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Intelligenza Artificiale, quale sarà il suo impatto economico

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

10 Settembre 2018
Tempo di lettura: 7 min
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  • Intelligenza Artificiale. A che punto siamo?

  • Si fa presto a dire AI. Esistono almeno quattro macro categorie in questo universo. Tutte da esplorare, così come le tipologie di “adopter”

  • L’analisi di McKinsey e il fattore “S”

  • Quali gli effetti sulle economie nazionali avanzate ed emergenti, le imprese, il mercato del lavoro, la… fantasia

L’AI (Artificial Intelligence) non è più nel suo stato embrionale, ma non è ancora decollata. Sarebbe tuttavia ingenuo interpretare la sua lenta diffusione come un flop. Perché siamo ancora sulla rampa di lancio e il bello deve ancora venire

Dio nemmeno tocca Adamo nell’affresco di Michelangelo, che l’uomo è già pieno del suo respiro. Cinquecento anni dopo, è proprio l’uomo a diventare creatore di Intelligenza e a studiare se e in che modo si possano riprodurre tramite macchine i processi mentali più complessi.

Allo stato attuale della storia, l’AI (Artificial Intelligence) non può essere più considerata nel suo stato embrionale, ma non è nemmeno ancora in atto il salto che ne sancirebbe il primato nell’incremento di produttività. La combustione lenta di questa fase post embrionale non va però scambiata per un segnale di limitato impatto dell’I.A. o addirittura per un suo flop. A molti questo può parere rassicurante, soprattutto in termini del paventato job loss. Ma come spesso accade le cose non sono come sembrano, e la società di consulenza McKinsey ha approfondito la questione.

 

Buonarroti, Creazione di Adamo, Cappella Sistina, 1511

Intelligenza Artificiale, uno spettro variegato

Innanzitutto, riferirsi genericamente al concetto di AI è ormai superato. Ne esistono infatti almeno cinque macro categorie.

  • Visione artificiale (computer vision, l’insieme dei processi che mirano a riprodurre la vista umana);
  • linguaggio naturale;
  • assistenti virtuali;
  • automazione robotica dei processi;
  • apprendimento avanzato delle macchine.

È prevedibile che imprese ed enti impiegheranno questi strumenti in vario grado. Ai due estremi della scala, McKinsey pone adozione (semplice) e assorbimento (totale). Secondo la prima modalità, le imprese testeranno un solo tipo di tecnologia e la indirizzeranno verso un’unica specifica funzione. Le più disruptive e audaci invece assorbiranno completamente tutte e cinque le macro categorie, operando una rivoluzione produttiva totale di qui al 2030.

Le simulazioni

McKinsey ha simulato scenari che tengono conto della varia intensità di applicazione dell’AI. Entro il 2030, la simulazione media mostra che il 70% delle imprese potrebbe aver adottato almeno un tipo di Intelligenza Artificiale. Ma solo meno della metà avrà fatto proprie tutte e cinque le categorie.

Pure in questo caso dunque, come è stato sempre osservato nel progresso tecnologico, ci saranno gli early e i late adopter. Anche con l’adozione a diverse velocità, l’impatto dell’AI sull’attività economica mondiale è stato stimato in 13 mila miliardi di dollari di qui a dieci anni ovvero al 16% di crescita del Pil. Un impatto paragonabile alle grandi tecnologie generali che hanno rivoluzionato la storia industriale ed economica mondiale.

La scala dell’impatto sulla produttività sarà influenzata da fattori micro, come la velocità della diffusione dell’AI. E da macro, come la interrelazione globale degli operatori economici e la struttura del mercato del lavoro nei singoli paesi.

Investitori con la “S” di Superman

È altamente probabile che il tasso di espansione dell’AI disegni una curva non lineare, a “S”. Noi ci troviamo ora nel primo tratto quello lento. Le ragioni sono dovute ai costi elevati. In termini sia monetari che di apprendimento. Si stia che questa fase di lentezza durerà circa cinque anni e sarà seguita da un’accelerazione sostanziale, determinata almeno da due fattori. L’effetto cumulato della concorrenza e il miglioramento delle capacità di contorno al processo di innovazione.

