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Facebook e Libra: un quarto degli investitori vola via

Facebook e Libra: un quarto degli investitori vola via

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

16 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Sette nomi di investitori “all star” si sono ritirati dal progetto Libra, la “stablecoin” di Facebook ancora in fase di progettazione. Una battuta d’arresto significativa per l’iniziativa

  • “La defezione delle grandi compagnie finanziarie dal progetto Libra, lanciato da Facebook, probabilmente riflette i dubbi sul rispetto da parte della criptovaluta delle leggi degli Usa, tra cui quelle atte a contrastare il riciclaggio di denaro”

  • Le difficoltà paiono troppe persino ai colossi dei pagamenti internazionali, intimoriti davanti al muso duro della politica e delle istituzioni. Il progetto ora deve trovare la sua forza principalmente in società di pagamenti di minori dimentsioni

Libra. Brutta sorpresa alla vigilia dell’incontro che avrebbe dovuto svelare lo statuto e la composizione del consiglio incaricato di gestire il lancio della stablecoin. Una quota pesante di investitori ha infatti abbandonato Facebook. Cosa c’è nella criptovaluta di Menlo Park che spaventa tanto questi colossi dei pagamenti mondiali?

Facebook e Libra: per gli investitori, un boicottaggio in punta di penna?

All’inizio (gli investitori) erano 28, “giovani e forti”. Poi, PayPal, Mastercard, Visa, Stripe, eBay, Mercado Pago e Booking si sono ritirati dal progetto. Tutti sembrano remare contro la criptovaluta di Facebook. La colpa sembra essere dei regolamentatori. Domenica 13 ottobre 2019, alla vigilia della convocazione del consiglio della Libra Association, il Financial stability board inviava infatti una lettera al G20, Randal Quarles, capo del Fsb, punta il dito sulle sfide poste agli enti normativi. Il consiglio della Libra Association, convocato il 14 ottobre a Ginevra, avrebbe dovuto approvare lo statuto e nominare il board incaricato di gestire il lancio della moneta di Facebook , previsto entro giugno 2020. Attorno al tavolo, però, si sono trovati solo 21 dei 28 membri della Libra Association.

Prima del Fsb, erano stati i senatori Usa a scrivere una lettera direttamente a società come Mastercard, Stripe, Visa, minacciando controlli più severi se non avessero abbandonato la Libra Association.

Il 25% dei soci non si presenta

Un quarto delle sedie sono rimaste vuote. Le società menzionate hanno deciso di abbandonare il progetto, almeno per il momento. Lasciando cioè “la porta aperta” a un possibile ritorno nel progetto Libra in futuro. “La nostra decisione finale sarà determinata da una serie di fattori, tra cui la capacità dell’Associazione di soddisfare pienamente tutte le aspettative normative richieste”, ha puntualizzato un portavoce di Visa. “Il costante interesse di Visa per Libra deriva dalla nostra convinzione che reti ben regolate basate su blockchain potrebbero estendere il valore dei pagamenti digitali sicuri a un numero maggiore di persone e luoghi, in particolare nei mercati emergenti e in via di sviluppo”.  Tuttavia, la pressione delle autorità nazionali e internazionali si sita facendo troppo pesante.

E la perdita di Visa e Mastercard è una battuta d’arresto significativa per Libra. Le carte di credito e di debito che circolano sulle loro reti avrebbero molto facilitato i consumatori negli acquisti tramite la criptovaluta di Facebook.

Facebook e Libra: interviene il Segretario di Stato Usa

In un’intervista a Cnbc, il segretario al Tesoro degli Usa Mnuchin, aveva dichiarato che “la defezione delle grandi compagnie finanziarie dal progetto Libra, lanciato da Facebook, probabilmente riflette i dubbi sul rispetto da parte della cripto-valuta delle leggi degli Stati Uniti, tra cui quelle atte a contrastare il riciclaggio di denaro. Credo che alcuni degli ex partecipanti siano preoccupati e abbiano fatto un passo indietro almeno fino a quando non saranno in grado di rispettare quegli standard”. Mnuchin ha quindi sostenuto che Libra avrebbe dovuto affrontare lo scrutinio da parte dell’Ente contro i crimini finanziari, che il dipartimento al Tesoro soprassiede.

Le difficoltà paiono troppe persino ai colossi dei pagamenti internazionali, i quali si sono intimoriti davanti al muso duro della politica e delle istituzioni. Il progetto ora deve trovare la sua forza principalmente in società di pagamenti di minori dimentsioni, fornitori di telecomunicazioni, società di capitali di rischio, aziende di e-commerce e organizzazioni no profit.

Il ceo di Facebook Mark Zuckerberg ha quindi accettato di presentarsi al Congresso Usa alla fine di ottobre per rispondere alle domande dei parlamentari su come Libra si conformerebbe alle vigenti normative finanziarie.

Per Libra l’ambiente non è più amichevole nella Ue

“Non sono assolutamente un nemico di Facebook, né di Google o di Amazon. Voglio soltanto che alcuni principi siano rispettati. Stampare e detenere una valuta rientra nella sfera sovrana degli Stati”, affermava il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, rispondendo alle domande dei giornalisti al suo arrivo al meeting dell’Eurogruppo lo scorso 9 ottobre 2019. Per poi concludere che “Non dovremmo accettare che Libra sia usata come strumento di transazione sul territorio dell’Unione Europea“. Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione al Parlamento Europeo con responsabilità per la regolamentazione finanziaria, dal canto suo afferma che bisogna “regolamentare Libra per vigilare su di essa a livello europeo, sia dal punto di vista della stabilità finanziaria sia della protezione degli investitori”.

Francoforte, e sullo sfondo, l'Eurotower

Libra, cryptovalute e stablecoins: banche centrali in azione

Fino a due anni fa la maggior parte degli enti regolatori più importanti aveva una posizione di indifferenza. Il motivo era che il nuovo fenomeno era (ancora) di dimensioni troppo ridotte per avanzare problematiche di sistema. All’epoca, il valore macroeconomico globale dell’asset si aggirava fra i 200 e 300 miliardi di dollari. Oggi però lo scenario mostra una tendenza di rapida crescita dei volumi. Il che pone problemi di regolazione e protezione contro rischi incomputabili o non coperti. Secondo la Banca dei regolamenti internazionali, i due terzi delle banche centrali stanno studiando soluzioni, ma per ora prevale un atteggiamento limitativo.

Teresa Scarale
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