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Globalizzazione e tecnologia, gli effetti sui mercati

Globalizzazione e tecnologia, gli effetti sui mercati

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  • La globalizzazione colpisce i mercati finanziari, ma non ha impatti negativi sulla crescita

  • La tecnologia in un mondo globalizzato gioca un ruolo fondamentale sulla produttiva e sulla crescita

La globalizzazione è un processo in continuo cambiamento. Molto spesso si fa l’errore di pensare che un mondo globalizzato sia un modo dove la crescita viene sacrificata. Non è così. Nei primi mesi del 2018 le maggiori economie mondiali hanno, infatti, mostrato segni di crescita incoraggianti.

I rischi legati alle politiche sovraniste e il possibile cambiamento di percezione dei mercati verso le politiche della Bce (Banca centrale europea) o della Fed (Federal reserve system) non possono porre fine alla nuova globalizzazione. Questo quanto è emerso durante il convengo “Il nuovo ritmo della globalizzazione”, tenutosi presso il Salone del Risparmio l’11 aprile 2018.

Evolvendosila globalizzazione colpisce inevitabilmente anche i mercati finanziari, ma non sempre in modo negativo per la crescita. Luca Tobagi, investment strategist di Invesco, ha infatti precisato come a livello globale, nel 2018, la crescita sia stata molto solida e diffusa. Le 45 economie del mondo hanno registrato livelli positivi e 33 di queste hanno avuto una crescita in forte accelerazione. Dello stesso parere è John Greenwood, capo economia di Invesco, che ha ribadito: “La situazione attuale è positiva e questa espansione economica sarà la più grande mai registrata”.

 

La politica gioca un ruolo importante negli equilibri mondiali.

L’ascesa al potere di movimenti sovranisti, così come le nuove politiche dei dazi di Donald Trump avranno sicuramente ripercussioni sugli equilibri economici mondiali, ma l’impatto sarà molto limitato. Secondo Greenwood, per quanto riguarda le scelte di Trump, per esempio, anche se tutti i dazi saranno implementati, “l’effetto sul Pil americano sarà di una frazione molto limitata”. I recenti risultati politici, ricorda Giulio Tremonti, sono il risultato di mancanze economiche e dell’evoluzione digitale che non si è stati capace di governare. La globalizzazione, da parte sua, non è nulla di nuovo. La diversità che è stata percepita riguarda, solo, l’accelerazione che c’è stata da quando la Cina e l’India sono entrate a far parte dell’economia globale. “Tutto accelera in termini eccessivi”, afferma Tremonti e “sicuramente il processo poteva essere sviluppato in modo più saggio”, ma il fenomeno era inevitabile.

 

La tecnologia, in un mondo sempre più globale, gioca un ruolo fondamentale sulla produttività e sulla crescita.

Le guerre commerciali non potranno arrestare il cambiamento, così come Trump non riuscirà a riportare “a casa” tutte le sue attività produttive delocalizzate all’estero (obiettivo principale della riforma fiscale voluta dal presidente americano). “Le persone devono essere pronte al cambiamento perché se non si riesce, ci si sentirà esclusi, insoddisfatti e tagliati fuori”, afferma Greenwood. Dello stesso pare è Tremonti, secondo il quale dal momento in cui la globalizzazione ha preso, oltre che, una dimensione economica anche una ideologica, è nata la crisi. Questo ha fatto sì che la popolazione si dividesse in chi fosse in grado di capire e gestire l’innovazione e in chi ne fosse rimasto schiavo, sviluppando così la percezione di essere stato abbandonato.La tecnologia però, secondo Tremonti, ha portato all’erosione del risparmio. Com’è possibile? Prendiamo, ad esempio, il settore bancario. L’attività di banca è molto regolata e comporta innumerevoli costi quando si acquisiscono dei dati. Diventa dunque difficile competere con soggetti che non hanno regole (i big data) e costi di raccolta da sostenere.

Giorgia Pacione Di Bello
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