno)
Una visione che forse è troppo estrema per il mercato europeo. Dove pure si discute di euro digitale e innovazione e open banking, ma dove l’attenzione alla privacy sembra predominare. “Al di là del regolatore e della tecnologia dobbiamo poter decidere con chi condividere i nostri dati”, dice Silvia Attanasio, head of Innovation di ABI. Ed è d’accordo anche il fronte delle startup: “La blockchain è la soluzione tecnica a protezione della privacy – secondo Paolo Zanni, Chief Operating Officer, Plick powered by PayDo, un metodo per effettuare pagamenti digitali senza limiti, in tutta Europa dal cellulare – ma al di là di questo dobbiamo conservare il consenso alla cessione dei dati in un contesto di data aperti. Tenere il controllo e avere la conoscenza di chi gestisce i nostri dati e per quali scopi”.
Il tema della privacy è molto caro anche a Christian Miccoli, Co-Founder & Co-Ceo, Conio, app per l’acquisto sicuro di bitcoin: “Lo yuan digitale cinese offre significativi vantaggi per le persone ma a scapito della privacy, perché ogni transazione è controllata da Stato. La grande decisione che la Bce dovrà assumere è quale livello di privacy vuole associare al suo digital euro. Del tutto imprevedibile l’outcome finale”.

Il vantaggio della semplicità
Il digital euro avrebbe molti vantaggi. “Due in particolare – continua Miccoli – innanzitutto è molto semplice da usare, più di una carta di credito di una challenger bank. E secondo, taglia i costi per i merchant. Se c’è un costo viene caricato su chi vende e non su chi riceve il digital euro, e quindi mi aspetto una forte spinta da parte dei merchant verso questo strumento”. Il processo di adozione potrebbe essere molto veloce. La Cina si è trasformata da Paese che negli anni 90 faceva il 90% delle transazione cash a essere centro delle transazioni digitali (oltre il 90%). Dobbiamo prepararci adesso ed è una questione che ogni società di pagamento deve tenere sulla scrivania”. La scelta di andare verso un euro digitale risponde al trend della semplicità.
“Si assiste a un movimento costante verso prodotti semplici. Si vede chiaramente in Europa, con l’emergere di challanger bank a partire da Revolut, che questi prodotti molto basici e facili da usare sono quelli crescono di più. Significa che i Millenial che fanno tutto digitalmente non amano il modello bancario classico e si stanno spostando. Questo dà una grande opportunità a criptovalute e stable coin ed euro digitale. Perché hanno la stessa semplicità di uso di uso – sostiene Miccoli – questo non vuol dire che gli incumbet spariranno. Visa, Mastarcard hanno dalla loro il patrimonio la capacità di gestire le relazioni, e devono solo essere in grado traslarla nel mondo digitale. Ci saranno grossi vincitori e vinti nel mercato del futuro che sarà molto polarizzato”.

…e la separazione tra infrastrutture e servizi
Un secondo trend che si afferma nel mondo dei pagamenti è quello della separazione tra infrastruttura e servizio. Lo delinea Zanni, secondo cui “nel passato erano due facce della stessa medaglia e oggi anche grazie a Psd2 sono nettamente distinti con il servizio di pagamento che a volte resta sottostante. Nel futuro questo porterà a un’esperienza d’uso sempre più fluida, easy e capace di funzionare anche al di là della struttura di legacy. Questo trend è a capo di due ulteriori conseguenze su come evolveranno le infrastrutture da un lato e sull’adozione sempre più massiccia di tecnologie disruptive come la blockchain”. Psd2 ha avuto il grande merito di aver portato molti più attori sul mercato, non solo banche, e più competizione che fa funzionare meglio il sistema. “In questo contesto – continua Zanni – credo che gli incumbent continueranno a esistere e a lavorare con le startup. I primi sono i possessori delle infrastrutture e i secondi dei servizi: le fintech non vogliono gestire i conti correnti, ma servizi verticali che possono portare valore aggiunto e quindi si specializzeranno in diversi focus e coesisteranno con i soggetti tradizionali in un ecosistema ibrido”.
La user experience è al centro di ogni discorso di innovazione finanziaria ed è anche il campo in cui i pagamenti possono giovare maggiormente della digitalizzazione. Ma la digitalizzazione vede la sua adozione rallentata dal gap infrastrutturale.

La lezione del fintech per le banche, secondo Abi
“Esiste una forte correlazione tra digital gap ed esclusione finanziaria: e sicuramente colmare quel gap è un punto di partenza”, sottolinea Silvia Attanasio, head of innovation di Abi. Ciò detto, se c’è una lezione che il fintech può insegnare alle banche “è la capacità di rispondere a esigenze complesse con prodotti semplici. Al di là dei trend futuri del mondo dei pagamenti, sicuramente ci sarà uno sviluppo di instant credit e p2p payment, dal mio punto di vista dobbiamo guardare alla trasformazione reale non sono di etichetta. Dobbiamo guardare al mercato, al cliente finale e portargli un valore reale. Dobbiamo focalizzarci su casi di uso comunicabili e spiegare perché uno dovrebbe usare uno strumento di pagamento elettronico e per quale uso”. Un approccio molto pragmatico e realista, pur considerando che le banche debbano contemperare varie esigenze. “Credo che negli ultimi due anni Banca d’Italia abbia fatto grandi passi in avanti nel capire quale parte del mondo sarebbe stata modificata dalla tecnologia. Oggi siamo al punto di svolta, ma incumbent e startup continueranno a coesistere perché rispondono a esigenze diverse e sono entrambi necessari al sistema”, conclude Attanasio

Laura Magna
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