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Economia circolare: un paradiso ritrovato?

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CANDRIAM
Wim Van Hyfte, PhD, Global Head of ESG Investments and Research e Quentin Stevenart, ESG Analyst

12 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 7 min
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È sempre più evidente come il modello di consumo dell’economia lineare sia insostenibile. L’alternativa? L’economia circolare: nulla viene dal nulla e nulla deve essere sprecato

Un tempo, negli anni ’70, la piccola isola del Pacifico di Nauru contava il più alto reddito pro capite al mondo dopo l’Arabia Saudita. La storia di Nauru inizia come una favola. Il denaro giungeva dall’estrazione di fosfati da parte di Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. I depositi di fosfati, creatisi nel tempo grazie all’accumulo di escrementi di uccelli marini, sono utilizzati come fertilizzanti.

Ora, tuttavia, sono perlopiù scomparsi, come la maggior parte degli uccelli marini che li hanno forniti poiché l’estrazione di fosfati ha compromesso il loro habitat. Tale sfruttamento ha pesato anche sulla popolazione locale, tanto che il governo australiano aveva in programma di trasferire la maggior parte degli abitanti dell’isola in un’altra isola al largo della costa del Queensland. Oggi Nauru è fortemente indebitata e fa affidamento sugli aiuti provenienti dall’Australia.

L’esempio ammonitore di Nauru illustra l’insostenibilità dell’economia lineare e del suo modello di consumo. La creazione di ricchezza di un’economia lineare dipende dalla raccolta e dalla vendita di quante più risorse naturali possibili, dalla loro trasformazione in quanti più prodotti possibili, che vengono poi gettati via per fare spazio a nuovi prodotti. Gradualmente, sia le imprese che i governi cominciano a rendersi conto che, non adottando un modello diverso di acquisizione e utilizzo delle risorse, le generazioni future finiranno come quelle che vivono su Nauru.

L’alternativa è rappresentata dal modello dell’economia circolare. Il termine si riferisce al concetto di cerchio della vita e dell’energia, che presuppone che nulla venga dal nulla e nulla sia mai sprecato. Se la razza umana desidera prolungare la sua esistenza su questo pianeta, dovrebbe almeno aspirare a cambiare il suo modello di esistenza a immagine della natura.

La situazione attuale

Il consumo di energia per il fabbisogno domestico e industriale è responsabile del 73% delle emissioni di gas serra causate dall’uomo, secondo il World Resources Institute, a causa della combustione di combustibili fossili. I processi agricoli e industriali generano la maggior parte del resto.

A causa di queste emissioni di gas serra, entro la fine del secolo, la temperatura del pianeta salirà di circa 3 °C rispetto ai livelli preindustriali, anche se i Paesi rispetteranno gli impegni attuali e se l’industria energetica continuerà la sua transizione verso le energie rinnovabili. Tale livello è decisamente più alto della soglia di 1,5 °C considerata da molti scienziati come il limite oltre il quale il cambiamento climatico inizierà a diventare molto più catastrofico.


 

Una soluzione: l’economia circolare

Nel 1979 Ad Lansink, biochimico e deputato olandese, sostenne che il modo migliore di procedere consisteva nel costruire una gerarchia di opzioni nella produzione di beni e servizi, tesi diventata nota come la Lansink Ladder (si veda il grafico sottostante).

La maggior parte dei consumatori non conosce questa espressione, ma in molti Paesi sono sempre più propensi a ridurre, riutilizzare e riciclare, nonché ad acquistare dalle aziende che utilizzano materiali riciclati nella loro produzione. Man mano che il cambiamento di produzione/consumo cresce e si approfondisce, gli investitori a lungo termine hanno un ruolo importante da svolgere investendo in società che contribuiscono a mettere in pratica la Lansink Ladder.

Le sfide da superare sono molte, non da ultimo per le aziende che si concentrano sulla produzione di prodotti forse più costosi ma più durevoli, fatti per durare, e per i consumatori che decidono di non acquistare più prodotti usa e getta a basso costo. Dal punto di vista degli investimenti, siamo convinti che la circolarizzazione dell’economia globale sarà un tema di mercato a lungo termine, significativo e positivo.


Azione dei governi

Se i governi e i consumatori stabiliscono regole etiche o sociali e perseguono standard ambientali e sanitari più elevati, è molto più facile per le aziende fare la loro parte nel rendere più circolare l’economia globale. Un’importante strategia di diserzione è l’energia rinnovabile. I governi di tutto il mondo hanno già assunto grandi impegni per una più ampia adozione delle energie rinnovabili attraverso l’Accordo di Parigi.

Il costo dell’energia eolica e solare è già notevolmente sceso, e in alcuni Paesi l’energia rinnovabile è l’opzione più economica in alcune aree. Nel corso del prossimo decennio circa, l’idrogeno diventerà la prossima grande novità nella generazione di energia verde e sta già attirando sussidi governativi e sostanziali afflussi da parte degli investitori istituzionali. Le Nazioni Unite hanno inoltre adottato 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, che includono “energia accessibile e pulita” e “modelli sostenibili di produzione e consumo”.

Nel 2020, l’UE ha pubblicato il suo nuovo Piano d’azione per l’economia circolare con l’accento sulla prevenzione del sovra imballaggio, mentre nel 2018 la Cina, che in precedenza era il centro del commercio globale del riciclo, ha imposto severe restrizioni sul tipo di plastica che può essere importata. La decisione della Cina ha già avuto un effetto domino, con l’India, la Tailandia, il Vietnam e Taiwan che hanno imposto o intendono imporre divieti parziali o totali all’importazione di rottami di plastica.

