PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Fintech, la nuova sfida di banche e finanza

Fintech, la nuova sfida di banche e finanza

Salva
Salva
Condividi
Francesca Conti
Francesca Conti

14 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Il 69% delle banche retail riconosce che la disruption tecnologica ha già avuto un impatto significativo sul proprio business

  • Il 70% delle società fintech intervistate si considera molto attivo nei confronti della rivoluzione digitale

  • Il sondaggio di Dla Piper ha coinvolto banche retail e d’investimento, società fintech, venture capitalist, asset manager, assicurazioni, gestori, istituzioni finanziarie e regolatori

La rivoluzione fintech è alle porte. Per sopravvivere, banche e servizi finanziari dovranno stare al passo delle società che si occupano direttamente di tecnologia. Il report di Dla Piper

Banche, servizi finanziari e fintech: un rapporto destinato a consolidarsi nel tempo. Secondo un sondaggio contenuto nel report Digital Transformation in Financial Services, della società Dla Piper, nel mondo della finanza e del settore bancario è in corso una rivoluzione. I suoi protagonisti si ritrovano sempre più spesso a confrontarsi con questioni quali le partnership tra banche tradizionali e società di fintech, il ruolo del digitale negli investimenti, la regolamentazione, le criptovalute e la sicurezza informatica.

Il report è basato su un’indagine condotta tramite interviste con organizzazioni di tutto il mondo del panorama dei servizi finanziari, comprese le principali banche retail, le banche d’investimento, società fintech, venture capitalist, asset manager, assicurazioni, gestori di fondi, istituzioni finanziarie e regolatori.

L’evoluzione della disruption

Il fintech sta cambiando radicalmente il tradizionale sistema dei servizi finanziari. Banche e istituzioni finanziarie stanno modificando rapidamente i propri sistemi, spinti dalla necessità di fare innovazione. Il 36% delle banche retail coinvolte nella survey di Dla Piper ha dichiarato di essersi impegnato, in questo senso, in misura significativa e il 69% riconosce che la disruption tecnologica ha già avuto un impatto significativo. Al contrario, il 70% delle società fintech intervistate si considera molto attivo in questo cambiamento, sottolineando l’impatto positivo della comunità composta dagli attori del fintech come forza trainante del cambiamento nel settore. Nei prossimi anni, banche, istituzioni finanziarie e società fintech continueranno a lavorare insieme per creare valore aggiunto.

Collaborazione e investimenti

Tra banche, istituzioni finanziarie e società che si occupano di fintech, la relazione è sempre più stretta. Secondo il sondaggio di Dla Piper, il 30% degli istituti di credito e delle società intervistate afferma di essere state coinvolte o “molto impegnate” nel settore negli ultimi due anni. Il 55% pianifica invece di esserlo nei prossimi due anni. I motivi che spingono verso questo settore sono molteplici e comprendono l’accesso a una gamma di tecnologie innovative, nuovi modelli di business, comportamenti dirompenti e idee che per essere sviluppate richiedono capacità e culture che spesso non si possono sviluppare internamente.

Le aree di interesse chiave per l’utilizzo del fintech sono i pagamenti, le applicazioni mobile le assicurazioni. Oltre un quarto delle aziende di servizi finanziari (29%) intende impegnarsi nel fintech attraverso partnership, collaborazioni o joint venture. Un ulteriore 19% prevede di investire in fintech, direttamente o tramite il proprio ramo di venture capital aziendale.

Settore dei pagamenti e crypto

L’ostacolo principale alla diffusione del fintech nel settore dei pagamenti? La scarsa fiducia dei clienti delle banche. La sfiducia aumenta se si parla di criptovalute. Ma per le monete digitali gli ostacoli sono anche i problemi di sicurezza (21%) e la mancanza di regolamentazione (13%). L’aumento dell’adozione generalizzata di registri distribuiti e della blockchain per facilitare lo scambio di criptovalute si riflette nei risultati dell’indagine: il 31% degli intervistati si aspetta che le banche centrali aggiungeranno le criptovalute ai loro bilanci nel prossimi cinque anni, mentre il 18% si aspetta che queste creino delle proprie monete virtuali. Il 17% dei gestori patrimoniali ha o sta pensando di sviluppare una strategia per svilippare una propria criptovaluta o cripto-attività.

Il 14 giugno sul tema é intervenuto anche il presidente della Cobsob Paolo Savona: “La diffusione delle criptovalute – ha spiegato l’economista – é un’altra esperienza dalla quale trarre insegnamento per proteggere il risparmio. L’ideale sarebbe che l’uso di questo strumento, per ora paramonetario se non proprio finanziario, diventi monopolio pubblico, come accaduto per la moneta di base. Alcuni stati si stanno muovendo in questa direzione, ma l’iniziativa privata mostra di essere più pronta a cogliere l’innovazione e a porre il suo domino su di essa. Se così accadesse il sistema monetario attuale verrebbe sconvolto, il sistema finanziario coinvolto e diverrebbe problematico il controllo della quantità di moneta e, ancora più la sua riconduzione nell’alveo pubblico”.

Cybersecurity: un problema da risolvere

La sezione finale del report mostra come la sicurezza informatica sia ancora vista come una delle minacce più importanti e presenti all’interno del settore. Poco più di otto intervistati su dieci (82%) sono preoccupati per i danni di un possibile attacco informatico e le conseguenze negative sulle loro società. Le banche, in particolare, sono seriamente preoccupate dalle minacce informatiche e ritengono significativo adottare misure di sicurezza adeguate per stare al passo con la velocità e la sofisticazione degli attacchi cyber.

Francesca Conti
Francesca Conti
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Digital TransformationBanche