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Economia circolare: cerchi, scale a triangolo e mucche

Economia circolare: cerchi, scale a triangolo e mucche

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CANDRIAM
David Czupryna, Head of Client Portfolio Manager ESG - Candriam

23 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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L’espressione “economia circolare” si riferisce al concetto di cerchio della vita e dell’energia, e presuppone che nulla venga dal nulla e nulla sia mai sprecato

Secondo il Global Footprint Network, nel 2020 l’umanità vive in credito dal 22 agosto, dato che sono state già consumate tutte le risorse che il pianeta può rigenerare in un anno. In altre parole, ci vogliono 1,6 pianeti per soddisfare le esigenze dell’umanità e, se non faremo nulla entro il 2050, ce ne vorranno tre!

Poiché scienziati e organizzazioni internazionali hanno evidenziato più che mai i pericoli che ne derivano, il modello alternativo, ossial’economia circolare, è diventato un importante elemento nei piani di ripresa economica post-COVID dei governi. L’espressione “economia circolare” si riferisce al concetto di cerchio della vita e dell’energia, e presuppone che nulla venga dal nulla e nulla sia mai sprecato.

L’economia circolare in una piramide (inversa)

Nel 1979 Ad Lansink, biochimico e deputato olandese, sostenne che il modo migliore di procedere consisteva nel costruire una gerarchia di opzioni nella produzione di beni e servizi. L’opzione migliore, in cima alla scala, è quella di ridurre l’uso delle risorse fisiche o addirittura di evitare di utilizzarle del tutto. L’opzione successiva è il riutilizzo, seguita dal riciclo e poi dal recupero. L’opzione meno preferibile, tra quelle in un’economia ben regolamentata, è lo smaltimento in discarica (anche se lo smaltimento non regolamentato sarebbe persino peggiore).

Un esempio: il latte vaccino

Per illustrare la moltitudine e la complessità delle scelte che dovranno essere fatte nel costruire un’economia circolare, possiamo usare l’esempio molto familiare del latte di mucca .

Il latte ha un’impronta di carbonio alquanto elevataperché le mucche occupano terreni che potrebbero altrimenti essere boschivi e utilizzati per assorbire il carbonio, inoltre producono metano, un potente gas serra. L’agricoltura è direttamente responsabile del 12% delle emissioni, ma la distruzione della foresta pluviale, in gran parte ai fini agricoli, provoca anche il riscaldamento globale in due modi. La combustione crea anidride carbonica, e una volta che la foresta è scomparsa non può più assorbire l’anidride carbonica. Inoltre, la confezione del latte è solitamente realizzata in plastica, il che comporta la combustione di combustibile fossile. Usando la scala di Lansink, si arriva alle seguenti conclusioni:

  • Ridurre o evitare: È bene prediligere il latte d’avena oppure il latte di soia se si desidera un maggiore apporto proteico. Anche se la foresta pluviale amazzonica viene distrutta per far posto alle piantagioni di soia, la maggior parte viene utilizzata per nutrire il bestiame, che ha bisogno di enormi quantità. Se tutti bevessimo latte di soia piuttosto che utilizzarlo per nutrire le mucche, di cui poi ci nutriamo o di cui beviamo il latte, non ci sarebbe bisogno di disboscare l’Amazzonia. Meglio acquistare una confezione di latte grande piuttosto che due piccole, in modo da ridurre la plastica per litro, ma poi è bene consumarlo tutto. Questa opzione rimane la migliore, date le limitazioni delle altre opzioni descritte di seguito.
  • Riutilizzare: Grazie alla creatività si può dare una seconda vita alle confezioni, trasformandole per esempio in annaffiatoi o contenitori per vari usi, ma una singola persona non ha bisogno di un numero consistente di annaffiatoi.
  • Riciclare: Gettare la confezione all’interno dell’apposito bidone e pulirla bene consente di poterla lavorare e trasformare in qualcos’altro. I produttori possono utilizzare la plastica riciclata per nuove confezioni di latte, mentre gli agricoltori possono usare il letame di mucca per rendere il terreno più fertile.
  • Recuperare: I comuni possono bruciare la plastica nell’inceneritore, producendo calore e vapore che genera elettricità. L’energia recuperata dalla combustione della plastica, però, è decisamente inferiore a quella utilizzata per produrla, quindi il recupero è peggio del riciclo.
  • Smaltire: Se non esistono impianti di riciclo, i comuni devono trasportare la plastica in una discarica adeguata. La plastica prodotta dal riciclo è di qualità inferiore alla plastica vergine, oltre a essere notoriamente poco versatile dati i diversi tipi di plastica che la compongono. Per questo motivo, gran parte della plastica contenuta nei nostri contenitori per il riciclo può finire negli inceneritori, in discarica o, nel peggiore dei casi, può essere smaltita illegalmente.

 

David Czupryna, Head of Client Portfolio Manager – ESG – Candriam

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La piramide inversa di Ad Lansink
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