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Il fintech si tinge del tricolore italiano

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

12 Dicembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il 16% degli italiani ha utilizzato servizi fintech nel 2017, soprattutto mobile payment, mobile wallet e strong authentication

  • Il 38% degli utenti delle banche è attivo da Pc, la percentuale di utenti attiva da Tablet o Smartphone è pari al 15%, ma la maggior parte degli istituti gestisce ancora allo sportello la clientela

Sempre più italiani stanno iniziando ad usare i servizi fintech. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo questi sono cresciuti del 12% ogni tre mesi

I servizi fintech piacciono sempre di più agli italiani. Da un’indagine condotta da Nelsen Italia con l’Osservatorio Fintech & Digital finance della School of management del politecnico di Milano, emerge infatti come il 16% degli italiani ha utilizzato almeno un servizio fintech nel corso del 2017, quota più che raddoppiata (34%) se si considerano soltanto i millennials. Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini (59%) di età compresa fra i 25 e i 34 anni (31%) o fra i 35 e i 44 anni (39%), laureti (43%) e residenti nel nord ovest (34%) o nelle regioni del centro e in Sardegna (26%). Il mobile payment – secondo la ricerca– è in questo momento il servizio più utilizzato tra gli utenti internet italiani. Il 15% del campione dichiara infatti di averne fatto uso nell’ultimo anno. Seguono i mobile wallet (8%), la strong authentication (8%), i transfert di denaro P2p (7%), il trading di criptovalute, i chabot e il crowdfunding (5%). All’ultimo posto troviamo, infine, il Robo advisoring (1%). I servizi più conosciuti sono invece i pagamenti in mobilità (45%) e il crowdfunding (39%).

“Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, l’utilizzo dei servizi Fintech è cresciuto in media del 12% ogni tre mesi – afferma Lorenzo Facchinotti, Analytics Consultant Manager di Nielsen. Un sempre maggior numero di italiani sta sperimentando un nuovo modo di gestire il proprio denaro. Un fenomeno simile era avvenuto oltre dieci anni fa con lo sviluppo dell’online banking. Oggi, tuttavia, l’adozione di queste nuove soluzioni è molto più rapida. In un’arena competitiva sempre più affollata, le possibilità di successo sono legate alla capacità dei player di consentire un accesso il più possibile semplice e rapido alle risorse economiche necessarie affinché il consumatore realizzi i suoi obiettivi di breve o medio-lungo termine”.

La banca del futuro

Le banche sono in cima alle preferenze per quanto riguarda la gestione dei risparmi (67%), i finanziamenti (57%) e i pagamenti in mobilità (47%). Se si sposta il focus sui millennials le banche perdono terreno: nel mobil payment, dove si fermano al 42% contro il 57% dei siti di eCommerce e il 52% dei supermercati, e nei finanziamenti (51%). C’è inoltre un aumento di  utenti che si rivolgono sempre più a società di consulenza (26% contro il 21% del campione totale) e produttori di smartphone (15% contro il 9% del totale degli intervistati) per la gestione dei propri risparmi. La banca del futuro, dunque, secondo gli intervistati dovrebbe avere servizi di base gratuiti (54%), essere veloce nel completare le operazioni e nel rispondere ai problemi (37%), e ci dovrebbe essere una persona per risolvere i casi più complessi (33%) e la possibilità di accedere ai servizi 24 ore su 24.

Le start-up fintech

Tra il 2014 e il 2017, 730 startup fintech hanno raccolto finanziamenti per 25,7 miliardi di dollari. Il 60% di queste nuove imprese offre servizi bancari, il 19% soluzioni per investimenti, il 5% si rivolge al settore assicurativo e il restante 16%, pur non essendo formato propriamente da startup finanziarie, offre servizi di supporto specifici per l’ambito finance.
Secondo il report, queste nuove imprese raccolgono sicuramente ingenti capitali, ma raramente riescono a conquistare grandi quote di mercato. A testimoniarlo è il fatto che le startup fintech, che ottengono più finanziamenti, sono quelle che operano in ambiti ancora non considerati dalle normative (+205%), quelle che basano la propria attività su un uso massiccio e attento dei big data (+192%) e quelle che sviluppano il proprio modello di business sfruttando appositi canali digitali (+85%). Le startup che presentano tutti questi fattori ottengono il 482% di finanziamenti aggiuntivi, mentre le nuove imprese che non presentano nessuna di queste variabili sono penalizzate da un -56% di finanziamenti raccolti.

Lo scontro con le Big Tech

Secondo i dati dell’Osservatorio Fintech & Digital finance le multinazionali del tech stanno iniziando a rosicchiare sempre più terreno alle società finanziarie. 51 società internazionali, operanti in settori diversi da quello finanziario, stanno infatti espandendo le proprie iniziative su segmenti delle attività finanziarie, offrendo una o più soluzioni sviluppate internamente (il 60%) o tramite partnership con banche e compagnie assicurative (24%) o con anche altre tipologie di attori, come società non finanziarie, startup Fintech, service provider (16%). Le soluzioni finanziarie offerte da queste imprese appartengono a quattro tipologie diverse: Il 56% sono di tipo Conglomerate (soluzioni dedicate sia a clienti già esistenti sia a potenziali nuovi clienti e non correlate al core business dell’azienda), il 31% sono horizontal, rivolte ai soli clienti esistenti e non legate all’attività principale aziendale, l’8% delle è concentric, dedicato sia ai vecchi sia ai nuovi clienti e collegate al core business dell’impresa, il 5% delle soluzioni finanziarie, infine, è complement, indirizzato prevalentemente ai clienti esistenti e correlato alle attività principali dell’attore non finanziario.

Giorgia Pacione Di Bello
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