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Sostenibilità e investimenti, retail ancora poco sensibili al tema

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

21 Giugno 2018
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  • Nel corso degli ultimi anni, la sostenibilità sta acquisendo un’importanza sempre maggiore nei megratrend di investimento

  • Nel 2015 solo il 20% di richieste di nuovi mandati implementavano anche i criteri Esg, ora la percentuale è salita a quota 40-50

  • L’inserimento dei criteri Esg non sacrifica la redditivià del portafoglio

  • S&P Global Ratings ha presentato il Green evaluation tool, una metodologia che consente di capire quanto un’operazione è sostenibile attraverso una classificazione su base relativa

In un convegno di S&P è emerso che se da parte degli istituzionali c’è una forte sensibilità verso la sostenibilità, da parte dei retail c’è ancora molto da fare

Dopo le raccomandazioni dell’High-level expert group on sustainable finance e il Piano di azione della Commissione Europea, il 2018 potrebbe essere l’anno del cambiamento per il sistema economico finanziario, portando la sostenibilità al centro dei megratrend di investimento.

Ma in Italia la strada è ancora in salita. “Se infatti da parte degli istituzionali c’è una forte sensibilità verso queste tematiche, dal punto di vista dei retail c’è ancora molto da fare”, ha detto questa mattina Cosimo Marasciulo, deputy head of euro fixed income di Amundi Asset Management, nell’ambito della tavola rotonda che si è tenuta in occasione dell’S&P Italian Sustainable Finance & Investments Conference, in cui S&P Global Ratings ha presentato il suo Green evaluation tool, una metodologia che consente di capire quanto un’operazione è sostenibile attraverso una classificazione su base relativa. In pratica, questo strumento di analisi, che non è un rating, si applica sia alle emissioni obbligazionarie green sia alle operazioni sul capitale, inclusi prestiti bancari, private placement, operazioni di project finance o ibride, portafogli e Abs (asset-backed securities). Da rilevare che, in 12 mesi dal lancio, S&P Global Ratings ha portato a termine 20 Green evaluation pubbliche e ha esaminato strumenti di finanziamento per circa 26 miliardi di dollari.

Come spiegato in precedenza, nel corso degli ultimi anni, la sostenibilità sta acquisendo un’importanza sempre maggiore nei megratrend di investimento. “Se nel 2015 solo il 20% di richieste di nuovi mandati implementavano anche i criteri Esg, ora la percentuale è salita a quota 40-50”, ha dichiarato Marasciulo, aggiungendo che “si tratta di un’asset class di nicchia, ma in forte crescita”, e ricordando che loro hanno una esperienza di lungo periodo, anche forti del fatto che la Francia è stata pioniere in questo settore.

Settore in cui sempre più emittenti si stanno avvicinando. “Sin dal 2009, il gruppo Intesa Sanpaolo ha elaborato piani pluriennali per la sostenibilità ambientale con concrete linee di intervento finalizzate a ridurre i rischi e gli impatti sull’ambiente e a contenere i consumi energetici e le emissioni. A questo si aggiunge l’adesione a importanti iniziative internazionali, tra le quali il Global compact delle Nazioni Unite, gli Equator principles e l’Unep-Fi, programma ambientale dell’Onu per le istituzioni finanziarie”, ha commentato Alberto Viarengo, responsabile debt markets di Banca Imi, che poi ha ricordato che Intesa Sanpaolo è stata la prima banca italiana, nel giugno 2017, a emettere un green bond per un importo complessivo di 500 milioni di euro, operazione che ha poi visto coinvolta Banca Imi anche in qualità di joint bookrunner.

Sul tema è poi intervenuto Corrado Gaudenzi, responsabile long term sustainable strategies di Eurizon, che ha dichiarato: “Nella gestione dei portafogli, noi di Eurizon adottiamo un approccio sostenibile a 360° perché siamo convinti che l’integrazione dell’analisi della sostenibilità con l’analisi fondamentale porti a individuare le aziende che nel lungo periodo generano maggiori rendimenti”.

Con questi tipi di investimenti, gli investitori ci guadagnano o perdono? “L’inserimento dei criteri Esg non sacrifica la redditività del portafoglio”, ha risposto Marasciulo. Eppure tra i retail, la sensibilità resta bassa. Quali azioni si potrebbero quindi mettere in atto per migliorare la diffusione della finanza sostenibile? “Per migliorare la diffusione della finanza sostenibile, come operatori potremmo agire su due fronti: in qualità di azionisti, svolgendo un ruolo attivo verso le società in cui investiamo, e nell’offerta dei prodotti a impatto, come i green bond fund, stimolando l’interesse dei risparmiatori verso queste tematiche per aumentare la percezione, già presente nei millennials, che l’obiettivo delle scelte d’investimento non dev’essere solo il rendimento ma anche l’impatto sul mondo che ci circonda”, ha concluso Gaudenzi.

Stefania Pescarmona
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