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Il tesoro di San Patrignano è una collezione d’arte

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

16 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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C’è una bellezza nuova in Italia, è la collezione d’arte di San Patrignano. Il Part è il complesso museale di Rimini che mette insieme sotto i suoi tetti medievali questa splendida raccolta di matrice privata, frutto della generosità di collezionisti e artisti. Un esempio scuola di sinergia fra pubblico e privato, la prima grande operazione in Italia di endowment. Lo racconta a We Wealth Clarice Pecori Giraldi, con un intervento del notaio Carlotta Marchetti

Una delle possibilità di valorizzazione unitaria delle collezioni d’arte è quella di farne un lascito a enti filantropici, per questa via assicurandone anche la sopravvivenza. Clarice Pecori Giraldi, art collection manager indipendente, racconta a We Wealth che esiste a tal fine anche l’istituto anglosassone dell’endowment. Il concetto economico è quello di “dote”, trasferimento di un bene il cui valore economico può aumentare nel tempo e può costituire quindi una riserva di valore. Può trattarsi di bene immobiliare, di patrimonio finanziario, di opere d’arte.

“Nel 2017 si stava progredendo verso la totale sostenibilità della comunità di San Patrignano”, esordisce Clarice Pecori Giraldi. “La comunità ospita oggi 1200 ragazzi in maniera totalmente gratuita, arrivando al 65% di sostenibilità mediante le attività di produzione di beni e servizi.

L’idea di partenza era quella di dare un’ulteriore riserva alla comunità, da utilizzarsi in caso di bisogno straordinario”. Un ulteriore sostegno a una realtà fiore all’occhiello del terzo settore in Italia: “Nel 2018 si sono festeggiati i 40 anni della comunità. Vogliamo che sopravviva almeno altri 40 anni”, prosegue l’art collection manager. Chiave del valore e della pianificazione patrimoniale strategica diventa l’arte, riconosciuta una volta di più come vero e proprio asset, tanto è vero che “nella diversificazione del portafoglio di attività della comunità, il cda di San Patrignano ha ritenuto di inserire anche le opere d’arte”.

Decisione che ha comportato il mettersi in moto di un sistema relazionale di collezionisti e appassionati, pronti a contribuire all’endowment con un sostegno concreto. Sostegno che si è materializzato con atti di donazione strutturati dallo studio notarile Marchetti (Milano). Lo studio Pedersoli (Milano) invece si è occupato di redigere il contratto di comodato tra la fondazione e il comune di Rimini.

san patrignano collezione arte

“In ogni atto è intervenuto sempre l’artista – o altro soggetto nel caso in cui il donante non fosse direttamente l’artista”, specifica il notaio Carlotta Marchetti. “Ogni opera era corredata dalla relativa documentazione – approntata da Clarice Pecori Giraldi e dal suo team – incluso il suo valore ai fini assicurativi. Con l’atto di donazione si è formalizzato quindi il passaggio di proprietà dell’opera dall’artista o dal proprietario alla Fondazione San Patrignano. Gli atti di liberalità a favore di questi enti non scontano le tradizionali imposte che invece gli atti di donazione a favore degli altri soggetti normalmente scontano”.

In base agli atti di donazione delle opere, la fondazione si impegna non solo a non alienarle per almeno cinque anni, ma anche alla loro valorizzazione, ovvero alla loro pubblica fruibilità. È bene ricordare che l’esposizione di un’opera ne implica un accrescimento del valore. Basti guardare al pedigree dei lotti delle case d’asta: quanto più sono stati protagonisti di mostre importanti, tanto più valgono.

Le donazioni fatte alla Fondazione San Patrignano sono “di altissimo livello”, essendosi fissata “una soglia di qualità sotto la quale non si sarebbe potuto scendere”, specifica l’art collection manager. Così, al nucleo originario di donazione di un’intera, eccellente collezione, si sono aggiunte donazioni singole, pure molto importanti, anche da parte degli artisti stessi. Vi sono per esempio “un’opera magnifica di Ettore Spalletti, un grandissimo olio di Sandro Chia del 1980 (anno clou della transavanguardia), Enzo Cucchi, una bellissima opera di Flavio Favelli. A tutti gli artisti è stato garantito che le opere sarebbero state esposte a rotazione, anche con mostre itineranti.

