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Perché i giovani della Gen Z saranno filantropi migliori

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Francesca Conti
Francesca Conti

29 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Il 60% dei giovani vuole aiutare il mondo. Alle aziende chiedono qual è l’impatto delle loro azioni, non più solo rendicontazione finanziaria: che tipo di cambiamento puoi generare?”, spiega Elena Zanella, amministratore unico di Elena Zanella Srl Fundraising Academy & Consulting

  • Per Zanella i giovani della Gen Z “sono dei venture capitalist della filantropia”

I giovani della Gen Z – nati tra il 1999 e il 2015 – sono diversi. Sono la generazione del ‘tutto e subito’ e dello spirito collettivo. Che tipo di filantropi saranno? Se ne è parlato in occasione del VII Philanthropy Day

Per definire una generazione l’età non basta. A seconda del contesto storico in cui si è nati e cresciuti e delle possibilità dettate dal contesto geografico e sociale, le abitudini, i gusti, i pensieri, lo stile di vita di chi è nato con 5 piuttosto che 10 anni di differenza possono essere molto distanti. Nel mondo sta crescendo una generazione in particolare, la generazione Z, chiamata a fare la differenza. E che può dare vita una nuova categoria di filantropi.

Una nuova generazione

Di giovani e giovani filantropi si è parlato in occasione del VII Philanthropy Day dello scorso 24 ottobre, organizzato a Milano dalla Fondazione Lang Italia. “La Gen Z è la generazione del tutto subito. È la generazione di Greta. Hanno un atteggiamento molto concreto nei confronti della vita. Una generazione che va nel merito delle cose, che chiede tanti perché. I giovani di oggi chiedono a tutti un impegno concreto, alle aziende in primis”. Li descrive così Federico Capeci, ceo insights division di Italia, Grecia e Israele e chief digital officer di Kantare, ricordando che chi appartiene alla generazione Z è nato tra il 1999 e il 2015.

Il 61% di loro – aggiunge – chiede alle imprese di avere un punto di vista deciso sulle cose”. Oggi in Italia i Millennials e la Gen Z rappresentano il 35% della popolazione. “Quando una generazione cresce viene immersa in un mondo che può avere caratteristiche totalmente differenti dal punto di vista della società, delle relazioni. E per questo motivo lo stesso evento vissuto da generazioni differenti avrà conseguenze e effetti differenti e sarà vissuto in modo differente”, sottolinea Kantare.

Cos’è la filantropia per la Gen Z?

“Il 60% dei giovani vuole aiutare il mondo. Alle aziende chiedono qual è l’impatto delle loro azioni, non più solo rendicontazione finanziaria: che tipo di cambiamento puoi generare? I membri della Gen Z sono degli interventisti, non stanno a guardare. La reputazione non basta più”, chiarisce Elena Zanella, amministratore unico di Elena Zanella Srl Fundraising Academy & Consulting.

Secondo Zanella, “in questo momento i giovani non hanno tante possibilità economiche, quindi non donano quanto i loro genitori o nonni. Ma comunicano e molto. La sfida per il futuro sarà quella di comunicare loro attraverso il loro linguaggio”. Secondo la manager “i giovani comunque donano, soprattutto il proprio tempo e il proprio bagaglio personale”. E “la filantropia cambia, diventa di tipo sociale, non più solo economica”. I giovani della Gen Z “sono dei venture capitalist della filantropia”.

“I ragazzi della Gen Z cercano la verità. Ci obbligano a metterci lo specchio e chiederci se abbiamo costruito qualcosa per loro”, chiosa Francesca Devescovi, ceo di DigitAlly. “A differenza dei Millennials – aggiunge – generazione molto concentrata su se stessa, la Gen Z ha un’ottica di comunità, alla ricerca del rispetto dei valori dell’etica e dell’inclusione. I giovani sono più inclusivi, perché abituati a confrontarsi con persone che hanno un background diverso dal loro”.

Francesca Conti
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