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Coronavirus, la reazione delle fintech

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

10 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2019 il mercato fintech globale ha registrato 1.813 transazioni

  • Secondo Brambilla, il flusso di investimenti in società fintech potrebbe subire un rallentamento da parte del venture capital

Quali sono gli effetti dell’emergenza sanitaria sull’universo fintech? Secondo Fabio Brambila, presidente di Assofintech, il cambiamento delle abitudini dei consumatori potrebbe portare a un ripensamento delle modalità di fruizione dei servizi finanziari, tra mobile banking e pagamenti contactless

L’universo delle fintech è in continua espansione. Secondo il 2019 Fintech Almanac di Financial Technology Partners, il 2019 è stato un anno record a livello globale, registrando 1.813 transazioni per un volume di oltre 44 miliardi di dollari, la cifra più elevata di sempre dopo il 2018 (53.8 miliardi). Ma in che modo l’industria sta reagendo al progressivo diffondersi del Coronavirus? Secondo Fabio Brambilla, presidente di Assofintech, il cambiamento delle abitudini dei consumatori, sempre più rivolti verso pagamenti cashless, costringerebbe le banche tradizionali ad accelerare gli sforzi verso l’innovazione digitale.

In che modo il mercato fintech italiano sta affrontando l’emergenza sanitaria?

“Come Assofintech abbiamo attivato un sondaggio tra tutti i membri affinché ci fornissero degli spunti di riflessione in questi giorni di emergenza. La cosa che appare più semplice da attuare è l’utilizzo delle piattaforme di crowdfunding per raccogliere donazioni e trasformare in tempi brevi il denaro delle fatture emesse e non ancora riscosse dalle Pmi e cedendole alle piattaforme di credito, che in cambio ne trattengono una percentuale del loro valore complessivo fornendo liquidità in tempi brevi. Teniamo conto che parliamo però principalmente di startup, quindi i grossi fondi che possono mettere a disposizione le banche non sono nelle corde del mondo fintech italiano. Per quanto riguarda invece il modus operandi, per la loro natura digitale molte imprese fintech sono già abituate a lavorare insmart working o da remoto, spesso con poche persone localizzate in geografie diverse”.

Rilevate un calo dell’attività economica in questo contesto?

“È lampante che ci sia un rallentamento esponenziale su tutta l’attività economica. Le occasioni di spesa in Italia si sono ridotte notevolmente e questo ha un impatto su qualunque categoria economica. Tuttavia, la cosa che potrebbe favorire il mondo fintech è che sempre di più si sta sviluppando l’utilizzo del remote banking per gestire transazioni e conti correnti. Uno shock come questo potrebbe cambiare le abitudini di consumo degli italiani. Il mondo del fintech italiano è ancora embrionale rispetto al settore bancario tradizionale, ma è chiaro che se queste abitudini di consumo si consolideranno come in altri paesi, potrebbe rappresentare una scintilla che porterà a un ripensamento delle modalità di fruizione dei servizi finanziari”.

Che ruolo svolgono le fintech nel rilancio dell’economia?

“Quasi tutti gli esercenti oggi offrono la consegna gratuita per qualunque ammontare, quindi la modalità dell’e-commerce sta subendo una grossa accelerazione. L’utilizzo di carte di credito contactless e i mobile payment sono abbastanza veloci, privi di scambi di denaro, e quindi obiettivamente più sicuri. Già negli ultimi due anni in Italia c’era stata una crescita delle modalità di pagamento per via elettronica, quindi si tratta di un ulteriore fattore che incentiva questo tipo di evoluzione”.

Cosa aspettarci dai prossimi mesi dal mercato fintech italiano?

“Probabilmente avremo un mix tra aspetti positivi e negativi. Gli impatti negativi del Coronavirus sul fintech si vedranno soprattutto lato investimenti, visto che il virus sta influenzando i mercati finanziari e il comportamento dei consumatori. Le imprese fintech che operano nel settore dei pagamenti potrebbero sperimentare un forte calo delle transazioni a tutti i livelli dell’economia. Questo significa un minor numero di commissioni riscosse lato pagamenti, con un impatto sulla redditività e le valutazioni delle imprese. La carenza di hardware e le difficoltà nell’approvvigionamento potrebbero anche avere un impatto su aziende che offrono Pos di nuova generazione o che si affidano a dispositivi digitali per supportare l’elaborazione delle transazioni. L’ultimo punto è legato al flusso di investimenti in società fintech, che potrebbe subire un rallentamento da parte del venture capital a causa del forte shock. Gli impatti positivi, invece, sono un possibile incremento da parte dei consumatori nell’utilizzo di servizi di mobile banking, costringendo le banche ad accelerare gli sforzi lato innovazione digitale e fornendo un’ulteriore spinta alle imprese fintech in un momento in cui i finanziamenti lato venture capital potrebbero diminuire”.

Rita Annunziata
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