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Consulenza filantropica, tra legami umani e diversificazione

Consulenza filantropica, tra legami umani e diversificazione

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

25 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il ruolo del philanthropy advisor è quello di massimizzare il valore dell’investimento filantropico del cliente

  • “La consulenza filantropica può essere un’interessante strategia di diversificazione per le realtà che si occupano di wealth management”, spiega Urszula Swierczynska

  • Il Total portfolio management permette di ottimizzare i rendimenti finanziari massimizzando un impatto sociale efficace

Che ruolo svolge la consulenza filantropica in un contesto in cui aumenta sempre di più la sensibilità nei confronti delle tematiche sociali e ambientali da parte dei clienti del wealth management? Tra legami umani e diversificazione, ne parliamo con Urszula Swierczynska, philanthropy e impact investing advisor

Sempre più spesso le tematiche filantropiche e di impatto sociale vengono integrate nella pianificazione e nella gestione patrimoniale. Un modo non solo per proteggere il capitale intangibile di famiglia ma anche per supportare i wealth manager nel tessere legami più profondi con i propri clienti. Ad accompagnarci in un viaggio sull’analisi del ruolo della consulenza filantropica è Urszula Swierczynska, philanthropy e impact investing advisor, che spiega come ottimizzare i rendimenti finanziari massimizzando l’impatto sociale.

Chi è il philanthropy advisor? “È un professionista specializzato nell’impatto sociale – spiega Urszula Swierczynska – Il suo ruolo è quello di massimizzare il valore dell’investimento filantropico del cliente. Per i destinatari (le comunità di riferimento), questo vuol dire aumentare il più possibile l’utilità sociale creata dai contributi filantropici dei donatori. Per i clienti stessi, invece, significa allineare nel modo più preciso possibile i loro valori, passioni e preferenze personali con la strategia filantropica”.

Secondo la Swierczynska, in senso metaforico il philanthropy advisor assumerebbe le sembianze di una guida, che prende per mano il cliente e lo accompagna in un percorso verso un cambiamento sociale o ambientale positivo. “Sa muoversi nella complessità delle scelte filantropiche, ha gli strumenti giusti per non perdersi, conosce il contesto e i sentieri per raggiungere l’obbiettivo in modo efficace. Insegna il cammino”, aggiunge.

La consulenza filantropica come strategia di diversificazione

In un contesto in cui cresce non solo l’esigenza di costruire un’offerta di wealth management sempre più integrata ma anche la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali e sociali, la consulenza filantropica potrebbe diventare dunque “un’interessante strategia di diversificazione per le realtà che si occupano di wealth management”, spiega l’advisor.

Secondo la Swierczynska, ci sono due motivi principali per integrare questa tipologia di consulenza nella pianificazione e nella gestione patrimoniale. Dal punto di vista dei clienti, permette di rafforzare la protezione del capitale intangibile di famiglia, vale a dire quello umano, intellettuale e sociale. Dal punto di vista dei wealth manager, invece, basandosi su tematiche legate ai valori e alle passioni, permetterebbe di creare legami più profondi con clienti stessi.

Il Total portfolio management

Come incorporare, dunque, gli aspetti filantropici e di impatto sociale nelle decisioni finanziarie? “Bisogna richiamare il concetto di Total portfolio management (Tpm), l’ottimizzazione dei rendimenti finanziari massimizzando un impatto sociale efficace. Si tratta di un approccio che tiene conto di tutti e tre gli elementi (performance finanziaria, rischio e impatto) uniti a una riflessione sul valore comprensivo che il cliente sta cercando di creare attraverso i suoi investimenti. È uno strumento potente per allineare gli asset degli investitori con i loro obiettivi più ampi. Massimizzando la performance totale del portafoglio di investimento, crea allo stesso tempo un valore aggiunto: la sostenibilità nel mondo in cui vogliamo vivere noi e che speriamo di passare alle generazioni future”.

Rita Annunziata
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