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Facebook & Co non hanno paura delle banche

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

22 Maggio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Le fintech sono le alleate naturali degli istituti finanziari. Non sono infatti poche le società tecnologiche italiane che collaborano a stretto contatto con le banche e gli forniscono servizi tecnologici

  • Tra cinque anni l’universo finanziario potrebbe subire uno scossone. Le criptovalute giocheranno infatti un ruolo importante sia per le banche sia per le big tech

L’innovazione tecnologica è un dato di fatto. Meno scontata è la preparazione tecnologica degli istituti finanziari. Le fintech gli stanno dando una mano, nell’innovazione, ma le big tech rimangono sempre in vantaggio, soprattutto per i più giovani

Fintech e big tech sono un pericolo per gli istituti di credito? Per Frederik Geertman, vice direttore generale e chief commercial officer di Ubi Banca la risposta è no. Le banche sarebbero ben equipaggiate per rispondere all’avanzata delle società innovative e dei Facebook di turno nel settore finanziario. Durante la conferenza “PSD2: uno sguardo al futuro” organizzata da Ubi Banca, Geertaman ha infatti sottolineato come in Italia ci siano 299 fintech, e pochi servizi competitor delle banche. Questo perché molte realtà fintech lavorano a stretto contatto con gli istituti di credito, sviluppando nuove app e progetti tecnologici al loro interno. Questo fa delle fintech le alleate naturali  dei colossi bancari che non sempre hanno al loro interno le capacità per innovarsi.

Le big tech, secondo Geertman, non sono un pericolo a causa dei loro diversi gap in materia di gestione e protezione dei dati. E inoltre “il mondo bancario negli ultimi anni si è evoluto dal lato tecnologico (anche grazie alle fintech) e dunque il dislivello si sta riducendo” conclude Geertaman. Nonostante queste evidenze resta il fatto che più del 50% dei Millenials ha confidenza con colossi digitali come Facebook, Amazon & Co e non avrebbe nessun tipo di problema a farsi gestire i soldi da questi big tecnologici. E forse, le preferenze dei Millenials non dovrebbero essere così sottovalutate, visto che tra cinque anni l’universo finanziario potrebbe rivoluzionarsi totalmente, grazie all’entrata  delle criptovalute.

SecondoNicolò Romani, Responsabile digital innovation di Sia, è probabile che nei prossimi cinque anni le valute digitali possano acquisire un ruolo rilevante nel settore dei pagamenti a livello mondiale. In questo scenario, per Romani, le big-tech non si pongono in competizione con le banche, ma solo perché stanno giocando una partita ben più sfidante, ovvero procedere in totale autonomia rispetto al settore bancario. Facebook, ad esempio, vuole lanciare una sua “moneta di scambio”, il cosiddetto “FacebookCoin” utilizzabile a livello globale e “collateralizzata” con asset finanziari superiori al miliardo di dollari. Attualmente le iniziative in corso seguono due direzioni opposte: da una parte assistiamo al tentativo di simulare una sorta di moneta mondiale utilizzabile nella Digital Economy che sarebbe di difficile supervisione da parte dei  regolatori nazionali ed europei, dall’altra vi sono iniziative ispirate all’Mmt (“Modern money theory”) che punta sul diritto di uno stato ad emettere moneta in modo incondizionato e illimitato. Ed è proprio in questo dualismo che i colossi tecnologici si stanno inserendo cercando di trovare un loro spazio. Su un piano diverso, del tutto compliant ai requisiti regolamentari, si evidenziano importanti iniziative da parte di grandi banche come JP Morgan – con l’Jpm Coin – e delle banche centrali che stanno conducendo alcune sperimentazioni – come quella in corso tra la Banca centrale del Canada e quella di Singapore – e hanno avviato un processo di regolamentazione dell’intera materia. Dopo l’hype degli anni passati sul Bitcoin e i continui moniti sulla rischiosità da parte delle varie istituzioni, si sta ora procedendo verso una regolamentazione delle crypto attività. E’ stata fatta una chiara classificazione della Token Economics stabilendo le prime regole da seguire. Sia sta attualmente lavorando proprio alla costruzione di un’infrastruttura blockchain europea per arrivare preparata, quando tutto sarà pienamente regolamentato, al futuro cripto.

Giorgia Pacione Di Bello
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