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Le due facce del crowdinvesting

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

04 Marzo 2021
Tempo di lettura: 5 min
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  • Tramite i portali di equity e lending crowdfunding, l’investitore può sostenere l’economia reale, finanziando progetti imprenditoriali e pmi. Ma prima di investire in una campagna è bene considerare tutti i rischi

  • Stando ai dati dell’Osservatorio sul Crowdinvesting, nel 2020 per l’equity crowdfunding la raccolta si è attestata a 100 milioni di euro. Sul fronte del lending, le piattaforme che prestano alle imprese hanno erogato oltre 300 milioni

  • Guardando alle prospettive del mercato italiano, secondo Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio sul Crowdinvesting del Polimi, il 2021 dovrebbe confermare il trend di crescita visto nel 2020. In arrivo importanti novità normative

La pandemia ha dato gas al lending. E ora l’Ue si preapara a rendere più stabile l’equity. Si tratta di due forme d’investimento illiquide che, attraverso piattaforme tecnologiche, consentono anche ai piccoli risparmiatori di partecipare a una scommessa collettiva su startup e pmi con prospettive interessanti. In un caso, si presta denaro. Nell’altro, si entra nel capitale. Ecco vantaggi e rischi

Nel mondo della finanza alternativa, l’equity e il lending crowdfunding sono due forme di crowdinvesting che permettono alla ‘folla’ di Internet (ma di recente anche a investitori istituzionali) di sostenere l’economia reale. In che modo? Attraverso la concessione – tramite portali specializzati e regolati dalle autorità pubbliche – di un prestito (lending) o la sottoscrizione di quote del capitale di rischio della società (equity) da parte dell’investitore, che può così finanziare progetti imprenditoriali e pmi che altrimenti troverebbero difficile accedere al mercato del capitale alternativo al credito bancario. We Wealth ha intervistato sul tema Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio sul crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano, per capire come approcciarsi a questa tipologia di investimento e fare un punto sull’ andamento e le prospettive del mercato italiano.

Cosa è necessario tener presente prima di investire in una campagna di equity/lending?

Innanzitutto va sottolineato che investire nel crowdinvesting è un’opportunità che può generare buoni rendimenti, ma al prezzo di un rischio significativo; non andiamo quindi a investire somme eccessive rispetto al nostro reddito.
Gran parte delle campagne nell’equity crowdfunding sono promosse da startup, quindi società molto giovani, a volte con meno di un anno di vita. È ben noto che il tasso di mortalità delle startup è significativo. Solo alcune di esse riescono a ottenere un grande successo. È importante quindi analizzare con cura il progetto imprenditoriale, il vantaggio competitivo, il team imprenditoriale, il trend del mercato.
Poi ci vuole anche una bella dose di fortuna! Il tema della valutazione delle startup, che in questo momento è oggettivamente generosa, è un fattore importante ma meno decisivo; è un fattore che dovrebbe preoccupare più gli imprenditori, perché poi non è
facile nel futuro mantenere gli stessi multipli. Un altro consiglio potrebbe essere quello di capire se l’azienda finanziata potrebbe poi nel giro di due o tre anni quotarsi in Borsa. Infine, questo investimento gode di detrazioni fiscali interessanti, pari al 50% per ogni euro che finisce in startup e pmi innovative.
Per le campagne lending, punterei alla diversificazione del rischio: mettere qualche chip qua e là, sia in portali che erogano prestiti a imprese, sia in quelli che erogano prestiti a persone fisiche. Infine, un consiglio generale: valutiamo sempre bene eventuali conflitti di interesse. Le imprese finanziate non sono soggette alla vigilanza delle autorità pubbliche quindi esaminia- mo bene le carte e stiamo alla larga da campagne che risultano poco chiare o con condizioni non ben definite.

Tirando le somme di questo 2020, qual è stato l’impatto della pandemia sulle due facce del crowdfunding nel panorama italiano?

In un primo momento si è vista una ‘pausa di riflessione’; alcune campagne sono state rinviate, gli investitori hanno tirato i remi in barca. Ma poi si è capito che il crowdinvesting aveva un importante ruolo da svolgere, per sopperire alla carenza di liquidità nel sistema. I portali di lending hanno registrato una crescita importante delle richieste di finanziamento e quelli equity hanno puntato subito su campagne di startup che proponevano soluzioni e prodotti anti-Covid, o comunque si sono attrezzate per evidenziare gli effetti della pandemia sui business plan delle emittenti. Mi sento quindi di dire che in assenza della pandemia non avremmo visto volumi tanto diversi nella raccolta del 2020. Per quanto riguarda l’equity crowdfunding nel 2019 avevamo previsto una raccolta di 80 milioni di euro per l’anno appena concluso e invece siamo arrivati a 100 milioni, considerando però che 5 campagne hanno raccolto da sole più di 20 milioni. Per quanto riguarda il lending, le piattaforme che prestano a imprese hanno galoppato e siamo a oltre 300 milioni di euro erogati nel corso del 2020.

Quali sono le prospettive per il 2021?

Il 2021 dovrebbe confermare il trend di crescita visto nel 2020. Dal punto di vista delle aziende ci attendiamo una conferma nel flusso di nuove campagne di raccolta in equity crowdfunding e nel flusso di quelle che ritornano sul mercato per una seconda o terza raccolta. Nuovi portali stanno diventando operativi e questo contribuirà alla crescita, anche se non c’è spazio a mio avviso per così tanti operatori (ad oggi ci sono ben 44 piattaforme autorizzate). Per quanto riguarda il lending, il flusso considerevole di nuovi capitali in arrivo sui Pir alternativi e sulle cartolarizzazioni dei crediti porterà a confermare la crescita a doppia cifra. Qui sarà interessante capire l’impatto effettivo della crisi Covid sulla solvibilità delle imprese. Per quanto riguarda gli investitori, speriamo che molti nuovi risparmiatori vengano a conoscenza di questa opportunità.

Guardando all’Europa, il vostro ultimo rapporto aveva evidenziato un divario in termini di volumi (soprattutto sul fronte del lending) tra l’Italia e paesi come Germania e Francia. Crede che questo gap possa chiudersi nel prossimo futuro? Se sì, quale sarebbero le implicazioni per l’ecosistema imprenditoriale italiano?

Un’importante novità in arrivo è la regolamentazione unica a livello europeo del crowdinvesting, che consentirà alle piattaforme europee di operare in Italia con più facilità, e viceversa. Questo potrebbe contribuire a ridurre il gap, non tanto per la crescita spedita dell’Italia, quanto per la sostanziale maturità del mercato negli altri paesi. Il regolamento potrebbe anche eliminare alcuni arbitraggi che riguardano le operazioni di prestito, consentite alle piattaforme lending con risorse raccolte da chiunque; e i collocamenti di obbligazioni, possibili solo sulle piattaforme equity con risorse raccolte da alcune tipologie di investitori. In generale sarebbe bello che le piattaforme si accordassero su schemi comuni e omogenei per l’informativa; qualche zona d’ombra esiste e non sempre le informazioni fornite sono esaustive e chiare.

Articolo tratto dal magazine We Wealth di febbraio 2021

Virginia Bizzarri
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