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Fondazioni di famiglia: fare bene con una marcia in più

Fondazioni di famiglia: fare bene con una marcia in più

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Francesca Conti
Francesca Conti

25 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo il consigliere di AIdAF “la filantropia privata ha diversi elementi di originalità. Gli attori possono essere consapevoli della possibilità di essere molto autonomi, veri agenti di cambiamento”

  • “La transgenerazionalità dà continuità agli impegni presi nel mondo filantropico. Se sai passare dei valori sei sicuro che ci sia qualcuno che li porterà avanti”, spiega Iachino Leto

  • Le fondazioni di famiglia, per Iachino Leto, “non hanno bisogno di consensi esterni per operare. Possono essere agili, dinamiche e autonome ed è una grande garanzia”

Le fondazioni di famiglia hanno una marcia in più. Non solo perché sono più flessibili nella gestione delle risorse destinate ai progetti finanziati, ma anche perché garanzia di una maggiore continuità nel tempo. Parola di Maurizia Iachino Leto di Priolo, consigliere di AIdAF, l’associazione italiana delle aziende familiari

“La transgenerazionalità dà continuità agli impegni presi nel mondo filantropico. Se sei in grado di trasferire dei valori, puoi essere sicuro che ci sia qualcuno che li porterà avanti”. Maurizia Iachino Leto di Priolo, consigliere di AIdAF, l’associazione italiana delle aziende familiari, non ha dubbi: la filantropia privata ha una marcia in più. E se a guidare una fondazione è un nucleo familiare, l’ottica di lungo periodo è garantita.

Moderando il panel Family & Philanthropy nel corso dell’ottava edizione del Philanthropy Day, Iachino Leto ha spiegato che “la filantropia privata ha diversi elementi di originalità. Gli attori possono essere consapevoli della possibilità di essere molto autonomi, veri agenti di cambiamento”. In questo modello di filantropia “non ci sono tante restrizioni ed è per questo più flessibile”.

Se la filantropia privata è riconducibile a una famiglia, ad esempio proprietaria di un’impresa, “è un doppio vantaggio. Una famiglia ha una distintività eclatante. Inoltre, è rappresentata da tante generazioni e la transgenerazionalità dà continuità agli impegni presi nel mondo filantropico. Se sai passare dei valori sei sicuro che ci sia qualcuno che li porterà avanti”.

I tre punti di forza della filantropia familiare

Una fondazione gestita da una famiglia, magari da più generazioni, secondo Iachino Leto ha tre punti di forza:

  1. Le fondazioni di famiglia, spesso sono guidate da imprenditori. E il loro carattere da imprenditori resta predominante. Un imprenditore non pensa al presente, sa che deve guardare oltre avendo una visione oltre al sé di lunghissimo termine. Questo sicuramente appartiene alle imprese private familiari.
  2. Il secondo tema di distintività è la pazienza: l’impresa familiare è paziente, non vuole tutto subito, non si arrocca nel voler vedere immediatamente il risultato di quello che fa. Sa che il seme di adesso può dare frutto a lungo, lunghissimo termine. Quando si parla di imprese di famiglia, si parla di capitale paziente. Con questo capitale ci si può dare obiettivi diversi.
  3. Le fondazioni di famiglia gestiscono un patrimonio proprio. Il fatto di avere proprie risorse le rende molto più libere rispetto a altre realtà come ong o onlus. Le fondazioni di famiglia spesso non hanno problemi di risorse, non devono cercarne di esterne. E non hanno bisogno di consensi esterni per operare. Possono essere agili, dinamiche e autonome ed è una grande garanzia.
Francesca Conti
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