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IA invece di AI: prendere le giuste decisioni di investimento

IA invece di AI: prendere le giuste decisioni di investimento

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

10 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I vantaggi dell’applicare il machine learning agli investimenti

  • Data scientist e gestori insieme per migliorare i rendimenti

  • I fondi gestiti dai computer rappresentano attualmente il 35% del mercato azionario statunitense

Sembra un gioco di parole, in realtà è una forte convinzione. Ecco l’originale soluzione ideata da T. Rowe Price per far dialogare specialisti di tecnologia e professionisti degli investimenti che, avendo formazione e competenze diverse, spesso sembrano non parlare la stessa lingua

L’uomo o il computer? È con questo dilemma che sempre più spesso il mondo della finanza, e in particolare il settore degli investimenti, si trova a fare i conti. Come utilizzare al meglio le nuove tecnologie disruptive? Cosa possano apportare artificial intelligence (AI)  e l’uso sfrenato di algoritmi ai professionisti degli investimenti per approfondire ed estendere la comprensione delle dinamiche del mercato e delle tendenze del settore

“Le persone, non i computer e gli algoritmi, sono al centro del nostro processo di investimento – afferma Robert Sharps, cio di T. Rowe Price – Crediamo che ci siano fattori cruciali nel successo di un’azienda che non possono essere catturati da numeri e fogli di calcolo, tuttavia il ruolo della tecnologia è fondamentale”.

È con questo spirito che due anni fa la società ha aperto il Technology development center di New York. Progettato per essere un acceleratore tecnologico per l’azienda, con particolare attenzione allo sviluppo di capacità specializzate nella data science, il centro è tuttavia molto più che la risorsa fintech di T. Rowe Price. “I membri del nostro team di New York lavorano a stretto contatto con la nostra divisione di investimento, cercando di sfruttare il potere della tecnologia per aiutarli nella ricerca e nel processo decisionale. I data scientist, gli sviluppatori di applicazioni e i data engineer nel centro di New York collaborano per fornire soluzioni end-to-end per la nostra attività. I tecnologi e i professionisti degli investimenti hanno competenze separate e talvolta sembrano parlare lingue diverse. Per questo motivo, abbiamo istituito un team speciale di Equity data insights (Edi) con competenze in entrambe le aree. Quest’ultimo è situato a Baltimora all’interno della divisione investimenti e aiuta ad analizzare le esigenze insoddisfatte dei nostri analisti e gestori e le traduce in progetti attuabili per il nostro team di New York”.

Intelligent augmentation (IA) piuttosto che artificial intelligence (AI)

L’obiettivo del lavoro combinato dei due team è aiutare i gestori e gli analisti degli investimenti ad assorbire più informazioni dai dati e ottenere migliori conoscenze nei loro settori. Come afferma il leader del Centro, Jordan Vinarub, l’obiettivo è “puntare sull’intelligent augmentation (IA) piuttosto che solo sull’artificial intelligence (AI). Per molti anni abbiamo abbracciato con entusiasmo il potenziale che la tecnologia ci offre per aiutarci a servire meglio i clienti e migliorare i risultati di investimento. Siamo particolarmente interessati a come le nuove tecnologie (machine learning, cloud computing, …) sviluppate dal Technology development center possano permettere ad analisti e gestori di portafoglio di arricchire la propria comprensione delle dinamiche di mercato e prendere decisioni di investimento migliori”.

La tecnologia come partner

I recenti progressi nel cloud computing, insieme alla disponibilità di nuovi enormi set di dati, hanno reso possibile l’applicazione del machine learning agli investimenti. “È proprio l’individuazione di pattern nascosti nei dati che fornirà nuovi importanti strumenti per gli analisti nei prossimi anni. Grazie infatti all’azione congiunta della divisione investimenti, del team Edi e del centro tecnologico, abbiamo potuto avere, ad esempio, una visione più approfondita di come i vari fondamentali di un’azienda – il tasso di crescita degli utili e i margini di profitto – si inseriscono nei multipli di valutazione del titolo, la possibilità di analizzare le tendenze dei consumatori a livello del singolo acquirente,  o ancora abbiamo analizzato enormi quantità di dati per tracciare gli indicatori chiave di performance (Kpi) di un’azienda”. Secondo The Economist, i fondi gestiti dai computer rappresentano attualmente il 35% del mercato azionario statunitense e il 60% della sua attività di trading. “Questa non sarà mai la nostra strategia, poiché riteniamo che le intuizioni e le conoscenze dei nostri professionisti degli investimenti siano l’unico modo per fornire rendimenti migliori dell’indice. Sono entusiasta di vedere come la tecnologia riesca a estendere e approfondire le nostre prospettive e non vedo l’ora di vedere quali nuovi vantaggi per gli investimenti riusciremo a trarre dagli sforzi dei nostri team EdI e di New York nei prossimi anni”, conclude Robert Sharps.

Maddalena Liccione
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