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Fintech al femminile, la strada per uscire dalla crisi è rosa

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

05 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dal 2014 le fintech fondate o co-fondate da donne sono cresciute a un ritmo superiore rispetto a quelle fondate dagli uomini, raggiungendo quota 369 nel 2019

  • I gender bias emergono fin dalle prime fasi di raccolta: i venture capitalist spesso interrogano gli imprenditori sul potenziale di guadagno e le imprenditrici sul potenziale di perdita

  • Nei momenti critici, le donne fondatrici godono di una maggiore resilienza, anche a causa delle difficoltà che affrontano nell’accesso ai fondi

Secondo Deloitte, negli ultimi cinque anni i finanziamenti destinati alle fintech fondate da donne hanno registrato un tasso di crescita annuale del 58,9%, quasi il doppio rispetto agli uomini, ma hanno raccolto il 50% di capitale in meno. Eppure, dalle ceneri della pandemia potrebbero risorgere come fenici

L’ecosistema globale delle fintech è ancora dominato dagli uomini: le fondatrici rappresentano solo il 7% del totale e, sulla base di stime preliminari, nei primi sei mesi del 2020 hanno raccolto 875 milioni di dollari di finanziamenti contro i 12 miliardi degli uomini. Ma, come le arabe fenici, dalle ceneri della pandemia potrebbero risorgere e raccogliere l’opportunità di costruire un nuovo futuro all’insegna dell’uguaglianza di genere.

Secondo l’analisi Achieving gender equity in the fintech community di Deloitte che ha coinvolto 3.017 startup fintech a livello mondiale, negli ultimi dieci anni l’industria ha registrato progressi lenti ma costanti. Le fintech fondate o co-fondate da donne sono cresciute a un ritmo leggermente superiore rispetto a quelle fondate dagli uomini, raggiungendo quota 369 nel 2019. Una crescita moltiplicata per otto (sette per la controparte maschile), ma che – considerando che le fintech fondate da uomini sono 2.648 – permette loro di conquistare ancora solo il 12,2% della torta totale.

Fintech al femminile, la strada per uscire dalla crisi è rosa
Fonte: Deloitte center for financial services' analysis of venture scanner data

Intanto, l’ago dei finanziamenti inizia a indicare numeri incoraggianti. Dal 2014 al 2019 i fondi destinati alle startup fondate da donne hanno registrato un tasso di crescita annuale del 58,9%, mentre per gli uomini si parla del 29,1%. Solo lo scorso anno, infatti, le startup fondate o co-fondate da donne hanno raccolto un totale di 5,1 miliardi di dollari di finanziamenti, quasi il 60% del totale raccolto dal 2009. Di questi, 540 milioni sono stati investiti in startup fondate solo da donne, contro gli 85 milioni del 2015.

A incidere sul progresso delle donne nel settore, spiega lo studio, è una maggiore attenzione all’equità di genere, ma anche la crescita del numero di donne che fanno il loro ingresso nei settori della finanza e della tecnologia e delle professioniste che assumono ruoli decisionali nelle società di venture capital. Analizzando 36 società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio con l’obiettivo di investire in startup fondate da donne è emerso che le imprese fondate o co-fondate da donne hanno attratto il 40% degli investimenti e, tra queste, il 27% sono state fondate da sole donne.

Eppure, nonostante i sensibili progressi, un confronto sul finanziamento medio negli ultimi cinque anni rivela che le startup fintech fondate da donne hanno raccolto il 50% di capitale in meno rispetto a quelle fondate da soli uomini, una percentuale che scende al 3% se si considerano quelle che vantano team costituiti sia da uomini che da donne. Questo perché, spiegano i ricercatori tenendo conto di un’analisi dell’Harvard business review sul venture capital, gli investitori spesso prendono decisioni in base al genere. Dopo aver ascoltato presentazioni identiche da parte di imprenditori e imprenditrici, i venture capitalist tendono a prediligere quelle della controparte maschile. Inoltre, spesso pongono domande diverse, interrogando gli uomini sul potenziale di guadagno e le donne sul potenziale di perdita, indipendentemente se loro stessi siano donne o uomini. Tra l’altro, sebbene le donne venture capitalist risultino essere più propense a investire in società fondate o co-fondate da donne, attualmente solo il 12% dei responsabili decisionali nelle società di venture capital e degli angel sono donne.

La pandemia motore della crescita

Il divario di genere emerge ancor più chiaramente nei periodi di incertezza, ma in senso positivo. Nei momenti critici, le donne fondatrici godono di una maggiore resilienza e sono in grado di generare maggiori ritorni sugli investimenti, “forse anche a causa delle difficoltà che affrontano nell’accesso ai fondi”, si legge nello studio. “La pandemia – commenta Carole K. Crawford, cfa, managing partner di fincap360 e presidente del comitato 100WFinTech – può essere un’opportunità di cambiamento e un catalizzatore della crescita per le donne nel fintech”. Le fondatrici delle fintech, spiega, si sono distinte durante questa crisi, in parte per la loro capacità di gestire l’incertezza ma anche di collaborare con gli altri operatori del settore e soddisfare le rinnovate esigenze della clientela. In questo contesto, aggiunge, le “reti peer-to-peer, in cui le fondatrici condividono idee, esplorano opportunità di business e, soprattutto, si motivano e si ispirano a vicenda, potrebbero accelerare il cammino verso il cambiamento”.

Un cambiamento, tuttavia, che non è ancora avvenuto. Nei primi sei mesi dell’anno, 20 startup fondate e co-fondate da donne hanno raccolto 875 milioni di dollari di finanziamenti contro i 3,5 miliardi di dollari registrati nello stesso periodo dello scorso anno (per 56 società). Al contempo, 243 startup fondate da uomini hanno raccolto circa 12 miliardi di dollari, in calo di cinque miliardi rispetto al 2019.

Rita Annunziata
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