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Innovazione: l'Italia recupera due posizioni in classifica

Innovazione: l'Italia recupera due posizioni in classifica

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

03 Settembre 2020
Tempo di lettura: 10 min
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  • Graduatoria Global  Innovation Index 2020: l’ Italia passa dal  30° al 28° posto. La Svizzera è (di nuovo) prima, seguita da Svezia e Stati Uniti

  • Francis Gurry  (Ompi): “i dati che abbiamo raccolto nel Global Innovation Index 2020 mostrano che il finanziamento dell’innovazione si sta prosciugando”

  • Per Roberto Verganti (Politecnico di Milano), l’attuale fase storia presenta un’ importante opportunità per il panorama italiano dell’innovazione

Pubblicata l’edizione 2020 del Global Innovation Index. L’Italia è al 28° posto. Svizzera in testa alla classifica per il decimo anno consecutivo

L’Italia guadagna posizioni in classifica sul fronte innovazione. Nell’edizione 2020 del Global Innovation Index, con un punteggio di 45.78/100, il Bel Paese si posiziona 28esima, due gradini più in alto rispetto al 2019. La Svizzera è in testa alla classifica per il decimo anno consecutivo (con 66.08/100), seguita da Svezia e Stati Uniti. Fuori dal podio ma comunque nella top ten: Regno Unito, Olanda, Danimarca, Finlandia, Singapore, Germania e Corea del Sud. Il report nel quale è contenuta la graduatoria, pubblicato da Cornell University, Insead, insieme all’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (Ompi) presenta i trend a livello globale e la performance in termini di innovazione di 131 economie.

L’allarme sui finanziamenti e l’innovazione come driver della ripresa

Come c’era da aspettarsi, lo shock pandemico ha impattato anche sul panorama dell’innovazione, sia in positivo che in negativo. “I dati che abbiamo raccolto nel Global Innovation Index 2020 mostrano che il finanziamento dell’innovazione si sta prosciugando”. È questo l’allarme lanciato da Francis Gurry, direttore generale dell’Ompi, in un video pubblicato in occasione della presentazione dell’indice. L’impatto della pandemia è “piuttosto disomogeneo” sottolinea Gurry , precisando che “il prosciugamento dei finanziamenti colpirà in particolare le startup early-stage, quelle che hanno programmi e ambizioni di R&S a lungo termine e i paesi in via di sviluppo”. Ci sono però alcune buone notizie.  Il numero uno dell’Ompi ha infatti evidenziato che dalla crisi sono emerse opportunità in diverse aree: dalla sanità, all’e-commerce, fino ad arrivare alla mobilità. Gurry ha infine lanciato un appello a tutti i leader politici affinché non si scordino dell’innovazione, che rappresenta “un fattore estremamente importante nel dare impulso alla crescita e alla ripresa economica a livello globale”.

Italia: l’opportunità nel cambiamento

Stando al report, a tappare le ali all’innovazione in Italia sono stati i fattori legati alla “market sophistication” (50esima posizione). Siamo infatti al 74esimo posto sia in termini di credito che di investimenti. Altra nota dolente riguarda le istituzioni (37esima posizione), e, in particolare, la facilità avviare un’impresa (76esima posizione). Lo studio ha individuato nelle categorie infrastrutture (19esima posizione) e Knowledge/Technology outputs (18esima posizione) i maggiori punti di forza italiani. Bene anche sul fronte creatività (“creative outputs”) in cui ci posizioniamo 27esimi.

Secondo Roberto Verganti, professore di leadership and Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano, il vero problema dell’Italia in materia di innovazione è la mancanza di nuove aziende ad alto contenuto tecnologico. “In questo momento siamo carenti sulla creazione di nuove imprese high-tech che crescano e si affermino a livello globale, creando nuovi mercati. È questa la maggiore criticità del Paese” spiega Verganti a We Wealth. Tuttavia, a detta del professore, la pandemia ha cambiato le carte in tavola e qualcosa potrebbe smuoversi su questo fronte.  “Dal punto di vista dell’innovazione, i momenti di cambiamento sono anche quelli in cui si aprono nuove opportunità” evidenzia Verganti. “In questo periodo di instabilità, in cui non mancano le misure a supporto delle imprese in termini di finanziamenti, si aprono nuovi spazi per le aziende high-tech” conclude il professore, sottolineando che la situazione attuale rappresenta per l’Italia un’occasione da cogliere per colmare questa carenza.

Virginia Bizzarri
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