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Fintech italiano, parte la “sandbox” sperimentale

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Aldo Bisioli
Aldo Bisioli

04 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Scopo della sandbox tricolore è aprire il campo anche a operatori di piccolo calibro ma di grandi idee, finora esclusi dal mercato. È nato, intanto, un comitato fintech, istituito presso il ministero dell’Economia e delle finanze

A quasi tutti ormai, almeno nel settore finanziario e assicurativo, suonano familiari termini come “fintech”, “bitcoin” o “blockchain”: si tratta della rivoluzione digitale che sta investendo l’economia, principalmente nel settore finanziario e assicurativo. Una frontiera dell’innovazione dove il nostro Paese non spicca per spirito pionieristico, ma che potrebbe registrare, almeno nel medio termine, un’inversione di tendenza, impressa, questa volta, dal legislatore italiano.

“Sperimentazione relativa alle attività di tecno-finanza”: questo è infatti il compito assegnato al ministro dell’Economia e delle finanze a opera del cosiddetto “Decreto Crescita”, da poco convertito in legge. Già in altri paesi, il Regno Unito ad esempio, è stato adottato uno spazio di sperimentazione – munito di adeguate protezioni e con un’apposita semplificazione regolamentare – volto a stimolare lo sviluppo (in uno spazio protetto e controllato) di nuove soluzioni tecnologiche in ambito finanziario e assicurativo, sviluppate anche, se non soprattutto, da operatori di dimensioni contenute (da qui il nome di “sandbox”, lo spazio di gioco con la sabbia riservato ai bambini e provvisto di cornici protettive).

L’Italia si allinea dunque alla best practice europea, con l’esplicito intento di promuovere e sostenere l’imprenditoria domestica. Oltre al compito, la legge fissa pure l’obiettivo: “perseguimento, mediante nuove tecnologie quali l’intelligenza artificiale e i registri distribuiti (leggasi blockchain), dell’innovazione di servizi e di prodotti nei settori finanziario, creditizio, assicurativo e dei mercati regolamentati”. Buoni propositi che si dovranno tradurre in uno o più regolamenti, da adottare entro il 27 dicembre 2019, coinvolgendo Banca d’Italia, Consob e Ivass.

Non va sottaciuto che in Italia esistono dei player consolidati, ad esempio in ambito assicurativo, che si sono già portati avanti in questa direzione. Lo scopo della sandbox tricolore è però quello di aprire il campo anche a operatori di piccolo calibro ma (si spera) di grandi idee, finora esclusi dal mercato per carenza di mezzi finanziari o di adeguati apparati burocratico-amministrativi.

Non si tratterà peraltro di uno spazio sconfinato, dal momento che il principio di proporzionalità, di matrice comunitaria, dovrà connotare l’intera iniziativa; in concreto, ciò significa che la sperimentazione, della durata massima di 18 mesi, dovrà comportare requisiti patrimoniali ridotti (così da abbassare le barriere all’ingresso per i piccoli operatori), adempimenti semplificati e proporzionati alle attività che si intendono svolgere, tempi inferiori delle procedure autorizzative e una precisa definizione dei perimetri di operatività.

Non solo: nasce anche un comitato fintech, istituito presso il ministero dell’Economia e delle finanze e composto –  oltre che dal relativo ministro – da quella dello Sviluppo economico e da quello per gli Affari europei, da Banca d’Italia, Consob, Ivass, Antitrust, Garante della privacy, Agenzia per l’Italia digitale e Agenzia delle entrate.

Il compito in questo caso è quello di definire le linee strategiche dello sviluppo fintech italiano, anche in cooperazione con soggetti esteri, traducendole in proposte normative e agevolando il contatto degli operatori del settore con le istituzioni e le autorità. Proprio tale contatto, probabilmente, sarà cruciale per il successo della sandbox italiana: poter sottoporre problematiche concrete e ottenere (rapidamente) risposte chiare e affidabili.

Aldo Bisioli
Aldo Bisioli
Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1997 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 2003. È iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano dal 1992. Revisore contabile dal 1999, ora Revisore Legale. Specializzato in fiscalità d’impresa.
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