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Filantropia: il 2020 è stato l’anno dei Daf

Filantropia: il 2020 è stato l’anno dei Daf

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

26 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il Daf è un fondo destinato ad attività filantropiche che viene seguito da un philanthroy advisor

  • Uno dei motivi per cui sono aumentati questi strumenti è per sfruttare le agevolazioni fiscali ad essi connessi

La pandemia da covid-19 non ha fermato la filantropia. Anzi, i Daf, donor-adviser fund, sono aumentati del 33% rispetto al passato

Nonostante la pandemia abbia avuto seri effetti sull’economia, il 2020 è stato un anno eccezionale per il donor-adviser fund (Daf),un fondo destinato ad attività filantropiche seguito da un philanthroy advisor.

Essendo un’alternativa meno onerosa rispetto alla creazione di un trust filantropico o di una fondazione e più semplice da costituire – possono essere avviati in brevissimo tempo- i Daf semplificano di molto il processo del dono. Un aspetto interessante è che il donatore viene informato del lavoro di ricerca da parte della fondazione ed è sollevato da diversi oneri come la gestione dei rapporti con le autorità, gli aspetti contabili e amministrativi.

Secondo gli ultimi dati, questo genere di attività, ha continuato a proliferare sia durante il periodo di magra dei mercati sia quando questi si sono ripresi. L’American Endowment Foundation (Aef), ha riferito che i loro donatori hanno aumentato significativamente le sovvenzioni agli enti di beneficenza del 33% o più durante l’anno.
Molti donatori Daf hanno anche contribuito con importi aggiuntivi ai propri conti in modo da disporre di risorse sostanziali da cui poter erogare rapidamente sovvenzioni in futuro. Altri che non avevano precedentemente fatto dei Daf li hanno aperti con l’aiuto dei loro consulenti.

La spinta

La domanda che ci si pone, dove aver letto di un aumento del 33%, è come mai? A cosa sono legati questi atti?

Secondo l’approfondimento, il tema comune ai donatori Daf è che si sentivano fortunati ad essere finanziariamente sicuri e volevano condivide questo con altri. Ecco una lista delle principali motivazioni raccolte nell’indagine pubblicata da wealthmanagemnt.com:

1) L’azienda del donatore è andata così bene che i proprietari volevano restituire qualcosa alla comunità
2) Gli investimenti sono cresciuti mentre la situazione intorno a loro era drammatica
3) Volevano coinvolgere i loro figli nelle sfide future della società
4) Hanno deciso di chiudere la loro fondazione e concentrarsi sui Daf per poter dare di più a diversi enti di beneficienza
5) Alcuni membri della famiglia non erano d’accordo con la missione della propria azienda famigliare e quindi hanno creato dei Daf per concentrarsi su altre attività
6) Hanno puntato ai Daf, mentre erano vicini all’età della pensione, così potevano godere delle detrazioni fiscali previste dalla legge

Il ruolo del consulente

I consulenti sono determinanti nell’aiutare i clienti a pianificare le loro donazioni di beneficenza. Gli eventi dello scorso anno hanno influenzato molti, in misura diversa. Alcuni che non si erano mai concentrati sulla beneficienza hanno iniziato ad interessarsi, altri invece erano già operativi su questo settore e hanno voluto continuare. E poi c’è anche una fetta che nonostante la pandemia non ha pensato alle donazioni.

Giorgia Pacione Di Bello
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