PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Stop ai derivati sulle criptovalute per investitori retail: troppo inaffidabili

Stop ai derivati sulle criptovalute per investitori retail: troppo inaffidabili

Salva
Salva
Condividi
Livia Caivano
Livia Caivano

07 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • La Fca ritiene che dal divieto deriverà un risparmio per gli investitori pari a 53 milioni di sterline l’anno

  • La norma diventerà effettiva il 6 gennaio 2021

Il regolatore inglese ritiene che i clienti al dettaglio subiscano danni significativi dall’esposizione a questo tipo di derivati – futures, opzioni e Etn inclusi. Dal prossimo 6 gennaio non saranno quindi più disponibili per i clienti al dettaglio

La Financial Conduct Authority (Fca) ha finalizzato le regole che vietano la vendita di derivati e Exchange Traded Notes che fanno riferimento a determinati tipi di criptovalute agli investitori al dettaglio. Le disposizioni erano state annunciate nel luglio 2019 ma solo ora vengono confermate.

 

L’autorità finanziaria inglese ritiene che i clienti retail subiscano danni significativi dall’esposizione a queste attività. Un derivato è uno strumento finanziario il cui valore dipende dall’andamento di un’altra attività: da un indice oppure un altro asset finanziario (azioni, tassi d’interesse, materie prime e valute – anche digitali). Nel caso di derivati da bitcoin, per esempio, l’investitore guadagna all’aumentare del valore della moneta digitale che in realtà non possiede mai. La Fca sostiene che i consumatori potrebbero subire danni da “perdite improvvise e inaspettate” puntando su questi strumenti: la volatilità dei prezzi e le difficoltà nel valutare in modo affidabile le criptovalute esporrebbe gli investitori retail – meno esperti degli operatori professionali – ad un alto rischio di perdite. Secondo il regolatore grazie al divieto, che sarà operativo dal prossimo 6 gennaio, i consumatori risparmieranno nel complesso circa 53 milioni di sterline.

Esma e Consob

Già nel 2018 l’European Security and Markets Authority aveva mosso i primi passi nella stessa direzione, imponendo forti limiti di leva finanziaria – come misure temporanee di intervento sui prodotti di contratti per differenze, compresi quelli che utilizzano criptovalute – per gli investitori retail nell’Unione europea. La Consob, lato suo, ha in passato messo in guardia i consumatori dall’uso delle criptovalute in genere. Dal sito dell’autorità italiana: “Le monete virtuali non hanno corso legale in quasi nessun angolo del pianeta e dunque l’accettazione come mezzo di pagamento è su base volontaria.Le monete virtuali non sono regolate da enti centrali governativi, ma sono generalmente emesse e controllate dall’ente emittente secondo regole proprie, a cui i membri della comunità di riferimento accettano di aderire. Ci sono Stati che hanno deciso di sperimentare, sotto il proprio controllo, l’utilizzo di moneta virtuale nei propri Paesi (es. l’Uruguay con l’e-peso) o ne hanno annunciato il loro utilizzo senza che però si abbiano maggiori informazioni al riguardo (es. il Venezuela con il Petro) o, ancora, che abbiano in cantiere iniziative al riguardo (es. Estonia e Svezia)”.

Non si dicono preoccupati gli operatori che negoziano derivati sulle criptovalute, perché spesso rappresentano solo una piccola parte dei loro business.

Livia Caivano
Livia Caivano
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Criptovalute