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Il fintech per l’emergenza (e la parità di genere)

Il fintech per l’emergenza (e la parità di genere)

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

05 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La diffusione del covid-19 mostra i propri effetti anche sul mercato fintech. Ma si tratta di una battuta d’arresto temporanea. Cresce intanto il numero di utenti che usufruiscono dei servizi digitali

  • Il 26,7% delle fintech italiane sostiene che nel prossimo futuro i propri servizi conosceranno un maggior utilizzo a sostegno dell’economia reale

  • La digitalizzazione diventa la chiave per favorire pagamenti contactless e supportare le imprese nel contesto dell’emergenza sanitaria. Ma anche per sostenere lo sviluppo dell’uguaglianza di genere attraverso lo smart working

I servizi proposti dalle startup tecnologiche che operano nel settore finanziario potrebbero contribuire a sostenere l’attività economica in questa fase delicatissima. La digitalizzazione, inoltre, favorisce un progresso sul fronte della diversity. Lo racconta a We Wealth Elena Lavezzi, head of Southern Europe di Revolut

L’emergenza epidemiologica legata al covid-19 ha mostrato fin da subito i propri effetti sul tessuto sociale ed economico mondiale, costringendo la popolazione e le imprese ad adattare la propria quotidianità alle misure per contenere il contagio. Dalle nuove abitudini di spesa allo smart working, il fintech ha assunto le sembianze di una fenice, preparandosi a rinascere dalle proprie stesse difficoltà e a tendere la mano a consumatori e aziende per aiutarle a risollevarsi.

Secondo uno studio di ItaliaFintech, l’associazione che riunisce le principali fintech innovative nazionali e internazionali attive in Italia, circa il 50% delle imprese associate prevede che l’emergenza sanitaria avrà dei risvolti negativi sugli incassi. Eppure, il 26,7% sostiene che nel prossimo futuro i propri servizi conosceranno un maggior utilizzo a sostegno dell’economia reale.

A fare un punto sul tema è Elena Lavezzi, head of southern Europe di Revolut, la “neobanca” londinese che attualmente conta oltre 10 milioni di utenti nel mondo, 400mila in Italia. Dopo una laurea in economia aziendale e un master in marketing all’Escp Europe, tra Londra e Parigi, Lavezzi ha assunto posizioni di rilievo in Uber per quattro anni per poi passare in Circle, azienda leader nel mondo delle criptovalute. Tutte realtà tecnologiche agli albori, poi fiorite sul mercato.

“Le fintech potrebbero supportare l’emergenza sanitaria mettendo a disposizione la propria tecnologia – spiega Lavezzi –. Noi, ad esempio, abbiamo lanciato una raccolta fondi in collaborazione con la Fondazione Humanitas, ma ci sono anche altre modalità attraverso cui la tecnologia può essere utile: basti pensare ai pagamenti contactless, che permettono di non toccare più il denaro e di fare operazioni online in massima sicurezza”.

Dall’invio del cash in maniera istantanea alla divisione del conto della consegna a domicilio tra coinquilini, anche durante la quarantena le nuove tecnologie diventano così un modo per semplificare alcuni aspetti della nuova quotidianità che gli individui si trovano a fronteggiare. Secondo i dati raccolti da Finanso.se, solo il mercato dei pagamenti digitali entro la fine del 2020 potrebbe raggiungere un valore transato pari a 802 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annua del 9,9%.

“Molte aziende fintech offrono dei servizi per facilitare la gestione del denaro o gli investimenti, ma ci sono anche altre industrie che trarranno beneficio da questo periodo, come il settore dell’insurtech”, continua la Lavezzi che conclude: “Per noi è un po’ presto per quantificare l’impatto reale, economico e sociale che l’emergenza avrà sul nostro settore. Ma sicuramente tutto questo porterà a un’accelerazione verso il digitale”.

In un momento di crisi sanitaria come quella che stiamo vivendo, inoltre, la digitalizzazione potrebbe diventare la chiave non solo per contribuire a risollevare l’economia, ma anche per favorire parallelamente qualche progresso sul fronte della parità di genere. Come emerge da un’analisi di Fast company, infatti, il boom del lavoro flessibile e da remoto garantirebbe alle donne una maggiore flessibilità, permettendo loro di proseguire il proprio percorso di carriera, senza rinunciare alla cura dei propri figli e all’impegno in famiglia.

Secondo Lavezzi, sebbene il settore delle startup internazionali sia più aperto di altri a valorizzare la diversità, le aziende fintech continuano a riscontrare alcune difficoltà nella capacità di attrarre i talenti femminili. “Si pensa che la finanza e la tecnologia siano industrie rivolte a un pubblico prettamente maschile – spiega –. Sta alle aziende mostrare la propria diversity durante il processo di selezione, facendo incontrare tante persone con sesso, background e seniority diverse, presentando la propria storia e la propria cultura aziendale, per far comprendere che all’interno delle loro realtà c’è spazio per un percorso di crescita”. In Revolut, in particolare, è stato costituito un intero team dedicato alla diversità di genere e all’inclusione. “Per noi la diversity è importante a 360°, non solo nell’accezione di uomo e di donna – continua la Lavezzi –. In tutto il mondo siamo ormai 2.200 persone, sparse in 20 città. Questo dà un’idea di quanto possiamo essere diversi tra noi!”.

Secondo un recente studio diBank of America, una completa uguaglianza di genere potrebbe generare un aumento del Pil mondiale del 31% entro il 2025. In particolare, le attività finanziarie gestite dalle donne stanno aumentando 1,5 volte più velocemente rispetto a quelle gestite dagli uomini e potrebbero raggiungere nei prossimi cinque anni un valore prossimo a 110mila miliardi di dollari.

Rita Annunziata
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