I Paesi a medio reddito come la Cina, che non sono più disposti ad accettare i rifiuti dei Paesi ricchi, aumenteranno la pressione sulle economie sviluppate affinché ne riducano la quantità. La Direttiva UE sulle materie plastiche monouso vieterà entro il 2021 i prodotti per i quali esistono alternative sul mercato, come le posate di plastica monouso, innescando un effetto a catena che si ripercuoterà lungo l’intera catena del valore della produzione e dei consumi.

Facilitare un cambiamento culturale nei consumi

L’aumento di interesse per le questioni economiche circolari relative al cambiamento climatico, all’efficienza nell’uso dell’energia e delle risorse e alla gestione dei rifiuti ha dato vita a interi settori che hanno dato nuovo impulso alle aziende esistenti e ne hanno fatte nascere di nuove.

La proliferazione di beni e materiali usa e getta a basso costo è un sottoprodotto negativo fondamentale dell’economia lineare. Per contrastarlo, il passaggio a un’economia circolare dovrà comportare un notevole cambiamento nella cultura del consumo di oggi e nei valori su cui essa si basa.
Il passaggio da beni usa e getta a prodotti di qualità e di lunga durata è inevitabile, nonché perfettamente possibile, dato che gli articoli che durano più a lungo, e che sono considerati degni di essere conservati più a lungo, cominciano ad avere un buon rapporto qualità-prezzo, pur mantenendo un prezzo superiore a quello dei concorrenti. Un buon esempio di rafforzamento di questa filosofia è l’annuncio pubblicitario per un orologio Patek Philippe, in cui si afferma che l’acquirente “si limita a custodirlo per la prossima generazione”.

Alcune aziende stanno anche sperimentando prodotti in grado di ripararsi da soli, come la pelle autocicatrizzante e i materiali da costruzione. Gli scienziati hanno sperimentato l’incorporazione di solfoalluminato di calcio nei materiali a base di cemento, per chiudere le crepe che potrebbero apparire in seguito*. La ditta statunitense SAS Nanotechnologies ha inventato delle microcapsule autocicatrizzanti da inserire nelle vernici che agiscono come pigmento anticorrosivo.

Un altro approccio volto a prolungare la vita sia dei prodotti che delle materie prime è la modularità, ossia creare prodotti con un numero limitato di componenti standardizzati e facilmente separabili che possono essere sostituiti o ricombinati per realizzare nuovi prodotti. L’azienda olandese Fairphone ha creato uno smartphone progettato per durare molto più a lungo del dispositivo tipico, perché gli utenti possono facilmente sostituire lo schermo, la batteria e altre parti che si rompono, si consumano o diventano obsolete.

Economia circolare per migliorare il riciclo

Saranno molte le opportunità commerciali volte a fornire soluzioni migliori al riciclo, poiché gli standard sono destinati a diventare sempre più severi. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente stima che solo l’1% degli elementi delle terre rare, che comprendono il neodimio, il disprosio e il praseodimio utilizzati nei magneti dei veicoli elettrici, viene riciclato, tuttavia il 18% dei metalli ha tassi di riciclaggio superiori al 50%.

Il vantaggio economico, oltre a quello ambientale, è evidente: produrre alluminio vergine è immensamente dispendioso in termini di energia, ma il riciclo dell’alluminio consuma il 95% di energia in meno rispetto alla produzione da materia prima. Questo ha fornito un forte incentivo a riciclare l’alluminio; da qui la diffusione dei distributori automatici inversi, che permettono ai consumatori di recuperare i loro depositi sulle lattine per bevande.

In Germania il tasso di riciclo ha raggiunto il 99%, a dimostrazione di quanto sia possibile. I produttori lavoreranno sempre di più per produrre materiali più facilmente riciclabili, tra cui i tessuti per l’abbigliamento.

L’impegno per un ciclo di vita sostenibile

Il percorso verso un’economia circolare non sarà facile, la strada da percorrere non è liscia e asfaltata, si tratta più di una scarpinata su un terreno accidentato. Richiederà nuovi modelli di business, un cambiamento nei comportamenti dei consumatori e nei modelli di consumo, nonché ingegnosità e inventiva nel settore del cleantech. Alcuni di questi modelli, come la condivisione di idee economiche, sono agli albori in molti settori.

Si dovrà inoltre fare a meno di alcune cose a cui le nazioni sviluppate si sono abituate nel corso di una generazione o due, e di cui le classi medie dei mercati emergenti stanno iniziando a godere solo ora.

Secondo le attuali ipotesi, al momento l’economia mondiale è circolare solo all’8%, ma riteniamo che il cambiamento giungerà prima di quanto molti pensino, stimolato da un senso di urgenza e reso possibile dall’innovazione. Gli investitori avranno un ruolo importante da svolgere nell’aiutare a superare la linearità destinando risorse alle società che lavorano per costruire un’economia circolare. Se non vogliamo che il mondo intero finisca come Nauru, dobbiamo pensare in modo circolare.

 

Wim Van Hyfte, PhD, Global Head of ESG Investments and Research e Quentin Stevenart, ESG Analyst – Candriam

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