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Come investire per trovare una cura contro il cancro

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CANDRIAM
Rudy Van den Eynde, Head of thematic global equity - Candriam

10 Febbraio 2021
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Negli ultimi 30 anni sono stati effettuati enormi progressi nella ricerca di una cura contro il cancro, eppure la malattia rimane una delle principali cause di mortalità nei Paesi occidentali. Ecco come il mondo degli investimenti può sostenere la ricerca: un’intervista a Rudy Van den Eynde, Head of thematic global equity di Candriam

La pandemia da COVID-19 ha fatto sì che nel 2020 si dedicasse particolare attenzione alla ricerca medica. Stando alla stampa, molti ritengono che la svolta segnata dai vaccini per il COVID-19 basati sulla tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA) aprirà le porte a nuovi trattamenti contro il cancro. Lei è d’accordo?

È vero fino a un certo punto. La tecnologia dell’mRNA viene in realtà già impiegata da tempo nella ricerca sul cancro. Innanzitutto, la produzione di massa dei vaccini per COVID-19 che utilizzano l’mRNA si basa su sviluppi nel campo delle biotecnologie che risalgono a oltre 30 anni fa, quindi non si tratta di una scoperta nuova di zecca. Nel mondo della ricerca medica, gli specialisti seguono molto da vicino le scoperte compiute in altre aree, poiché sanno bene quanto è comune che le nuove idee e tecnologie vengano stimolate e sviluppate al di là dell’ambito in cui sono nate. Gli scienziati avevano già lavorato alla creazione di un vaccino per il cancro basato sull’mRNA, progettato per insegnare all’organismo a produrre un antigene tumore-specifico in grado di stimolare il sistema immunitario spingendolo ad attaccare le cellule tumorali. Purtroppo, questi sforzi non hanno avuto successo, ma in futuro si continuerà a lavorare per creare terapie antitumorali basate sull’mRNA.

Si è tentato di utilizzare la tecnologia dell’mRNA per stimolare il sistema immunitario a combattere il cancro, tuttavia questo tentativo ha generato effetti collaterali gravi. Inoltre, una volta somministrato, l’mRNA tendeva ad accumularsi nel fegato. A meno che il paziente abbia un tumore al fegato, è importante che il metodo di somministrazione dell’mRNA sia in grado di colpire in modo più mirato il tumore in questione, pertanto occorrerà ancora molto lavoro per rendere funzionale questa tecnologia.

Stiamo monitorando con molta attenzione il costante sviluppo di diverse immunoterapie, come quelle basate sull’mRNA e molte altre, comprese le tecniche più comprovate come l’uso degli anticorpi in ambito immuno-oncologico. Esistono molti trattamenti per il cancro, ma nessuno di questi è perfetto. Il cancro non è una singola malattia: i tumori esistenti sono tra 100 e 200, a seconda del sistema di classificazione che si utilizza. Questa complessità spiega come mai è poco probabile che si trovi una soluzione efficace contro tutti i tumori. Esistono invece molti trattamenti diversi, già utilizzati o in via di sviluppo, alcuni dei quali vengono utilizzati per integrarne altri e la probabilità che si invalidino a vicenda è ridotta.

Quindi non state aspettando una cura miracolosa su cui investire, ma monitorate le attività di ricerca su nuovi trattamenti capaci di migliorare le terapie esistenti?

Esattamente. Per esempio, se prendiamo le maggiori scoperte avvenute in ambito oncologico nell’ultimo decennio, vediamo che una di esse riguarda l’utilizzo degli inibitori di PD-1. La prima ricerca su questo tema è stata in realtà pubblicata nel 2011: gli inibitori di PD-1 e PD-L1 sono un gruppo di farmaci progettati per bloccare l’interazione tra le cellule tumorali e il sistema immunitario umano. Sebbene questi nuovi trattamenti si siano dimostrati abbastanza efficaci di per sé, i ricercatori hanno scoperto che funzionano meglio se combinati con un trattamento già affermato da tempo, ovvero la chemioterapia, almeno per quanto riguarda alcuni tipi di cancro.

