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Consob, un primo passo avanti sulle Ico

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Francesca Conti
Francesca Conti

20 Maggio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’obiettivo di Consob è quello di stimolare un dibattito a livello nazionale sul tema delle offerte iniziali e degli scambi di crypto-asset (o token), nell’ottica di un possibile intervento normativo

  • Per Prisco l’approccio dell’Authority “è particolarmente restrittivo in quanto prende in considerazione solo utility token che abbiano la natura di prodotti finanziari (e non di strumenti finanziari), ma che siano negoziabili e che vengano emessi dalle società allo scopo di finanziare uno scopo imprenditoriale”

  • Secondo il legale, “sarà un’opera molto entusiasmante e sfidante dare un assetto normativo a un fenomeno che nasce con una così stretta relazione con la tecnologia sottostante”

Il 21 maggio Consob chiama a raccolta i professionisti legati al mondo delle Ico, le offerte pubbliche iniziali di crypto-asset. Sarà un’importante occasione di incontro e dialogo per tracciare un primo profilo di una forma di investimento dal carattere non ancora definito. Cosa si aspettano gli operatori? Parola a Milena Prisco, counsel dello studio legale Cba

Un dialogo con operatori del settore, consulenti, legali, professori ed esperti di tecnologia, per definire meglio i contorni di una forma di investimento dal carattere ancora opaco. Il 21 maggio Consob chiama a raccolta gli interessati al tema delle Initial Coin Offering – le offerte pubbliche iniziali di crypto-asset – in un “incontro aperto al pubblico”, basato su un documento dell’Authority pubblicato a marzo e consultabile online fino al 5 giugno. L’obiettivo? Stimolare un dibattito a livello nazionale sul tema delle offerte iniziali e degli scambi di crypto-asset (o token), nell’ottica di un possibile intervento normativo che faccia rientrare nella prassi dei mercati regolamentati queste nuove forme di investimento. Una missione nobile, ma che – come ogni impresa pioneristica – presenta per natura alcuni aspetti critici.

“Bisognava cominciare da qualche parte. L’intento della Consob è positivo e io non posso che essere ottimista”, commenta Milena Prisco, counsel dello studio legale Cba. “Un’autorità di vigilanza che avvia una consultazione, dà spazio a un confronto concreto sul tavolo con gli operatori non è comune”, continua l’avvocato, che sarà presente all’evento del 21 maggio all’Università Bocconi. Secondo Prisco, la consultazione è un primo passo molto importante verso un tentativo di regolamentazione delle Ico in una sand-box che deroghi la normativa del Tuf in materia di prodotti finanziari. Consob, in particolare, si è focalizzata su una possibile regolamentazione della fase delle offerte dei token oggetto di Ico e del loro scambio su mercato secondario, con lo scopo di garantire la miglior tutela possibile agli investitori.

Il lavoro di Consob è di tipo istituzionale, si concentra sull’informativa degli investitori/acquirenti nell’ambito delle offerte, sulla protezione, sul monitorare e vigilare le piattaforme. Per Prisco “è comprensibile e correttissimo che a un certo punto si vogliano mettere dei alcuni serie di paletti. È necessario regolare le Ico a cominciare dall’offerta di token. Oggi abbiamo davanti ‘un mare’, di incertezze per mancanza di una specifica regolamentazione di riferimento. Bisogna disegnare dei perimetri. Il rischio, però, è che questi perimetri, per come sono stati individuati da Consob in questa fase di consultazione, siano troppo restrittivi”. Secondo l’avvocato, nello specifico, l’approccio dell’Authority “è particolarmente restrittivo in quanto prende in considerazione solo utility token che abbiano la natura di prodotti finanziari (e non di strumenti finanziari), ma che siano negoziabili e che vengano emessi dalle società allo scopo di finanziare uno scopo imprenditoriale”.

“Peccato che – sottolinea Prisco – né la negoziabilità né la finalità di finanziamento di un progetto imprenditoriale siano elementi caratterizzati ed essenziali di un utility token, infatti la maggioranza degli utility token emessi e scambiati sono pure utility o token ibridi che non vengono negoziati e che non sempre hanno come unico scopo il finanziamento di un progetto imprenditoriale. Questo vuol dir che viene lasciato fuori il perimetro di questa possibile normativa agevolata (la così detta sand-box) una fetta importante delle Ico che hanno, invece, ad oggetto token che non sono negoziabili”.

Inoltre, a restringere ancora di più il perimetro “Consob richiede che sia le piattaforme di creazione e lancio dei token sia quelle di scambio (i così detti exchange) siano autorizzati e vigilati, approccio per un verso condivisibile e volto al monitoraggio del mercato che rischia di essere un’ulteriore barriera in ingresso per chi intendesse lanciare una Ico ma senza voler ricorrere a piattaforme vigilate ad esempio nella fase di scambio”. La regolamentazione Consob sarebbe, poi, applicabile solo ad operatori basati in Italia “con l’effetto che vengono lasciati fuori tutti gli operatori stranieri che al momento sono la totalità di quelli che operano nel mercato globale delle Ico”, evidenzia il legale.

“C’è un sottostante complesso che ha a che fare con attori nuovi, diversi da quelli tradizionali. Sarà un’opera molto entusiasmante e sfidante dare un assetto normativo a un fenomeno che nasce con una così stretta relazione con la tecnologia sottostante”, sottolinea Prisco. Anche questo ultimo aspetto porta con sé delle conseguenze dal punto di vista della sicurezza informatica, dell’hackeraggio e della privacy, che per Prisco non possono essere ignorate. “Una regolamentazione delle Ico non potrà prescindere dalle linee guida Agid, ancora in attesa di pubblicazione, e da un’integrazione della normativa in maniera sistematica con le norme in vigore in fatto di cyber security, Gdpr e antiriciclaggio”.

Per gli investitori, comunque, i vantaggi di un intervento della Consob sarebbero significativi. “Ci sarebbe un controllo innanzitutto sugli operatori. Si andrebbe a minimizzare il rischio della frode, uno dei più sentiti per questo fenomeno. Oggi il grande problema di queste Ico è che spariscono molti soldi. Tracciare, autorizzare e regolamentare gli operatori di settore dà tutta una serie di garanzie di affidabilità”, sottolinea Prisco. “Le piattaforme che andrebbero a creare o emettere queste Ipo, dovrebbero inoltre validare il progetto della startup o della Pmi che intende raccogliere capitali. Nessuna piattaforma si mette a validare un business considerato truffa”, aggiunge l’avvocato.

“Sintetizzando, l’investitore avrebbe delle garanzie sotto un duplice profilo: quello degli operatori e delle piattaforme, che sarebbero autorizzate e quello degli emittenti, perché le società che vorrebbero lanciare le Ipo dovrebbero essere validate da parte dei regolatori. Nascerebbe allora un sistema virtuoso che è quello di controllo, monitoraggio e riduzione del rischio”, chiarisce Prisco. Per l’avvocato, quello di Consob “è un intento virtuoso”, che arriva “in un momento nevralgico” per il fenomeno, che a livello europeo sta vedendo la realizzazione dei primi quadri normativi, come in Francia e a Malta. Anche se per una legge italiana potrebbero volerci ancora diversi mesi, la consultazione di Consob è intanto un “primo passo importantissimo” nella direzione di un fenomeno in continua espansione. Basti pensare che nei primi tre mesi del 2019 dalle Ico sono stati raccolti 575 milioni di dollari a livello globale.

Francesca Conti
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