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La corsa inarrestabile della banca verso il fintech (innescata al Covid)

La corsa inarrestabile della banca verso il fintech (innescata al Covid)

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Laura Magna
Laura Magna

17 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I mesi di blocco delle attività hanno ampliato ed esteso le partnership tra banche tradizionali e FinTech, in un trend ormai inarrestabile

  • La tecnologia ha dimostrato di poter salvare la continuità di business e di poter abilitare processi e prodotti innovativi per nicchie di mercato che le banche tradizionali hanno finora snobato, per incapacità a raggiungerle o perché a basso margine

  • I pionieri del FinTech (BorsadelCredito.it, Credimi, Workinvoice) e di Prelios raccontano la parabola della finanza nel 2020, e la sua potenziale prossima evoluzione

La pandemia ha cambiato per sempre il modo in cui i clienti fruiscono della finanza, rendendo l’aspetto digitale un must have

Da outsider troppo ambiziose, quasi schernite dal Gotha bancario alle origini, a partner d’elezione. Le FinTech sono cresciute, accelerate in maniera decisive dalla loro attitudine digitale che, nell’era dei lockdown, è l’unica via per garantire business continuity da parte dei fornitori di servizi. E, com’è emerso nel corso di una tavola rotonda organizzata digital FinancecommunityWeek, la parabola di sviluppo potrebbe essere simile a quella del settore pharma. Con le biotech prima prede ambite dei colossi che volevano introdurre innovazione e oggi big pharma a loro volta, in un rapporto completamente ribaltato.

La tecnologia per la gestione degli npl
Sul fronte dei crediti non performing. “Prelios è cresciuta ed è riuscita a chiudere cessioni di crediti e partnership con le banche, in un contesto in cui non era possibile lavorare in modo tradizionale – dice Gabriella Breno, ceo di Prelios Innovation – è diventato evidente in questi mesi come sia necessario trovare soluzione alternative, che la tecnologia offre, per continuare a lavorare in tutti i contesti e i settori aziendali, della comunicazione, dell’analisi dei dati, della cessione dei crediti. C’è sicuramente bisogno di un passo in più sul fronte regolamentare per spingere le banche più piccole e meno avvezze allo sviluppo tecnologico a fare un passo necessario per restare nell’arena competitiva. Oggi tuttavia ci sono tutte le altre condizioni: un contesto favorevole e tecnologie plug in che richiedono investimenti modesti, attraverso cui è possibile integrarle e usarle in maniera proficua”.

Sette anni in otto settimane: il balzo della tecnologia
Le prime otto settimane di chiusura delle attività, hanno fatto compiere alle banche un salto di sette anni sul fronte della tecnologia. Lo aveva misurato Kpmg in un report https://assets.kpmg/content/dam/kpmg/it/pdf/2020/04/COVID19-Impatti-settore-bancario-KPMG.pdf sugli effetti che la pandemia ha già avuto sul mondo della finanza. Ma gli operatori italiani del FinTech spiegano in pratica come questo salto stia avvenendo e perché sono loro a poterlo abilitare.
La capacità di conquistare nicchie sottobancarizzate del FinTech
Antonio Lafiosca, coo di BorsadelCredito.it, pioniere italiano del lending per le pmi, quando c’è stato il blocco delle attività, si è trovato in una posizione di grande vantaggio grazie alla sua attitudine digitale. “Così il 24 marzo, prima del Decreto Rilancio che istituiva i prestiti garantiti, abbiamo lanciato un primo prodotto dedicato alle imprese colpite dalle chiusure: serviva a fornire liquidità di emergenza per coprire tutte le spese indifferibili. Dopo due settimane era già superato e ne abbiamo lanciato un secondo, un pacchetto di finanziamento per le pmi già pronte al rilancio, possibiel grazie alla cartolarizzazione con Banca Valsabbina. Le FinTech sono veloci e insieme attente alla regulation: riusciamo a intercettare i trend di mercato e anticipare bisogni emergenti di nicchie che non trovano risposte negli istituti tradizionali, che hanno tempi, costi, tecnologie inadeguate. Lo schema vincente è quello di risultare vantaggiosi per tutti i soggetti coinvolti in queste operazioni, costruite con una logica tailor made e che, per questo, apportano valore aggiunto”.

La collaborazione necessaria tra banche e fintech
Ovviamente la collaborazione con le banche è un vantaggio anche per le FinTech che hanno dimensioni limitate e una base clienti ancora scarsa. Lo conferma Ignazio Rocco di Torrepadula, founder e ceo di Credimi, attiva nell’invoice trading. Credimi ha in progetto di ottenere la licenza bancaria con tempi, come specifica, Torrepadula, “condizionati più da logiche industriali che regolamentari”. Intanto nell’era Covid ha stretto alleanze con Banco Desio, Banca Generali, Banca Sella, solo per citarne alcune. “Quando è scoppiata l’epidemia, le 200 domande di finanziamento che ricevevamo ogni settimana sono diventate 1500 – dice Torrepadula – i clienti avevano bisogno di raccogliere finanza in modo veloce e semplice e d’altro canto anche le banche avevano l’esigenza di servire i clienti in maniera rapida ed efficiente. Noi non avevamo funding sufficiente: questa convergenza di fattori ha fatto nascere le partnership, di fatto trainate dal mercato. Con le collaborazioni forniamo risposte veloci ed erogazioni in grande quantità”. E per il futuro se molte banche hanno abbastanza chiaro il fatto che un certo modo di servire i clienti diventerà normalità, “penso anche che le aziende come la nostra avranno altrettanto ben chiaro che la banca raccoglie funding tra lo 0 e l’1% e un’azienda che non ha licenza bancaria riesce a farlo al 2-3% se lavora molto bene. Questo porta il FinTech a interrogarsi se abbia valore acquisire una licenza bancaria, il che non vuol dire necessariamente che opererà come banca, ma che avrà avere funding differente e operatività più ampia”.

Il potere dei dati e la tempesta perfetta del credito
Le FinTech hanno un grande valore aggiunto: riescono a trasformare i dati in informazioni e dunque in business efficienti. Lo sostiene Matteo Tarroni, co-founder e ceo Workinoivce, altra FinTech che opera nell’anticipo fatture e che sempre più si pone come fornitore di tecnologie per la finanza tradizionale. “Workinvoice costruisce infrastrutture marketplace che consentono alle aziende di cedere asset che hanno in bilancio, commerciali o fiscali, a investitori istituzionali”, precisa Tarroni. Che spiega come, per esempio, le FinTech sappiano misurare la solvibilità delle aziende in maniera più affidabile “perché hanno sistemi che si basano non solo su dati storici di bilancio, ma sullo status quo. Nel 2020 giudicare la solidità di un’azienda sulla base del bilancio 2019 non avrebbe senso, così come non lo avrà nel 2021 fare la stessa valutazione sulla base di un bilancio che è mediamente il peggiore di 25 anni”. Dati come quelli relativi a incassi e pagamenti, aggiornati real time, rendono il giudizio più aderente alla realtà e questo patrimonio di informazioni lo domina il FinTech. “In estrema sintesi questo è il futuro del credito. Secondo noi il 2020 che è caratterizzato da un’emergenza, dovrà essere considerato come un anno di cesura. Come il 2008: in cui la tempesta perfetta causata da crisi bancaria, disponibilità dei primi device mobili e cloud che consentiva di creare startup con investimenti bassi. Oggi la tempesta è causata da crisi economica, rivoluzione regolamentare come la Psd2 e l’open banking, che per la prima volta vede le banche per la prima volta disposte a integrare nei loro business model servizi creati da altri”

Laura Magna
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