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Nuove tendenze nella filantropia

Nuove tendenze nella filantropia

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

06 Aprile 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Più sono ricco e più dono. Ma solo se sono stato povero anch’io.

  • Composizione dei donatori.

  • Il ruolo dei millenial nella nuova filantropia.

Anche il mondo della filantropia si rinnova. Le vecchie fondazioni iniziano a lasciare spazio a un nuovo approccio di fare beneficienza. Complice Silicon Valley.

Uno studio pubblicato daWealthXmostra che la beneficienza fra gli UHNWI è in aumento. La filantropiapubblicadegli ultra ricchiè alta nelle Americhe, ma sta crescendo nell’area Asia Pacifico.Rimane basse invece in Europa, Africa e Medioriente.Secondo ilMajorGivingIndex, un ultra ricco in tutta la sua vita dona in media 30 milioni di dollari per buone cause.Inoltre il quasi il 70% dei grandi benefattori dell’umanità è rappresentato da ricchi che si sono fatti da sé.Si tratta diself madepersonin media due volte più ricche dei propri “colleghi” UHNWI.Il restante 30% si divide quasi equamente fra coloro chesi, hanno ereditato, ma poi si sono fatti da soli e i meri ereditieri (questi ultimi, i più “tirchi”).Lo studio diWealthX evidenzia che nel 2015 i grandi benefattori sono stati 18.500, a fronte di una popolazione mondiale di 212.615 UHNWI. Con un reddito personale netto di 300 milioni di dollari, i grandi benefattori si stagliano anche da questo punto di vista nel gruppo dei pari, doppiandoli, come visto. Si trattadiindividui di sesso maschile per lo più ultra sessantenni. La quota di donne e giovani è però in aumento.Istruzione e salute restanole maggiori areediintervento: la prima conta per circala metà(47%)di tutte le donazioni, mentre la seconda si attesta al 20%circa. Si stanno peròfacendosempre più strada le tematiche ambientaliste(8%)grazie alle giovani generazioni; il restante 10% è devoluto per l’arte e la cultura.

Disegno di un albero con mani colorate

Sono proprio i millennials infatti che stanno rifondando l’approccio alla filantropia, mescolando il concetto di fondazione tradizionale con quello di imprese profittevoli anche in questo campo. A dispetto del loro numero ridotto sul totale degli ultra ricchi, i millennials sono i leader di questo nuovo modo di fare beneficienza. Con successo. Da dieci anni a questa parte infatti la vecchia polverosa charity sta cambiando in favore di iniziative economicamente efficienti e in grado di autosostenersi. E’ il caso di Founders Pledge, società nata nel cuore della Silicon Valley, a Palo Alto, ad opera di alcune fra le menti più brillanti dell’high tech, fra cui ad esempio Nicolas Cary (cofondatore della Blockchain) o José Neves (fondatore e CEO di Farfetch). Essa si pone come community di giovani imprenditori in grado di connettere fra loro fondazioni e organizzazioni filantropiche. Obiettivo principale è quello di evitare scandali finanziari e implementare tutte quelle scelte di best practice grazie a un monitoraggio continuo dei risultati e ad una riallocazione delle risorse, qualora dovesse servire.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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