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Usa e Cina chiedono più regolamentazione sulle criptovalute

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

01 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Le criptovalute sono prese di mira dal Congresso americano e dagli industriali cinesi

  • Per gli Usa la poca regolamentazione compromette gli investimenti esteri

Il Congresso americano e gli industriali cinesi hanno chiesto alle Autorità competenti di regolamentare maggiormente il settore delle criptovalute per non compromettere l’innovazione e gli investimenti

Il Congresso americano e gli industriali giapponesi chiedono alle Autorità competenti più regolamentazione per le criptovalute. Più di una dozzina di membri del Congresso hanno infatti mandato una lettera al presidente della Sec (Security and exchange) sollecitando una maggiore regolamentazione del settore criptovalute. Il presidente della Sec ha però chiarito che non intende aggiornare gli standard per la crittografia. E questo perché come agenzia indipendente, la Sec può dare chiarezza sulle leggi esistenti ma non può cambiarle senza un atto del Congresso. La lettera firmata dai membri del Congresso lasca però aperta questa possibilità anche se al momento non è arrivata nessuna proposta concreta. Che la situazione si stia muovendo è indubbio. La scorsa settimana il repubblicano, Tom Emmer, ha infatti dichiarato come verranno introdotte tre nuove leggi sulle criptovalute e alla blockchain. Ma per il momento non ci sono testi scritti a documentare il tutto, solo parole.

Se da una parte dunque la Sec si è mostrata dubbiosa, dall’altra gli stakeholder del settore cripto hanno mostrato molto entusiasmo per la lettera del Congresso. Questi hanno infatti sostenuto come una mancanza di chiarezza potrebbe far fuggire gli investitori e l’innovazione all’estero.L’attuale incertezza che circonda le criptovalute sta ostacolando l’innovazione negli Usa e alla fine porterà il business altrove” si legge in un passo della lettera dei membri del Congresso. “Riteniamo che la Sec potrebbe fare di più per chiarire la sua posizione” conclude. I membri del Congresso non hanno però preso alla leggera le richieste fatte alle Sec. E’ stata infatti fissata una scadenza per ricevere una risposta. E ha inoltre invitato l’Agenzia a “essere consapevoli della velocità con cui il settore si sta sviluppando”.

Ma negli Usa non sono gli unici ad essere preoccupati per la regolamentazione, anche gli industriali cinesi hanno chiesto maggiori misure di autoregolamentazione sulle criptovalute. La Japan virtual currency exchange association ha infatti stabilito un limite per la quantità di valute digitali che saranno gestite online. La richiesta è arrivata dopo che questa estate sono stati rubati prima circa sette miliardi di dollari in criptovalute. E poi altri 58 miliardi di dollari in criptovalute, gestite sempre online. Il furto è stato possibile grazie ad un buco di sistema. Gli scambi di criptovaluta solitamente mantengono offline grandi quantità di valute digitali di proprietà di clienti, ma ci sono alcune porzione di criptovalute che sono collegate a Internet in modo da essere subito disponibili per le transazioni. Gli hacker hanno dunque sfruttato questa finestra per rubare la quantità di criptovalute disponibili. Limitare dunque la quantità di valute digitali, per i cinesi, non riguarda tanto gli investimenti ma più il voler ostacolare i crimini informatici

Giorgia Pacione Di Bello
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