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Banche e fintech insieme: cresce l’Open Banking Alliance

Banche e fintech insieme: cresce l’Open Banking Alliance

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

20 Agosto 2020
Tempo di lettura: 7 min
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  • Banca del Piemonte e Banca di Asti prendono parte all’operazione Open Banking Alliance

  • La collaborazione tra banche e fintech porta a una serie di vantaggi reciproci che si riflettono in una migliore esperienza per il cliente finale

  • L’intervista a Ignazio Rocco, fondatore e ad di Credimi

Due new entry nell’operazione Open Banking Alliance lanciata a giugno da Banco Desio e Credimi. Ecco come le sinergie tra banche e fintech possono creare valore per il cliente finale

Si rafforza ulteriormente l’alleanza tra banche e fintech, due mondi sempre più uniti all’insegna dell’Open Banking. È di pochi giorni fa la notizia dell’adesione di Banca del Piemonte e Banca di Asti all’Open Banking Alliance, operazione lanciata a giugno dall’istituto brianzolo Banco Desio e Credimi, fintech specializzata nei finanziamenti digitali alle imprese. Obiettivo? Fornire liquidità alle pmi italiane attraverso la sottoscrizione di titoli rappresentativi di finanziamenti erogati da Credimi. Nello specifico, si legge nel comunicato stampa, ai 50 milioni di euro stanziati da Banco Desio, verranno aggiunti “ulteriori 30 milioni di euro”. “L’ingresso di Banca del Piemonte e Banca di Asti all’interno della collaborazione tra Banco Desio e Credimi è un ulteriore esempio di come i vari attori finanziari, sia quelli più tradizionali che quelli più digitali, possano lavorare insieme per migliorare questo Paese e dare un supporto concreto a migliaia di imprese – ha commentato Ignazio Rocco, fondatore e ad di Credimi – Grazie a questo accordo, infatti, abbiamo liberato ulteriore liquidità anche per quella fascia di aziende più piccole e con meno risorse a disposizione, che stanno provando a risollevarsi o che hanno bisogno delle risorse per rinnovarsi.”

Una prova concreta di come creare valore dal passaggio a un’architettura aperta nel mondo dei servizi finanziari, in questo caso a supporto dell’economia reale e delle migliaia di imprese duramente colpite dalla pandemia. A questo proposito, i dati raccolti da una ricerca realizzata dalla la piattaforma svedese di open banking Tink (dal titolo: 2020: the year of value creation – Open banking attitudes and fintech partnerships) mostrano come le istituzioni finanziare in Europa percepiscano l’open banking sempre più come un’opportunità e si stiano attivando per stringere partnership con le fintech proprio nell’ottica di creare valore.

La collaborazione tra banche e fintech porta infatti a una serie di vantaggi reciproci che si riflettono in una migliore esperienza per il cliente finale, spiega a We Wealth Ignazio Rocco. Dalla cooperazione tra le due realtà il cliente può infatti trarne vantaggio sotto diversi aspetti. Prendendo come esempio l’Open Banking Alliance, i clienti (in questo caso le pmi italiane) “possono accedere ai finanziamenti a un costo competitivo senza rinunciare alla semplicità e alla velocità di utilizzo caratteristiche delle fintech e allo stesso tempo beneficiare di ulteriori servizi offerti dalle banche” spiega Rocco. Ciò è dovuto alla complementarietà tra i due player: da un lato, evidenzia Rocco, le banche hanno per natura accesso a un costo del funding molto competitivo, dall’altro, le fintech riescono a sviluppare in maniera più agile prodotti più snelli. Il risultato? Una collaborazione virtuosa in grado di coniugare queste caratteristiche, permettendo a entrambe le parti di ampliare la propria base clienti e di migliorare i propri prodotti/servizi. “L’obiettivo della Psd2 (Payment services directive 2, la direttiva che regola l’Open Banking, ndr) è proprio quello di rendere i servizi finanziari più competitivi e più adatti alle esigenze dei consumatori europei” conclude Rocco.

Virginia Bizzarri
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