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Digitale ai tempi del covid: l’Italia tech scavalca Uk e Francia

Digitale ai tempi del covid: l’Italia tech scavalca Uk e Francia

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

13 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 44% degli italiani preferisce un mix tra canale fisico e digitale, mentre solo il 28% desidera una relazione unicamente digitale e il 18% una relazione personale in una location fisica

  • Andrea Poggi: “per declinare meglio le potenzialità e il valore che l’innovazione ci può fornire, è necessario leggerla attraverso una nuova prospettiva, che metta l’uomo al centro in tutte le sue dimensioni”

L’87% degli italiani dichiara di sentirsi a proprio agio nell’utilizzare le tecnologie digitali, un dato che scavalca Regno Unito e Francia di dieci punti percentuali. Uno studio di Deloitte fa luce sul futuro dell’innovazione

Nel corso dell’ultimo anno le sfide legate all’emergenza pandemica hanno indotto gran parte degli italiani a modificare i propri comportamenti, sperimentando soluzioni digitali innovative: durante il lockdown, ad esempio, il 32% dei cittadini ha scoperto l’e-banking e il 34% ha fatto ricorso all’e-commerce per l’acquisto di beni non di prima necessità. Ma se da un lato il cambio di prospettiva ha garantito per certi versi una migliore gestione della crisi, secondo Andrea Poggi, innovation leader di Deloitte North South Europe, oggi è “necessario un approccio più consapevole”, che accantoni i trend e le performance tecnologiche a favore di una visione antropocentrica che metta “l’uomo al centro in tutte le sue dimensioni”.

Secondo uno studio dell’azienda di consulenza e revisione presentato in occasione dell’Innovation Summit 2020 e condotto su un campione di oltre 6mila cittadini europei tra cui i rappresentanti e i manager di circa 20 imprese attive in diversi settori industriali, l’87% degli italiani rivela di sentirsi a proprio agio nell’utilizzare le tecnologie digitali, un dato che scavalca Regno Unito e Francia di dieci punti percentuali. In seguito all’emergenza sanitaria, in particolare, il 59% dei pensionati ha compreso che le innovazioni digitali non sono difficili da utilizzare, anche se il 55% dei cittadini in generale ha evidenziato che l’utilizzo della tecnologia per confrontarsi con i propri cari e i propri amici durante i mesi di chiusura ha finito per incrementare il desiderio di contatto umano.

“Se da una parte l’innovazione digitale è stata in grado di aiutarci nell’emergenza e di far evolvere i nostri comportamenti gestendo la crisi, dall’altro è anche evidente come sia necessario un approccio più consapevole e fuori dalla moda dell’innovazione guidata solo dai trend e dalle performance della tecnologia”, spiega Poggi. “Per declinare meglio le potenzialità e il valore che l’innovazione ci può fornire, è necessario leggerla attraverso una nuova prospettiva, che possiamo definire antropocentrica, che quindi mette l’uomo al centro in tutte le sue dimensioni”, aggiunge. Secondo l’esperto, la pandemia ci ha dunque insegnato come l’innovazione rappresenti una necessità, ma si parla di un’innovazione vicina “ai bisogni veri dell’uomo e capace di fornire un’interazione che bilanci l’elemento virtuale e quello fisico”. Ben il 44% degli italiani, conclude, “preferisce un mix tra canale fisico e digitale, mentre solo il 28% vuole una relazione unicamente digitale e il 18% una relazione personale in una location fisica”.

Per il 50% manca una connettività veloce

Certo è che, spiegano gli studiosi, i cambiamenti strutturali abilitati dall’innovazione tecnologica non possono non lasciare spazio ad alcuni limiti emersi. La metà degli italiani lamenta infatti una mancanza di connettività veloce, ma anche alcune lacune infrastrutturali legate all’accessibilità digitale dei servizi scolastici (49%) e alla condivisione di dati tra le strutture sanitarie (46%). Per di più, il 44% dei cittadini auspica un miglioramento dei sistemi di monitoraggio della popolazione dispiegati per il contenimento dei contagi.

Rita Annunziata
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