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La potenza del fintech secondo Robeco

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

07 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Poter contare su una partnership con istituzioni finanziarie di grandi dimensioni è quindi un passo necessario per la sopravvivenza sul lungo termine

  • Il portafoglio Robeco è costituito da un mix di tre categorie: sfidanti, vincitori e facilitatori

  • I tassi d’interesse in aumento sono generalmente positivi per le banche e le compagnie di assicurazione, quindi la clientela dei facilitatori potrebbe aumentare la domanda di software

  • Le prospettive di crescita sono buone (15%-16% a livello di portafoglio), con valutazioni considerate adeguate (PE del 7%-8% per il 2019)

La vera disruption del fintech è forse il fatto che imprese concorrenti collaborino per fare sistema. Parte di qui la chiacchierata fatta con i gestori del fondo Global Fintech Equities di Robeco, fra sfidanti, facilitatori e tech emerging

Dieci anni fa, con un nugolo di “attacker”, veniva alla luce il fintech. Oggi che lo shock è alle spalle, il settore si sta disegnando con chiarezza. E le incumbent stanno facendo sentire l’unghia del leone. La pensano così anche Jeroen van Oerle e Patrick Lemmens del fondo Global Fintech Equities di Robeco, intervistati da We Wealth.

L’intervista

Secondo un recente report McKinsey siamo ora nella fase della “rivincita” delle incumbent della finanza nei confronti delle “attacker”, le nuove imprese fortemente innovative del fintech. Robeco è d’accordo? Nel vostro portafoglio sono presenti più imprese di nuova generazione o tradizionali?

La “rivincita” è in qualche modo ispirata alla storia della disruption che spesso è associata al fintech. Quello che notiamo nella pratica, invece, è che molto più spesso le società collaborano tra di loro. Le istituzioni finanziarie hanno bisogno delle società fintech per avere accesso alle ultime innovazioni tecnologiche, che non sono più in grado di sviluppare internamente. Dall’altro lato, le società fintech dipendono dalle istituzioni finanziarie per raggiungere la propria potenziale clientela e per ottenere i capitali necessari a finanziare la propria attività. Poter contare su una partnership con istituzioni finanziarie di grandi dimensioni è quindi un passo necessario per la sopravvivenza sul lungo termine.

Il binomio disruption – rivincita deriva da un ridotto numero di grandi istituzioni finanziarie che dispongono di risorse IT interne in grado di reagire, o da società fintech che, grazie al rapido aumento del numero di clienti, sono cresciute così tanto da non aver più bisogno di collaborare con altre realtà. Questi casi sono tuttavia, a nostro avviso, l’eccezione e non la regola. Il nostro portafoglio è costituito da un mix di tre categorie: sfidanti, vincitori e facilitatori. I vincitori e i facilitatori sono spesso società più consolidate, mentre gli sfidanti cercano di diventare i vincitori di domani. Per motivi di rischio/rendimento ottimizziamo il portafoglio bilanciando il peso di ciascuna di queste categorie, anche se in questo momento la quota del portafoglio allocata sugli sfidanti è più ristretta a causa della volatilità.

In che modo crede che le prospettive di “quasi recessione” o di “fine ciclo” influenzeranno l’ambiente degli investimenti in fintech?

Consideriamo limitate le probabilità di una recessione, ma abbiamo ridotto lievemente la nostra esposizione ai consumer negli ultimi mesi. I tassi d’interesse in aumento sono generalmente positivi per le banche e le compagnie di assicurazione, quindi la clientela dei nostri facilitatori potrebbe aumentare la domanda di software. La sostituzione dell’infrastruttura di banche e assicurazioni è tuttora assolutamente necessaria.

Infine, se vuole, gradisce esprimere la sua personale opinione in merito alle prospettive di questo settore?

Il fintech ha più di un asso nella manica. I fattori trainanti sono diversi e crediamo che questo tema possa generare risultati superiori su un orizzonte temporale da 3 a 5 anni. Le prospettive di crescita sono buone (15%-16% a livello di portafoglio) e le valutazioni sono adeguate (PE del 7%-8% per il 2019). Prevediamo che le attività di M&A continueranno nel 2019, soprattutto in settori come quello dei pagamenti, in cui le dimensioni sono molto importanti. Il calo delle valutazioni nell’ultimo trimestre del 2018 ha ispirato una nuova ondata di fusioni e acquisizioni, dovute sia ad un’attività strategica che all’interesse del private equity.

A più lungo termine, riteniamo particolarmente interessante l’Asia, dove riteniamo che nei prossimi anni si verificherà la maggiore crescita del settore fintech. Le ragioni principali sono dovute alla maggior apertura all’innovazione da parte dei governi, all’elevato livello di penetrazione degli smartphone e alla buona copertura Internet. Alcuni paesi hanno anche una popolazione giovane, il che aumenta la velocità di adozione delle nuove tecnologie. Infine, c’è una mancanza di infrastrutture legacy, per cui la maggior parte dei paesi emergenti passano immediatamente all’ultima versione disponibile, quella mobile.

Jeroen van Oerle e Patrick Lemmens, gestori del fondo Robeco Global Fintech Equities
Teresa Scarale
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