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L’inflazione spinge i paesi tra le braccia delle criptovalute

L’inflazione spinge i paesi tra le braccia delle criptovalute

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

03 Settembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il Venezuela ha investito nel Dash perché consente di fare transazioni più veloci e ha una maggiora privacy

  • L’Iran sta sviluppando una criptovaluta di stato

  • La Turchia è il Paese che fa più investimenti in criptovalute al mondo

Venezuela, Turchia, Iran e Argentina sono alcuni Paesi che attualmente stanno attraversando una pesante crisi economica. La via d’uscita trovata è la criptovaluta

L’inflazione spinge i Paesi fra le braccia delle criptovalute. Venezuela, Turchia, Iran e Argentina stanno affrontando una crisi economica che sta mettendo a dura prova i risparmi delle famiglie. L’unica soluzione trovata è stata la criptovaluta.

Il paese governato da Nicolas Maduro, per combattere l’iperinflazione, e le sanzioni imposte da Trump ha ceduto al fascino della valuta digitale. Maduro ha però scelto il Dash come criptovaluta e non il bitcoin per cinque motivi, che rendono unico il prescelto rispetto al suo rivale. I bassi costi e la velocità di transazione, la privacy e la partneship con Kripto Mobile Corporation, un brand di smartphone integrati di wallet di criptovalute, hanno spinto il governo venezuelano a scegliere il Dash piuttosto che il bitcoin. Inoltre, con il nuovo cripto telefonino si possono fare acquisti online direttamente dallo smartphone.

L’Iran è un altro paese che per combattere le sanzioni Usa e l’inflazione ha scelto la strada delle criptovalute di stato. La Banca centrale iraniana sta infatti testando il funzionamento della piattaforma dove avverranno gli scambi. Se il test dovesse andare bene si procederà con la nuova valuta digitale, supportata dallo Stato.

Altra vittima delle sanzioni Usa è la Turchia. Anche in questo caso la risposta è arrivata dalle criptovalute. Secondo il report: “Cracking the code on cryptocurrency” pubblicato da Ing International Survey Mobile Banking, in Turchia c’è la più alta percentuale di investitori in criptovalute al mondo. Su 15 mila intervistati il 18% ha dichiarato di aver acquistato valute virtuali, contro l’8% italiano. Gli investimenti in valute digitali sono dunque aumenti da quando sono state imposte le sanzioni Usa. I consumatori si sono infatti rifugiati nelle criptovalute per cercare di salvare i propri risparmi. La Lira turca, troppo debole, stava infatti erodendo i soldi delle famiglie. Proprio per questo, un numero sempre crescenti di cittadini ha deciso di “trasformare” i loro fondi in criptovalute.

 

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A far compagnia al Venezuela, all’Iran e alla Turchia c’è anche l’Argentina. In questo caso la situazione economica disastrosa ha spinto il governo a rivolgersi direttamente ad Athena Bitcoin, società di bancomat cripto. Da inizio agosto a Buenos Aires sono infatti stati installati 4000 bancomat di criptovalute. Matias Goldenhorn, direttore di Athena Bitcoin, ha dichiarato come l’obiettivo finale è quello di installare dispositivi in tutto il sud America.

Giorgia Pacione Di Bello
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