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Banche Ue, per S&P i problemi arrivano dal tech

Banche Ue, per S&P i problemi arrivano dal tech

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Francesca Conti
Francesca Conti

23 Novembre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • Le banche europee hanno in gran parte ricostruito i loro bilanci e aumentato i loro capitali, ma la bassa redditività è ancora una delle loro principali debolezze

  • Le fusioni bancarie cross border sono ostacolate soprattutto dalla mancata unione bancaria Ue

La fotografia di S&P del settore bancario europeo mostra un sistema solido ma con diversi rischi all’orizzonte. La minaccia principale, secondo l’agenzia di rating, potrebbe venire da fintech e colossi della tecnologia

“Forze dirompenti stanno scuotendo il settore bancario europeo”. E’ partendo da questa considerazione che S&P Global Ratings ricostriusce lo scenario degli istituti di credito del Vecchio Continente. Le banche europee, spiega la società, hanno in gran parte ricostruito i loro bilanci e aumentato i loro capitali, ma la bassa redditività è ancora una delle loro principali debolezze. Secondo l’analisi dell’agenzia di rating sarà difficile vedere fusioni bancarie cross-border che potrebbero realizzare economie di scala, soprattutto perché l’unione bancaria dell’Unione europea è ancora incompleta.

Inoltre, alle porte del settore bussano i rischi macroeconomici e quelli idiosincratici (i cosiddetti ‘cigni neri’), che sono fonte di preoccupazione. E’ improbabile, invece, che i tassi di interesse più elevati siano di grande aiuto in questo senso. Ma la perturbazione più grande potrebbe essere rappresentata dalla concorrenza dei giganti della tecnologia e delle realtà del fintech che, sempre secondo S&P, dovrebbe costringere le banche a innovare e, se possibile, a collaborare con questi soggetti per mantenere la loro rilevanza.

Rating

Dal punto di vista del rating, S&P mantiene un giudizio “positivo”sulle prospettive delle banche europee. Tuttavia secondo l’agenzia l’aumento del numero di singoli outlook negativi all’interno di queste indica rating potenzialmente più misti nel 2019-2020 rispetto agli ultimi anni. Le sfide più importanti per le banche europee nei prossimi cinque anni saranno le modalità di efficientamento dei costi finanziari, il ciclo del credito destinato alla svolta e la digitalizzazione. In un recente sondaggio diffuso dall’agenzia emerge che – “sorprendentemente” – il cyber risk è considerato rilevante solo dal 9% degli intervistati. Un modo per sottolineare, forse, che la consapevolezza non è ancora molta.

Redditività: una strada “lunga, lenta e in salita”

La redditività delle banche europee è migliorata negli ultimi anni, ma rimane “ben al di sotto di quella dei concorrenti internazionali e al di sotto del loro costo del capitale netto”, sottolinea S&P. L’agenzia di rating prevede un rendimento medio del Return on equity (Roe o indice di redditività) delle principali banche europee di poco superiore al 7% nel 2019, mentre le stime di mercato per il costo del capitale degli istituti indicano un valore compreso tra l’8% e il 10%. “Le nostre previsioni sul Roe per il 2019 – chiarisce S&P – rappresentano solo un modesto miglioramento rispetto agli anni precedenti”. Dal 2015 al 2017, infatti, i valori medi erano rispettivamente del 6,7%, 6,3% e 7,1%. Tuttavia, “la dispersione intorno alla media si sta restringendo”, indicando che gli istituti con i valori più deboli “stanno recuperando terreno”.

Troppi ostacoli alle fusioni cross border

Una delle principali cause dei bassi Roe delle banche europee, secondo l’agenzia, è l’eccesso di capacità di molti sistemi bancari europei. Una delle possibilità per affrontare questo problema, spiega S&P, sarebbero le fusioni transfrontaliere. Tuttavia, la maggior parte delle attività di fusione e acquisizione (M&A) dell’Ue è avvenuta sotto forma di operazioni di fusione e acquisizione a livello nazionale, piuttosto che a livello transfrontaliero. Le fusioni transfrontaliere avrebbero lo scopo di migliorare l’efficienza in termini di costi e consentirebbero il consolidamento senza sollevare questioni di concorrenza.

Attività di M&A transfrontaliere sono ostacolate in particolare dal mancato completamento dell’unione bancaria europea. L’Ue non ha ancora un sistema unificato di regole e regolamenti bancari. Inoltre, i legislatori europei devono ancora adottare alcune parti importanti di Basilea 3, “un’altra fonte di incertezza per le banche che probabilmente ostacola l’appetito nei confronti di attività di M&A”.

Sempre più ‘fintech’, ma attenti al ‘tech’

Se alcuni anni fa sembrava probabile che una rivoluzione digitale – dal fintech, alle startup, ai colossi tecnologici – avrebbe potuto spazzare via il sistema bancario tradizionale, oggi non è più così. Le banche stanno stringendo sempre più partnership con i protagonisti del fintech per acquistare valore aggiunto in servizi e tecnologie digitali che possono migliorare i servizi alla clientela e le operazioni più complesse.La minaccia più grande, secondo S&P, viene invece dai titani della tecnologia.

Con capitalizzazioni di mercato che supera di gran lunga quella delle banche sistemiche a livello mondiale, colossi come Apple, Amazon e Facebook sono nella giusta posizione per sconvolgere determinati settori bancari. Un esempio? Il successo di M-Pesa, servizio di trasferimento denaro tra utenti del servizio di telefonia cellulare nato nel 2007 sulla rete mobile di Safaricom, una società del Kenya affiliata di Vodafone, per permettere alle istituzioni di microfinanza di inviare e ricevere denaro con facilità dai prestatori. Una sfida che il settore dovrà necessariamente cogliere nel prossimo futuro.

Francesca Conti
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