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Criptovalute e Visa, il lato oscuro dei pagamenti digitali

31 Maggio 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Avere una “normale” Visa permetterebbe a tutti i detentori di crypto di spendere agevolmente i fondi del proprio wallet, usufruendo dei plafond della carta

  • Ma Coinbase non può essere in grado di far fronte agli adempimenti richiesti dalla normativa antiriciclaggio, dice il Financial Times

  • Visa si limita a dichiarare che Coinbase è una società regolamentata dal diritto Usa

Fino ad oggi utilizzare le criptovalute per acquisti correnti non è stato agevole. Visa ha però dato il via ad una collaborazione con Coinbase per creare una carta di credito con plafond in crypto, adoperabile in tutti i suoi pos del mondo

Nel loro essere “crypto”, nascoste, le criptovalute sono state per tradizione il mezzo privilegiato per il transito di denaro di dubbia provenienza. Complice anche la loro difficile conversione in valuta flat, fino ad oggi utilizzarle per acquisti correnti non è stato agevole. Visa ha però dato il via ad una collaborazione con Coinbase per creare una carta di credito con plafond in crypto, adoperabile in tutti i suoi pos.

Dalle colonne del Financial Times, Izabella Kaminska rimarca come in tal modo sarebbe difficile escludere il denaro sporco dai circuiti “puliti”, non potendo conoscere la provenienza della criptovaluta. Nell’ambito della “lotta internazionale al riciclaggio di denaro, le criptovalute restano l’anello debole”. Sono pochi infatti gli esercenti che le accettano: al momento, un recipiente di guadagni illeciti il quale voglia spendere i suoi denari, deve assumersi il rischio di cambio e passare dal wallet al conto corrente bancario. Quest’ultimo però è molto più difficile da ottenere rispetto al wallet, in termini di documentazione richiesta.

Per questo motivo, ad oggi, spostare denaro illecito dal mondo crypto a quello della valuta fiat è ancora piuttosto complicato e molti “cryptoutenti” si guardano bene dal farlo. Le cose però stanno per cambiare.

Una Visa per le criptovalute

L’annuncio è ufficiale. La società, presente in oltre 200 paesi, ha infatti dichiarato di avere intenzione di emettere una carta di credito per la valuta digitale. Ciò permetterebbe a tutti i detentori di crypto di spendere agevolmente i fondi del proprio wallet, usufruendo dei plafond della carta “in tutti i posti nel mondo dove Visa è accettata”. Cioè praticamente ovunque. Ma Coinbase non può essere in grado di far fronte agli adempimenti richiesti dalla normativa antiriciclaggio, dice il Financial Times. Una Visa in criptovalute non sarebbe una novità, almeno nelle internzioni. Diverse emittenti ci avevano provato in passato, ma senza successo, proprio a causa della compliance richiesta.

L’accordo di Visa con la società americana di wallet dovrebbe però cambiare le cose. Basta infatti possere solo un account Coinbase per poter ricevere pagamenti da chicchessia, senza potere indentificare la fonte. E’ vero che alcuni wallet stanno cercando di rendersi compliant alla regolamentazione antiriciclaggio, ma molti restano nel “vacuum regolamentativo”, scrive la Kaminska. Aggiungendo poi che una soluzione potrebbe essere quella di bloccare tutti i pagamenti derivanti da soggetti non regolamentati. Visa si limita però a dichiarare che Coinbase è una società regolamentata dal diritto Usa, e che questo basta. Come sempre, omnia vincit pecunia?

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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