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La filantropia è il nuovo volto del potere

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

04 Agosto 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • The giving pledge, un progetto nato da Bille Gates, che vede coinvolti diversi miliardari ha come obiettivo distribuire la metà della loro ricchezza prima della morte. Il problema  che a 10 anni dal lancio dell’iniziativa la ricchezza dei 62 firmatari è più che raddoppiata passando da 375 a 734 miliardi di euro

  • “La filantropia è potere. Sta diventando un’estensione del potere privato delle persone benestanti”, dichiara Chuck Collins, co-autore del rapporto

Le donazioni sono aumentate, questo è un dato di fatto. E’ però altrettanto vero che la ricchezza dei miliardari è più che raddoppiata negli ultimi 10 anni

Donazioni in aumento in un mondo dove i ricchi continuano a vedere crescere il loro patrimonio. E la contraddizione sta proprio in questo. Se infatti è vero che la filantropia ha avuto uno slancio consistente negli ultimi anni (nel 2019 le organizzazioni benefiche degli Usa hanno ricevuto 449,6 miliardi di dollari). È altrettanto vero che l’1% della popolazione continua ad aumentare la propria ricchezza. Questo però rende “vani” i tentativi di restituire qualcosa alla società.

The giving pledge, un progetto nato da Bille Gates, che vede coinvolti diversi miliardari ha come obiettivo distribuire parte della ricchezza da loro detenuta, prima della morte. Il problema  che a 10 anni dal lancio del progetto il patrimonio dei 62 firmatari è più che raddoppiata passando da 375 a 734 miliardi di euro. Questo non vuol dire che non hanno donato quanto promesso, in questi anni, ma semplicemente che la loro ricchezza è cresciuta molto più rapidamente di quanto si potesse immaginare.

La conseguenza è però che le donazioni fatte risultano essere del tutto vane. Altro aspetto da sottolineare è il dove si fa beneficienze. I miliardari risulta infatti che si rivolgano in particolare a fondazioni private. Tra il 2005 e il 2019 le attività di queste sono infatti cresciute del 118%, secondo il rapporto: “Gilded giving 2020: how wealth inequality distorts philanthropy and imperils democracy” pubblicato dall’Institute for Policy Studies, passando da 551 a 1,2 trilioni di dollari. E contestualmente il numero di fondazioni private è aumentato da 71.097 a 119.791. “Più sei ricco, più è probabile che dai attraverso un intermediario” dichiara Chuck Collins, co-autore del rapporto. “Dai vita ad una fondazione privata che ti richiede solo di distribuire il 5% delle tue risorse l’anno e ti concede la detrazione fiscale (per l’attività di beneficienza che fai)”. Questo significa – sottolinea lo studio – che  1,2 trillioni di dollari stimanti, al momento si trovano in fondazioni private che non hanno visto il concretizzarsi in progetti no profit, anche durante la pandemia.

Da sottolineare come non tutti i miliardari sfruttano la beneficienza a loro vantaggio. C’è infatti chi come MacKenzie Scott che ha recentemente donato 1,7 miliardi di dollari a varie organizzazioni no profits.

“La filantropia non sostituisce un sistema fiscale equo – spiega Collins- a volte lo dimentichiamo. Forse non avremmo bisogno di tanta carità se avessimo una società più economicamente giusta”. Ad oggi però questa situazione non c’è. Siamo invece in un mondo dove i ricchi dominano la filantropia. Hanno dunque il potere di scegliere quale opera no profit finanziare e dove le risorse devono essere allocate. “La filantropia è potere. Sta diventando un’estensione del potere privato delle persone benestanti. Questi già dominando la nostra politica e adesso lo faranno anche sulle imprese. La loro filantropia è un’altra estensione dell’influenza personale”, conclude Collins.

Giorgia Pacione Di Bello
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