La nostra squadra ha molte competenze specialistiche nel campo della ricerca medica, che sfruttiamo per analizzare costantemente gli sviluppi relativi a nuovi farmaci, nuovi test diagnostici e nuovi metodi di profilazione dei tumori. Si registrano numerosi sviluppi promettenti durante gli studi preclinici, ma solo le sperimentazioni cliniche consentono di valutare se un farmaco possa davvero offrire una speranza ai pazienti. Per questo motivo ci concentriamo prevalentemente sui dati clinici per prendere le decisioni relative agli investimenti, tenendo conto allo stesso tempo dei meccanismi di azione dei potenziali trattamenti e dei relativi dati preclinici. Investiamo in modo significativo solo nei trattamenti sostenuti da dati clinici promettenti, anche se basati su un numero di pazienti relativamente basso.

Il problema dei finanziamenti si è molto ridimensionato rispetto a diversi anni fa. Le start-up che propongono soluzioni realmente innovative nel nostro settore generalmente non hanno problemi a trovare i fondi iniziali necessari. I primi fondi di seed capital per sostenere il lancio provengono da investitori smart di venture capital, la maggior parte dei quali è molto competente ed è in grado di riconoscere il potenziale di particolari innovazioni. Le aziende quotate in borsa hanno anche la possibilità di raccogliere fondi attraverso l’emissione di partecipazioni. Esistono inoltre molti altri fondi specializzati, come i nostri, che finanziano le pipeline di ricerca più solide per conto dei propri investitori, consapevoli dei rischi.

Quali sviluppi trova al momento più interessanti per gli investitori nel settore dei trattamenti oncologici?

Una delle tecnologie recenti che riveste maggior interesse è la cosiddetta degradazione selettiva delle proteine. Il nostro organismo è dotato di un meccanismo che serve a distruggere le “proteine obsolete”, al termine del loro ciclo di vita. Queste proteine “vecchie” sono caratterizzate da marcatori (le ubiquitine) che segnalano l’esigenza di distruggerle agli organuli responsabili dello smaltimento delle proteine (i proteosomi). Le società farmaceutiche hanno imparato a utilizzare questo processo per reindirizzare gli organuli “spazzini” verso i recettori delle cellule tumorali. In passato, per attaccare le cellule tumorali si utilizzavano gli anticorpi ma, nel caso in cui non sia possibile ottenere risultati con questa strategia, i medici potrebbero riuscire a sfruttare la degradazione proteica. Abbiamo visto alcuni dati clinici incoraggianti relativi all’uso di questa tecnologia per il trattamento del tumore al seno. Diverse aziende stanno lavorando in questo ambito e seguiamo da vicino i loro progressi.

Sono inoltre state intraprese nuove ricerche promettenti nel campo degli anticorpi. Non si tratta di un settore nuovo: i primi farmaci antitumorali basati su anticorpi sono stati approvati sul finire degli anni ’90. Attualmente, le aziende si dedicano allo studio dei cosiddetti anticorpi “bispecifici”, che sono in grado di legare i killer del nostro sistema immunitario, i linfociti T, alle cellule tumorali. Sulla base dei dati clinici recenti, riteniamo che questa nuova tecnologia riuscirà ad aiutare molti pazienti oncologici, soprattutto quelli con neoplasie ematologiche.

Si registrano inoltre progressi sul fronte di un nuovo trattamento, progettato per bloccare pathway cellulari su scala molto ridotta che vengono sfruttati dai tumori, ma in cui gli anticorpi sono troppo grandi per inserirsi. Gli scienziati sono però riusciti a scoprire come bloccare questi pathway e stanno sviluppando farmaci che attaccheranno il cancro senza bloccare i processi necessari al normale funzionamento dell’organismo umano.

Indubbiamente, vedremo nuovi sviluppi anche per quanto riguarda l’mRNA. Tuttavia, come abbiamo detto, occorre ricordare che a volte gli strumenti per raggiungere un dato obiettivo sono molteplici.

