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L'intelligenza artificiale al servizio dei nostri risparmi

L'intelligenza artificiale al servizio dei nostri risparmi

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

29 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’intelligenza artificiale nella finanza è un potente alleato

  • La differenza, in situazioni di shock, la fa la capacità di gestire il rischio

In Italia, ci sono 1.400 miliardi di euro fermi sui conti correnti. D’altronde si sa, siamo bravi a investire nel mattone, ma quando si parla di finanza scontiamo un certo gap rispetto ai cugini europei. E se il prossimo consiglio su come investire i risparmi arrivasse da un computer?

In Italia, ci sono 1.400 mila miliardi di euro fermi sui conti correnti. Un mercato tra i più promettenti, come testimoniato dalla crescente attenzione da parte dei grandi player esteri. D’altronde si sa, siamo bravi a investire nel mattone, ma quando si parla di finanza scontiamo un certo gap rispetto ai cugini europei.

E se il prossimo consiglio su come investire i risparmi arrivasse da un computer? Forse non è più fantascienza. Ne abbiamo parlato con Francesco Mercatelli e Jacopo Toia, fondatori di Transparency am, società che delega a un elaborato sistema di algoritmi la scelta dei titoli sui quali investire. “Ci siamo avvicinati al mondo dell’asset management all’università, scrivendo una tesi sperimentale presso un’importante società americana. Lì abbiamo imparato che il denaro fermo perde valore e, soprattutto, ci siamo accorti che gli operatori erano focalizzati sul retail, tralasciando gli investitori istituzionali. Ci è voluto poco a capire che bisognava confezionare un prodotto ad hoc per le loro esigenze. Da lì, tanta ricerca e sviluppo, e la caccia ai primi clienti. Non è stato facile convincerli della bontà delle nostre soluzioni, ma oggi sono estremante soddisfatti, considerando le performance dell’ultimo periodo – dichiara Toia – Servono conoscenze di base e anni di studi, non ci si improvvisa. Bisogna ricordarsi che si analizzano numeri e si investono soldi: un investitore non è uno scommettitore, la raccolta e l’analisi dei dati sono ciò che fa la differenza tra l’aumentare o vanificare il valore. Abbiamo un profondo rispetto per i risparmi delle persone, intesi come il corrispettivo del tempo, e quindi della vita, che si impiega nel lavoro. Ma se si hanno tutti gli ingredienti, la ricetta è quella giusta”.

L’unica certezza per il futuro? Si chiama Artificial Intelligence (in italiano intelligenza artificiale)

Come cambieranno da qui a 10 anni gli investimenti finanziari? È la domanda a cui tutti gli investitori, risparmiatori e analisti cercano di dare una risposta. “Impossibile saperlo, servirebbe la sfera di cristallo. Possiamo però affermare, senza alcun dubbio, che la parola chiave sarà intelligenza artificiale (IA)”, commenta Mercatelli, l’esperto dietro ogni algoritmo. “Perché non è il futuro, ma il presente, grazie alla naturalezza con cui l’IA sta prendendo piede in materia di investimenti finanziari, con minori costi, scambi più intelligenti e sicuri, e un’esperienza di più alto livello per gli utenti, siano essi clienti che operatori del settore. Se adeguatamente implementata, l’intelligenza artificiale nella finanza è un potente alleato: fornisce una valutazione più rapida e accurata, a costi inferiori e tiene conto di una più ampia varietà di fattori, che porta a una decisione meglio informata e supportata dai dati. Il nostro compito è interpretare e indirizzare l’ascesa dall’IA e dare una visione qualitativa ad un settore, quello economico-finanziario, basato su numeri, dati, transazioni, informazioni in genere, evitando di disperdere il più importante patrimonio: la flessibilità del valore umano”.

Bicchiere mezzo pieno, bicchiere mezzo vuoto?

La differenza, in situazioni di shock, la fa la capacità di gestire il rischio. Nell’asset management, l’ottimismo è la base di ogni investimento, senza dimenticarsi di essere prudenti, perché l’imprevisto può essere dietro l’angolo. “L’aspetto più importante è che abbiamo capito prima di altri che è necessario guardare al peggio e trovare soluzioni utili ad affrontarlo. Diciamo che sono tutti bravi a salire sul carro dei vincitori e investire quando tutto va bene. La vera sfida è invece sopravvivere in periodi di magra. Noi preferiamo salire sul Titanic sapendo che ci sono scialuppe a sufficienza per tutti, pur sperando che non siano necessarie. Per questo motivo, ci siamo da subito rivolti all’intelligenza artificiale per permettere ai nostri algoritmi di investimento di massimizzare la probabilità di raggiungere gli obiettivi prefissati, minimizzando le perdite quando il mercato va male”, dichiara Mercatelli.

Dato che entrate in possesso di dati sensibili, non avrebbe più senso per banche e società di asset management sviluppare internamente queste competenze?

“È difficile cimentarsi a gara in corso in una disciplina mai praticata in precedenza. Le società del settore che ne hanno capito le potenzialità tecnologiche, si stanno muovendo per creare team e ricercare profili professionali di data science, da affiancare a quelli tradizionali di gestione di portafoglio. Tuttavia, il mercato richiede competenze verticali e notevoli investimenti in R&S – commenta Toia – Non ci si improvvisa, da qui l’outsourcing come soluzione meno costosa e più efficiente. Noi fortunatamente abbiamo già un prodotto maturo che continuiamo ad innovare. È una sinergia che in fondo conviene a tutti”.

Maddalena Liccione
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