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Consulente batte ancora robo-advisor

Consulente batte ancora robo-advisor

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Redazione We Wealth
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15 Marzo 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • In base al Global Mass Survey Investor Survey del 2018, l’accesso a un consulente umano è considerato importante per il 66,7% degli investitori affluent

  • Per Oliver Wintle di GlobalData, “se i processi rivolti al cliente diventano troppo digitalizzati, potrebbero alienare questa grande popolazione di investitori”

Il conflitto ideologico tra robo-advisor e consulenti in carne ed ossa, nel wealth management, potrebbe avere una risoluzione: gli investitori infatti non vogliono perdere l’aspetto ‘umano’ della consulenza. L’analisi di GlobalData

Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di società di gestione patrimoniale sta investendo per costruire le proprie soluzioni tecnologiche (robo-advisor) o per collaborare con le aziende che le mettono a disposizione, per offrire una migliore consulenza finanziaria ai propri clienti. Tuttavia, un eccessivo ricorso alla tecnologia “può comportare la perdita dell’aspetto umano della proposta, causando un restringimento della base di clienti”, sostiene GlobalData, società specializzata nell’analisi dei dati. La prova? In base al Global Mass Survey Investor Survey del 2018, l’accesso a un consulente umano è considerato importante per il 66,7% degli investitori affluent.

In occasione della conferenza Digital Integration in Wealth Management 2019 tenutasi dal 27 al 28 febbraio a Londra, i partecipanti hanno riflettuto sulla questione, chiedendosi cosa stessero facendo le società del wealth management per implementare la digitalizzazione. E’ stato citato ad esempio il caso di Tesla, spiegando che la società è diventata troppo dipendente dall’automazione per quanto riguarda il proprio processo di fabbricazione, il che ha comportato ritardi durante la costruzione delle sue Model 3. Allo stesso modo, se i gestori patrimoniali si affidassero troppo alla tecnologia, potrebbero perdere l’aspetto umano del loro lavoro e del proprio rapporto con i clienti.

Secondo Oliver Wintle, wealth management analyst di GlobalData, il fatto che più della maggioranza degli investitori affluent consideri importante il ruolo del consulente, “dimostra l’importanza dell’aspetto umano dei servizi di gestione patrimoniale. Se i processi rivolti al cliente diventano troppo digitalizzati, potrebbero alienare questa grande popolazione di investitori”. Incontrare i clienti faccia a faccia richiede molto tempo ed è spesso costoso per i consulenti. L’utilizzo della tecnologia può indubbiamente aiutare il processo e l’utilizzo di strumenti digitali aiuterà i gestori patrimoniali a gestire i propri clienti in modo più efficiente.

Per Wintle, “questo obiettivo potrebbe essere raggiunto introducendo altri metodi e canali affinché i consulenti comunichino digitalmente con i loro clienti. Per attrarre e trattenere il redditizio segmento di massa agiata, un approccio ibrido che combini strumenti digitali con contatti diretti è il modo migliore di gestire gli investimenti”.

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