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I fondi per puntare su blockchain e big data

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per puntare sulla tecnologia i prodotti tematici focalizzati sulle nuove frontiere dell’innovazione possono rappresentare un tema d’investimento attraente

  • La robotica e l’automazione sono i temi più popolari a livello globale con 27 miliardi di asset under management

  • Molti etf tematici replicano indici a capitalizzazione: attribuiscono cioè un peso relativo maggiore ai colossi tech, a scapito di società più specializzate sui settori di riferimento, ma di dimensioni più modeste

Le nuove frontiere della tecnologia possono rappresentare un tema d’investimento interessante. Non tutti gli strumenti però consentono di prendere posizione efficacemente sulle aziende più innovative

Sono passati ormai 50 anni da quando Ibm lanciava sul mercato i primi floppy disk, i supporti di memoria digitale di tipo magnetico che, entrati ormai in disuso, la maggioranza dei nativi digitali oggi stenterebbe a riconoscere. Da allora il settore tecnologico ha conosciuto una continua escalation innovativa: dall’home video all’e-commerce, dai primi ponti wireless alle digital camera. Fino ad arrivare alla cosiddetta industria 4.0 che, tra cloud computing e big data, ha rivoluzionato non solo i sistemi di produzione ma anche i rapporti delle imprese con la clientela, minimizzando tempi e costi.

Sulla scia di questa evoluzione, secondo gli esperti, la tecnologia di frontiera rappresenta oggi un vero e proprio mega-trend. “Sono temi d’investimento di lungo termine, che non possono e non devono rivestire esclusivamente un ruolo tattico ma devono essere presenti strutturalmente all’interno dei portafogli – spiega Marco Bernardeschi, chief investment manager di Jci Capital –. All’interno degli stessi indici globali la componente tecnologica fa da padrone. Basti pensare che in Cina il sottoindice che ha recuperato più velocemente in questo periodo, superando anche i livelli pre-Coronavirus, è stato proprio il ChiNext (l’indice dello Shenzhen Stock Exchange dedicato alle imprese innovative e tecnologiche ndr)”.

Ma quali strumenti permettono di cogliere questo megatrend? “Ci sono degli etf che replicano l’indice tecnologico americano, come quelli su big data e hardware proposti da Horizon – continua Bernardeschi – ma anche quelli sul cloud computing, settore particolarmente in voga su Borsa Italiana”. A tal proposito, secondo un report di Morningstar, Global Thematic Funds Landscape, negli ultimi tre anni gli asset under management nell’ambito dei fondi tematici sono quasi triplicati,toccando i 195 miliardi di dollari a livello globale. Solo lo scorso anno hanno visto il debutto sul mercato 154 nuovi fondi tematici per un totale di 923 strumenti. In questo contesto, la tecnologia rappresenta il tema più diffuso, con oltre 27 miliardi di dollari di masse gestite a livello mondiale solo in robotica e automazione. Tuttavia, sebbene l’Europa si distingua come il principale mercato per fondi tematici, lo stesso non lo si potrebbe dire in termini di temi d’investimento.

“In Europa le aziende attive nella robotica sono obiettivamente poche – spiega Bernardeschi –. La tematica settoriale più in voga è quella relativa alla sostenibilità. Ecco perché i trend che emergono a livello globale sono meno cavalcati dall’investitore nostrano, che rimane legato a quei settori storicamente presenti nei portafogli di famiglia, quindi banche, automobili e assicurazioni. Questo si riflette in un rendimento continentale particolarmente deficitario rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti”.

Quale peso attribuire dunque a queste tipologie d’investimento all’interno del portafoglio? “I fondi tematici potrebbero rappresentare il 10% dell’asset allocation – interviene Thomas Candolo dell’Ufficio studi di Copernico Sim –. Come modalità di ingresso sul mercato preferirei un pac (piano d’accumulo del capitale) rispetto a un pic (investimento in un’unica soluzione) perché, essendo nuove tecnologie, si tratta di settori con un’alta volatilità. Di conseguenza, con un pac si possono avere degli ottimi risultati nel medio-lungo termine”. Secondo Candolo, gli investimenti nella tecnologia settoriale sono però più esposti agli andamenti di mercato. L’ideale sarebbe prediligere un investimento “trasversale” che, abbracciando tutti i sub-settori tecnologici, ridurrebbe la volatilità e produrrebbe più benefici nel medio-lungo termine.

Di diverso avviso, invece, Bernardeschi, secondo cui la migliore soluzione sarebbe affiancare a un indice tecnologico generico degli investimenti tematici specifici, privilegiando big data e blockchain. C’è però un aspetto da non sottovalutare. Sebbene possano sembrare focalizzati su uno specifico settore, gli etf tematici spesso finiscono per replicare gli indici delle blue chip, perché molti panieri sono esposti in modo significativo alle grandi aziende tecnologiche, come Intel, Microsoft o la stessa Ibm, i cui ambiti di attività sono diversificati, pur nell’ambito tech. Trattandosi spesso di indici basati sulla capitalizzazione, i colossi hanno un peso maggiore rispetto a società di nicchia, più specializzate ma anche più piccole, che finiscono per essere fagocitate dalle mega cap.

“Credo che la parte tecnologica debba avere un peso del 25-30% all’interno del portafoglio azionario – conclude Bernardeschi –. Le grandi aziende attive nel campo tecnologico e informatico sono anche le prime che sviluppano settori nuovi o, qualora incontrino società interessanti da questo punto di vista, finiscono per acquistarle. Il difetto del 95% degli etf presenti sul mercato mondiale è proprio il fatto che replichino gli indici di capitalizzazione. Il rischio è che l’investitore finisca per sovrappesare sempre le solite grandi aziende, a discapito delle nicchie innovative”.

Rita Annunziata
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