Trattare il cancro è difficile perché le cellule tumorali mutano molto rapidamente e diventano resistenti ai trattamenti. Per prolungare la vita dei pazienti, i medici devono utilizzare terapie combinate o ricorrere a trattamenti completamente diversi applicati uno dopo l’altro. Per alcuni tumori è possibile che non riusciremo mai a trovare una cura a tutti gli effetti. In questi casi l’obiettivo è trasformare il cancro da malattia acuta a malattia cronica attraverso una serie di trattamenti successivi, prolungando la vita del paziente di molti anni con effetti collaterali ridotti al minimo. Ogni passo avanti in questa lunga lotta è un passo verso un’assistenza sanitaria migliore e ogni nuovo farmaco approvato consente di fare qualcosa in più rispetto a quanto potevamo fare prima. La cosa migliore che possiamo fare è individuare ogni graduale avanzamento capace di far progredire i trattamenti e dare il nostro contributo affinché le prospettive più promettenti diventino realtà.

Inoltre, come gestore patrimoniale, Candriam si impegna a contribuire alla lotta contro il cancro al di là degli investimenti. Pertanto, subito dopo il lancio della strategia oncologica, Candriam ha deciso di donare il 10% delle commissioni nette di gestione che riceve a varie associazioni e/o organizzazioni che lottano contro il cancro essendo attive nei campi della ricerca scientifica e/o dello sviluppo di trattamenti, dei progetti sociali per le famiglie, dell’informazione, della sensibilizzazione del pubblico e/o della prevenzione del cancro. Le donazioni di Candriam contribuiranno a costruire un futuro più sano e sostenibile per tutti noi.

Gustave Roussy, primo centro oncologico europeo e quinto al mondo, è una delle strutture a cui Candriam offre ogni anno il proprio sostegno. Come avviene?

Per celebrare la Giornata mondiale contro il cancro, l’istituto ha lanciato Interception, un programma di prevenzione e screening su misura in funzione del rischio individuale che mira a cure più efficenti nell’ambito di una collaborazione tra medici di base e ospedali.

Lo spiega la Dottoressa Suzette Delaloge, Direttrice del programma. “Negli ultimi 30 anni sono stati effettuati enormi progressi nel trattamento del cancro, eppure la malattia rimane una delle principali cause di mortalità nei Paesi occidentali nonché un’importante causa di problemi postumi nei sopravvissuti. La prevenzione e lo screening sono estremamente importanti per la società”.

“Il programma Interception mira a individuare coloro che presentano un elevato rischio di cancro in modo da effettuare una diagnosi precoce e prevenirlo al meglio. Infatti, circa il 30-40% dei tumori si sviluppa in persone che sarebbero potute essere catalogate a rischio elevato negli anni precedenti la diagnosi. Interception mira a offrire sistematicamente uno screening e una prevenzione personalizzati. A lungo termine, l’obiettivo è prevenire l’insorgenza di tumori gravi, così come i problemi postumi dei tumori e del loro trattamento”.

“Grazie a un software immediato, Interception permette ai medici di base di individuare tra i loro pazienti quelli che presentano un rischio elevato in merito ad alcune tipologie di tumori. Una persona presenta un rischio più alto per un dato tumore quando la sua probabilità di svilupparlo è almeno due o tre volte superiore a quella della popolazione generale, ad esempio, nel caso di predisposizione ereditaria, lesioni precancerose o alta esposizione a certe sostanze tossiche come il tabacco”.

“Il programma individua queste predisposizioni e offre a queste persone una giornata di consulenza e workshop informativi. Permette inoltre di realizzare un follow-up personalizzato e percorsi adattati. Inoltre, in caso di sospetta diagnosi di cancro, Interception fornisce assistenza immediata“.

“Infine, consente di effettuare tra queste persone un follow- up nel tempo grazie a un semplice sondaggio annuale online che fornirà maggiori informazioni sui pazienti, migliorerà la conoscenza dei rischi individuali e valuterà l’impatto degli interventi proposti”.

Interception è la prevenzione del futuro che permetterà di individuare precocemente i tumori e di curarli meglio riducendo i postumi“.

Rudi Van Den Eynde, Head of Thematic Global Equity – Candriam

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Visita la sezione Expertise per saperne di più.

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