La prima di queste si è tenuta nel marzo del 2018 a Milano, poi a Manifesta a Palermo, a settembre dello stesso anno al Maxxi di Roma, poi a Firenze a Palazzo Vecchio, ai Musei di Santa Giulia a Brescia. Sede permanente della collezione tuttavia è il Part, acronimo che sta per ‘Palazzi dell’arte Rimini”, il duecentesco Palazzo dell’Arengo e il trecentesco Palazzo del Podestà. Questi due imponenti edifici contigui sono di grande rilevanza storica e architettonica insieme con Palazzo Garampi, il Teatro Amintore Galli e la vecchia pescheria. Tutti si affacciano su Piazza Cavour, cuore della città”.

Questa operazione, la prima grande operazione italiana di endowement, sta dando vita a una doppia valorizzazione, artistica e culturale, di beni mobili e immobili. Diventa più preziosa la collezione, catalizzatrice dell’interesse del pubblico e delle istituzioni, arricchita in unità nel contesto immobiliare medievale che la racchiude. “Il pacchetto delle donazioni ha due funzioni: garantisce la valorizzazione dell’opera, tutelando nello stesso tempo la comunità e la proprietà degli edifici del Part, inserendo una collezione privata in palazzi pubblici”, conclude Clarice Pecori Giraldi.

Trascorsi i cinque anni di inalienabilità, le opere potranno essere cedute – con diritto di prelazione – solo in caso di esigenze straordinarie della comunità, al fine di soddisfare prioritarie necessità degli ospiti in percorso di recupero dalla tossicodipendenza. Un caso scuola di quanto virtuosa possa essere la sinergia fra pubblico e privato quando professionisti eccellenti si mettono al servizio della volontà privata di contribuire al bene comune. E quando le istituzioni la accolgono con intelligenza, invece di ostacolarla. Aveva un bel dire, qualche politico italiano, quando affermava che “con l’arte non si mangia”.

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Gli artisti della collezione

La collezione al momento include opere di artisti contemporanei come: Mario Airò, Vanessa Beecroft, Bertozzi & Casoni, Domenico Bianchi, Alessandro Busci, Pier Paolo Calzolari, Maurizio Cannavacciuolo, Loris Cecchini, Jake e Dinos Chapman, Sandro Chia, Roberto Coda Zabetta, George Condo, Enzo Cucchi, Anne de Carbuccia, Thomas De Falco, Nicola de Maria, Gianluca Di Pasquale, Zehra Doğan, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Sam Falls, Flavio Favelli, Giuseppe Gallo, Alberto Garutti, Giorgio Griffa, Shilpa Gupta, Mona Hatoum, Damien Hirst, Carsten Höller, Emilio Isgrò, Giovanni Iudice, William Kentridge, Loredana Longo, Claudia Losi, Iva Lulashi, Ibrahim Mahama, Agnes Martin, Paul McCarthy, Igor Mitoraj, Davide Monaldi, Gian Marco Montesano, Mimmo Paladino, Yan Pei-Ming, Tullio Pericoli, Achille Perilli, Diego Perrone, Luca Pignatelli, Pino Pinelli, Michelangelo Pistoletto, Gianni Politi, Matteo Pugliese, Jean Paul Riopelle, Pietro Ruffo, Mario Schifano, Julian Schnabel, Elisa Sighicelli, Andreas Slominski, Ettore Spalletti, Grazia Toderi, Francesco Vezzoli, Velasco Vitali, Silvio Wolf, Xiaongang Zhang. Il Part ospita inoltre un’opera site-specific dell’artista David Tremlett, realizzata con l’aiuto dei ragazzi della comunità San Patrignano.

Nota

Il taglio del nastro si è tenuto giovedì 24 settembre 2020 in presenza del presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, del sindaco di Rimini Andrea Gnassi e della co-fondatrice della Fondazione San Patrignano Letizia Moratti.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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