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Obbligazioni: è più liquido l'ETF o il sottostante?

Obbligazioni: è più liquido l'ETF o il sottostante?

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INVESCO
David Scales

06 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Se qualcuno si fosse chiesto come gli ETF avrebbero reagito in caso di forte volatilità del mercato, l’ultimo mese è stato piuttosto esplicativo in tal senso. La domanda ora riguarda la scelta in portafoglio: meglio il derivato o il sottostante?

Perché gli ETF sono spesso più liquidi delle obbligazioni sottostanti

Ancor prima che la pandemia di coronavirus si abbattesse sui mercati finanziari, alcuni osservatori si erano già chiesti come gli ETF avrebbero reagito in caso di crisi del mercato. In quel periodo l’indice S&P 500 aveva raggiunto un picco, i rendimenti obbligazionari si attestavano su livelli (per allora) bassi e molti investitori temevano una potenziale correzione. Ovviamente nessuno si aspettava quello che sarebbe successo in seguito; tuttavia, se qualcuno si fosse chiesto come gli ETF avrebbero reagito in caso di volatilità del mercato, l’ultimo mese è stato piuttosto esplicativo in tal senso. Proprio come previsto, gli ETF hanno evidenziato un livello di liquidità almeno pari a quello dei mercati sottostanti in cui investono; nell’ambito del reddito fisso, possono essere molto più liquidi. 

 

Potenziali difficoltà nell’accesso ai mercati obbligazionari 

Uno dei motivi per cui gli ETF obbligazionari sono così popolari è la difficoltà spesso riscontrata dagli investitori nel negoziare le obbligazioni sottostanti. È il caso, in particolare, delle obbligazioni societarie: la maggior parte delle nuove emissioni viene acquistata da compagnie assicurative e altre grandi istituzioni che intendono detenerle fino a scadenza, rendendole pertanto indisponibili sul mercato secondario. Di fatto, alcuni studi svolti dalla FINRA e dalla SEC lo scorso anno hanno evidenziato che, in un giorno medio, solo il 35% delle obbligazioni societarie USA ha ottenuto quotazioni denaro/lettera e solo il 20% è stato oggetto di negoziazione. Il NAV alla chiusura giornaliera può essere obsoleto (“fermo”) se l’obbligazione non viene negoziata o quotata da un certo periodo di tempo.  

Gli ETF offrono uno strato extra di liquidità

Consideriamo ora il funzionamento degli ETF. Nello scenario peggiore, in cui tutti volessero vendere (o acquistare) un ETF, la liquidità sarebbe interamente rappresentata da quella degli asset di mercato sottostanti. Proprio come un fondo comune, l’ETF creerebbe (o rimborserebbe) unità acquistando (o vendendo) obbligazioni sul mercato primario. Tuttavia, con un ETF, gli ordini degli acquirenti vengono naturalmente abbinati a quelli dei venditori il più possibile e solo l’eccesso deve essere condotto sul mercato primario. In media, negli ultimi anni, l’importo pareggiato sul mercato secondario è stato circa pari all’80%, e dunque solo il 20% circa delle negoziazioni ha richiesto una compravendita di singoli titoli obbligazionari.

Ovviamente l’ultimo mese è stato tutt’altro che normale e il termine “media” deve essere contestualizzato. Durante la prima settimana di marzo, tuttavia, abbiamo rilevato che oltre l’85% del volume negoziato negli ETF high yield USA ha interessato il mercato secondario.  

E per quanto riguarda gli sconti?

Prima di concludere, cerchiamo ora di chiarire i possibili equivoci a livello di premi e sconti. Poiché molte obbligazioni non vengono attivamente negoziate e in alcuni casi nemmeno quotate, il loro NAV potrebbe di fatto essere piuttosto obsoleto. Per contro, un ETF è attivamente quotato e negoziato. Nell’arco della giornata, deve esserci almeno un broker che fornisce una quotazione denaro/lettera. Anche se questi spread denaro/lettera possono ampliarsi durante i periodi di volatilità, i prezzi sono azionabili, mentre il NAV precedente potrebbe non essere preciso. Per questo, gli ETF sono comunemente utilizzati come meccanismo di price discovery per i mercati illiquidi sottostanti.  

 

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EMEA 2379 /2020
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