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Mappa della filantropia nel Nuovo Millennio

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

07 Maggio 2018
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  • Che cos’è la filantropia oggi e come funziona. Come le organizzazioni filantropiche si distribuiscono geograficamente nel mondo.

  • Sfide e opportunità dei nuovi assetti organizzativi filantropici.

Quanto costa promuovere la felicità e il benessere degli altri? La filantropia nel Nuovo Millennio si scopre bisognosa di reti e comunitarismo. Uno studio di Ubs ne indaga composizione, distribuzione e strategie.

La filantropia per definizione è amore verso il prossimo, disposizione d’animo e sforzo operoso di un individuo o gruppi sociali a promuovere la felicità e il benessere degli altri.

Uno studio settoriale di Ubs getta luce sul mondo odierno della filantropia. Il campione principale è costituito da 260.000 fondazioni in 38 paesi, più Hong Kong. Si tratta di un settore giovane e in rapida espansione. Il numero delle istituzioni filantropiche ha infatti subito un’impennata nel XXI secolo: Quasi il 75% degli enti ha meno di venticinque anni.

La presenza di enti e fondazioni benefiche è così concentrata: 60% in Europa e 35% in Nord America. Esse sono per lo più indipendenti (96% Usa, 87% Europa), ma esistono forti variazioni regionali. In America Latina per esempio le fondazioni aziendali sono il 50%, in Cina il 38% sono governative, mentre in Africa e negli Emirati pesano le fondazioni familiari (35% nella prima e 73% nei secondi).

Le finalità di queste istituzioni sono però sostanzialmente comuni ad ogni latitudine, fatte le debite differenze legislative. Oggi, la buona causa cui sono devolute più risorse benefiche è l’istruzione. Ovunque. Essa è riconosciuta essere il fattore chiave dello sviluppo di un paese, nonché delle opportunità personali.

Subito dopo, vengono il benessere sociale, la salute e i servizi sociali, le arti e la cultura, la lotta alla povertà. Caratteristica di questi anni è che la pratica della filantropia non afferisce più ad un solo individuo o ad un solo gruppo familiare. Sempre più diffusa è infatti la raccolta pubblica dei fondi al posto della tradizionale lion share di un singolo soggetto. Almeno in fase iniziale però, le fondazioni benefiche ricevono le proprie risorse grazie a donazioni di singoli individui, famiglie, società, a volte agenzie governative. La donazione molto spesso è un requisito costitutivo in luoghi come gli Stati Uniti o l’Europa. In altre realtà però non è così. Anzi. Esistono disincentivi legati alla scarsa tutela legale dei fondi donati. Tranne che negli Usa, generalmente non si distingue fra enti elargitori (Usa: foundations) ed enti riceventi (Usa: public charities).

Avere molte fonti di sostegno economico è chiaramente vantaggioso per ampliare l’impatto delle proprie attività, e per avere più soggetti interessati dalla propria parte. L’ammontare globale delle risorse destinate alla filantropia è pari a un miliardo e mezzo di dollari. Molte delle dotazioni alle fondazioni benefiche sono elargite in forma di perpetuità. Negli Stati Uniti la percentuale delle dotazioni permanenti rasenta il 100%. In Europa e in Australia la quota si attesta al 94%. Nel report di Ubs, gli asset sono concentrati per il 60% negli Usa e per il 37% in Europa. Si tratta però di percentuali falsate, che nascondono i veri distinguo regionali nelle dotazioni per la beneficenza. Il “resto del mondo” infatti molto spesso non gode di tutele legali per la dotazione permanente.

Uno dei punti più delicati è infatti quello della trasparenza. A quanto ammontano le attività finanziarie delle organizzazioni filantropiche? Come vengono impiegate? Il dilemma è sempre quello fra diritto alla riservatezza e trasparenza.

Tranne che in pochissimi casi, l’ammontare di denaro devoluto in beneficenza dai paesi è sempre meno del 5% del Pil. Ad ogni modo, la filantropia si manifesta spesso in piccole realtà. Dietro ai brand più blasonati e noti, esistono una miriade di formiche operose dotate di scarsi mezzi economici. Globalmente considerate, le fondazioni spendono circa 150 miliardi di dollari all’anno. La spesa include non solo le elargizioni a terze parti, ma anche i costi amministrativi e di gestione. Gli enti che spendono di più si trovano in Europa e negli Usa (94% della spesa totale).

I soldi vengono spesi per programmi interni, sovvenzioni, borse di studio, donazioni in natura, investimenti nel capitale di rischio, prestiti, impact investing (investimenti fatti in società, organizzazioni e fondi per generare un impatto sociale o ambientale misurabile e favorevole).

Un aspetto fondamentale della filantropia millenial è comunque la logica economica dell’azione. Viene adottato sempre più un approccio di investimento al fine di massimizzare i benefici. Viene posta sempre più attenzione alla raccolta e alle modalità di impiego dei fondi. Adozione di strategie di investimento sociale.

Altro punto da non sottovalutare è il riconoscimento dell’importanza della collaborazione con le altre organizzazioni, e magari con i governi, per potenziare l’impatto e l’ampiezza delle azioni filantropiche. Tali partnership sono però difficili da raggiungere, mantere, consolidare. Il bene comune ha scoperto l’utilità delle reti. Ora deve comprendere quella del comunitarismo.

Teresa Scarale
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