Quali sono gli attuali costi/barriere che rallentano la transizione alla robotica?

  • Categorizzare i dati;
  • sviluppare strategie per acquisire dati;
  • decidere che cosa devono fare le macchine;
  • sviluppare la capacità di trasferire la tecnologia ad un ambito.

Ma…

Chi avrà la vision di investire adesso vedrà la capitalizzazione dei benefici negli anni a venire, a discapito dei follower e dei later adopter. Lo studio rimarca che occorrono pazienza e visione strategica. Il dividendo della produttività non si materializzerà nell’immediato. Sarebbe però un peccato non tenerne conto nel disegno del portafoglio perché l’opportunità costituita dall’AI è significativa e non v’è dubbio che la sua penetrazione causerà disruption. Meglio prepararsi per tempo.

 

Gli effetti

Sulle economie nazionali

L’AI aumenterà il digital divide fra paesi avanzati e non. Si prevedono benefici netti fra il 20 e il 25%, contro il 5% – 15% dei paesi meno sviluppati.

Le economie avanzate

È che i paesi sviluppati non avranno scelta, se vorranno sopperire all’invecchiamento delle loro popolazioni. Inoltre, l’incentivo a sostituire il lavoro umano, ritenuto troppo costoso, con macchine, è elevato.

Le economie in via di sviluppo e di frontiera

Di contro, i paesi in via di sviluppo hanno molti più canali, diversi dall’adozione della robotica, per aumentare la propria produttività. Ad esempio, best pratices, ristrutturazioni. Le eccezioni, e che eccezioni!, certo non mancano. Si parla naturalmente della Cina, che sta investendo pesantemente in AI con l’intenzione di diventarne il leader mondiale entro il 2030 e l’obiettivo di creare un indotto di almeno 150 miliardi di dollari (dati New York Times).

Sulle imprese

Gap di performance

Fra i cosiddetti front runner o early adopter e i non adopter o late adopter. I primi stanno già investendo massicciamente per essere i primi. Questi potranno potenzialmente raddoppiare il loro cash flow entro quella fatidica data (6% annuo). I secondi non avranno impiegato che limitatamente la robotica anche nel 2030. Inoltre, si stima che avranno un calo del 20% nel cash flow, fermo restando il modello di costi e ricavi odierno.

Sul lavoro. La rinascita della fantasia?

Il mercato del lavoro domanderà (agli umani…) sempre meno mansioni ripetitive e standardizzate. La domanda si sposterà verso altri lavori, ricchi di valore aggiunto dal punto di vista cognitivo e sociale e soprattutto richiedenti più abilità digitali. La percentuale del lavoro umano poco qualificato calerà dal 40% attuale al 30% entro il 2030 (i dati sono sempre di McKinsey).

La quota di lavoro digitalmente qualificato e non ripetitivo passerà invece dal 40% al 50%. L’aumento salariale per queste categorie si attesterà al 13%. Si tratta della stessa percentuale, ma di segno opposto, per i lavori meno qualificati.

La sorpresa

Le simulazioni mostrano che l’impatto netto dell’Intelligenza Artificiale sull’impiego aggregato sarà sostanzialmente limitato. Studiando infatti i trend storici della creazione dei nuovi lavori nel corso della storia e aggiustandoli statisticamente per la natura labor saving dell’AI, gli autori dello studio hanno trovato che l’occupazione potrebbe aumentare del 5% entro il 2030. Mentre l’effetto totale sulla produttività sarà del 10%.

Tuttavia…

Sarebbe però miope non considerare che la diffusione dei benefici sarà non omogenea e che lo spostamento della domanda verso impieghi a più alto valore aggiunto provocherà perdite di posti di lavoro in certi settori. L’aspetto positivo è che c’è tempo a sufficienza perché l’adeguamento avvenga senza troppi contraccolpi. Ma in un ambiente sempre più mutevole e dinamico sarà essenziale l’azione sinergica di singoli, imprese e policy maker.

Teresa Scarale
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