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Criptovalute, nessuna minaccia per la stabilità della zona euro

Criptovalute, nessuna minaccia per la stabilità della zona euro

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

25 Maggio 2018
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  • Bitcoin & co non sono visti come una minaccia dalla Banca centrale europea

  • A livello Europeo ci si sta muovendo per monitorare le criptovalute e raccogliere dati

Le criptovalute sono ancora troppo acerbe per rappresentare un rischio alla stabilità finanziaria della zona
euro. A dirlo è la Banca Centrale Europea nel sul report “Financial Stability Review”

Le criptovalute non rappresentano un rischio per la stabilità finanziaria della zona euro, dato che le interconnessioni con il sistema finanziario e l’economia reale rimangono piuttosto limitate. Questo quanto emerge dal report “Financial Stability Review” (Esame della stabilità finanziaria) pubblicato dalla Banca
centrale europea (Bce) relativo al mese di maggio 2018.

Secondo la Bce dunque le criptovalute, per il momento, sono troppo acerbe per essere viste come una minaccia finanziaria alla zona euro. La loro capitalizzazione di mercato rimane, infatti, modesta rispetto a quella delle “principali società tecnologiche,
del Pil dell’area euro o delle dimensioni delle bolle storiche”.
Il non pericolo deriva soprattutto dal fatto che le istituzioni finanziarie si sono astenute dall’acquistare ingenti quantità di cripto-asset. Ma, oltre a ciò, a tranquillizzare la Bce c’è anche il fatto che il bitcoin è altamente concentrato nelle mani di pochi. Questo circoscrive dunque gli effetti negativi legati alla
volatilità dei cripto-asset. Nel caso in cui si dovessero verificare grosse perdite di valore, come quelle di inizio 2018 (il bitcoin ha perso il 65% del suo valore) i danni saranno, dunque, limitati a un gruppo di
investitori piuttosto ristretti e ben preparati a questa eventualità.

Se da un parte dunque la Bce sostiene che i cripto-asset non rappresentino un pericolo per la stabilità finanziaria della zona euro, dall’altra sottolinea come bitcoin & Co devono essere attentamente monitorati. Sono infatti state rilevate fonti di potenziale vulnerabilità. “Le prove aneddotiche – si legge nel
report – provenienti dall’esterno dell’Europa suggeriscono che alcuni investitori potrebbero contrarre debito per investire in cirpto-asset e che alcuni creditori potrebbero accettare cripto-asset come garanzia del prestito”.

Oltre a questo alcune minacce potrebbero arrivare dai mercati più avanzati, dal punto di vista della normativa sui bitcoin, come gli Usa. Se un mercato come quello americano dovesse iniziare a usare i cripto-asset in modo più frequente, l’effetto contagio sarebbe dietro l’angolo. Aspetto da non sottovalutare dato che già altri strumenti di investimento come: i trust e i contratti per differenza (Cfd) offrono cripto-asset ai loro clienti europei.

Europa
Fino ad ora non ci sono state importanti azioni sui cripto-asset , ma il Parlamento e la Commissione Ue hanno iniziato a studiare il fenomeno sotto il profilo del riciclaggio di denaro e del finanziamento al terrorismo. Il 19 aprile 2018 è stata infatti approvata la V direttiva antiriciclaggio dove si è cercato di
regolamentare maggiormente l’attività delle criptovalute e i soggetti che ci girano attorno. Ma non finisce qua perché la rapida evoluzione del mercato dei cripto-asset permette una maggiore raccolta di dati e un monitoraggio da diverse angolazioni. I dati vengono raccolti dai casi concreti: dall’investimento (potenziale)
di istituti finanziari in attività cripto-asset, dall’uso di cripto-beni come garanzia e dalle maggiori interconnessioni con il mondo finanziario.

L’occhio vigile della Bce continua dunque la sua attività di screening dei cripto-asset per capirne fino in fondo quali potrebbero essere i rischi per la stabilità finanziaria della zona euro.

Giorgia Pacione Di Bello
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