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Il futuro antico della blockchain: il rasoio di Occam

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le industrie dei servizi finanziari, della finanza e dell’arte hanno individuato più 100 modalità di utilizzo della blockchain

  • Gli investimenti di venture capital per le startup blockchain sono stati di un miliardo di dollari nel 2017

  • Tanto tempo e denaro spesi, e ancora quasi nessun risultato. Si tratta del resto di una tecnologia ancora nell’infanzia, la quale sta ora lottando per uscire dalla sua fase pionieristica: ci riuscirà?

  • Introdurre una nuova tecnologia ha senso solo se serve

A dieci anni dalla sua nascita, la blockchain stenta a diventare il “game changer” che molti si aspettavano. E nel momento critico del passaggio dalla fase di sviluppo alla crescita, è dal XIV secolo che arriva la scintilla per l’accensione del motore futuro?

Tutto ciò che non è necessario è inutile
BY William Ockham

Premessa

Cos’è il rasoio di Occam? È un principio filosofico che dice di escludere tutte le ipotesi non necessarie alla soluzione di un problema. Il suo formulatore, Guglielmo di Occam o William Ockham era un frate francescano vissuto nel XIV secolo.

Guglielmo di Occam

Blockchain: più di 100 utilizzi pratici e ancora nessun consolidamento?

Le industrie dei servizi finanziari, della finanza e dell’arte hanno individuato più 100 modalità di utilizzo della blockchain. Questi vanno dal catasto agli smart contract, alle app Kyc (know your costumer). I risultati di più ampia portata ad oggi si sono avuti nel maggior coordinamento fra le società in termini di standard dei dati e nello snellimento della catena degli intermediari. L’ultimo report di McKinsey in materia, parte da qui, per poi individuare le contraddizioni e le occasioni di sviluppo attuali della tecnologia dei blocchi.

Investimenti mastodontici

Segno del grande potenziale percepito dalla blockchain è la mole di investimenti che vi si sono riversati. Gli investimenti di venture capital per le startup blockchain sono stati di un miliardo di dollari nel 2017. Ibm per esempio ha investito più di 200 milioni in una soluzione di condivisione dei dati basata su bc per l’internet delle cose. Google dal canto suo lavora alla tecnologia dei blocchi dal 2016. L’industria finanziaria infine, spende circa 1 miliardo e 700 milioni di dollari ogni anno in sperimentazione.

Questo enorme potenziale sembra però non trasformarsi mai in atto: stanno emergendo dei dubbi. Tanto tempo e denaro spesi, e ancora quasi nessun risultato. Tante idee restano ancora tali, altri progetti sono in fase di sviluppo, senza risultati. La scalabilità della blockchain è ancora lontana. Si tratta nei fatti di una tecnologia ancora nell’infanzia, la quale sta lottando per uscire dalla sua fase pionieristica. È qui che si annida il motivo dell’attuale cautela dell’industria, per la prima volta realmente dubbiosa. C’è allora un futuro?

Leo Villareal, Star Ceiling, Armory Booth 2, Rendering 1. Armory Show, NYC

Tre principi chiave: utilità, pragmatismo

Innanzitutto, deve esserci una criticità da risolvere, altrimenti non avrebbe senso l’introduzione forzata di nuove tecnologie. Si applica quindi il principio del rasoio di Occam: la blockchain dev’essere la soluzione più semplice alla portata.

Il Roi

Bisogna avere bene in mente il Roi obiettivo. Le imprese devono identificare con chiarezza il razionale del proprio investimento, coerentemente con la propria posizione di mercato, la loro capacità di influenzare l’ecosistema, stabilire standard, indirizzare la regolamentazione. Adottare insomma un vero approccio strategico.

Il networking

Il valore della blockchain sta nei suoi effetti di rete, quindi gli stakeholders devono essere allineati. Devono esservi accordi di governance riguardo a partecipazione, proprietà, manutenzione, compliance, standard dei dati. E infine, devono esserci solidi e tempestivi accordi finanziari in mondo da non andare in debito d’ossigeno durante il lancio del prodotto.

Un protocollo comune

Le società devono accettare un accordo di mandato e impegnarsi in un percorso di adozione. Una volta che una modalità di utilizzo è stata selezionata, le imprese devono valutare la loro capacità di conseguirla. Un adeguato supporto economico e tecnologico è essenziale. Se si superano questi ostacoli, la fase successiva è quella di avviare il processo di disegno e di mettere insieme elementi come hardware e piattaforma blockchain di base. Bisogna poi stabilire gli obiettivi di performance in termini di volume delle transazioni e velocità. Contestualmente, l’azienda andrà organizzata creando gruppi di lavoro e protocolli di comunicazione per supportarne sviluppo, configurazione, produzione, marketing, scala.

Mario Merz, Fibonacci

In conclusione

Concettualmente (e questo nessuno lo mette in dubbio) la blockchain ha il potenziale per rivoluzionare i processi di business tanto nelle industrie quanto nei servizi:

Tuttavia la tecnologia non ha ancora registrato un’applicazione su larga scala, e sta affrontando sfide strutturali, incluso il dilemma dell’innovatore. Alcune industrie stanno impazientemente ridimensionando le loro aspettative, e gli analisti di McKinsey che hanno redatto il report si aspettano che queste “dosi di realismo” continuino.

Le imprese intenzionate a portarsi avanti con la blockchain dovrebbero farlo strategicamente. Ossia valutando con franchezza i suoi vantaggi rispetto a soluzioni più convenzionali, non temendo di adottare approcci fortemente commerciali. Il che significa anche abbandonare rapidamente applicazioni che non mostrino valore incrementale. In molti settori industriali, la necessaria collaborazione fra le imprese può concretizzarsi nell’ambito degli ecosistemi già esistenti: quelli del commercio digitale. Se saranno in grado di farlo, ed essere pazienti, la blockchain può ancora essere la giusta riposta di Occam.

Teresa Scarale
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