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Previdenza complementare: rendimenti tassati all’11,5%?

Previdenza complementare: rendimenti tassati all’11,5%?

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

18 Novembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Stimoli fiscali sì ma anche interventi mirati ad una maggiore flessibilità della previdenza complementare

     

  • Possibile creazione di un unico universale contributo, strumento per la creazione di posizioni previdenziali integrative dedicato ai nuovi nati

Il rapporto Think tank “Welfare Italia”, sviluppato da Unipol con The European House – Ambrosetti, sottolinea come, per far fronte a un sistema previdenziale italiano non più sostenibile, si debba pensare anche a una tassazione agevolata all’11,5% sui rendimenti accumulati nella previdenza complementare

Una tassazione agevolata all’11,5% sui rendimenti accumulati nella previdenza complementare, pari al valore pre-Legge di stabilità del 2015, per sostenere un maggiore tasso di adesione a tali forme. Questa una delle proposte emerse nel rapporto Think tank “Welfare, Italia” sviluppato da Unipol con The European House – Ambrosetti, con il sostegno di un comitato scientifico composto da Veronica De Romanis, Giuseppe Guzzetti, Walter Ricciardi e Stefano Scarpetta.

La proposta fiscale è figlia di una non più sostenibilità futura del sistema previdenziale italiano (bassa natalità e invecchiamento della popolazione). Risulta dunque fondamentale sviluppare maggiormente le forme di previdenza complementare. Ma per fare questo si rende necessaria una tassazione agevolata all’11,5% sui rendimenti accumulati nella previdenza complementare.

Secondo il report, nell’ipotesi di un periodo di contribuzione medio di 25 anni, si stima che la tassazione agevolata possa generare circa 10 mila euro di rendimenti in più per ciascun aderente, determinando così un incentivo per le sottoscrizioni, che potrebbero aumentare di 2,5 milioni (pari al 30% delle sottoscrizioni totali), per un totale di 7 miliardi di euro di risorse aggiuntive destinate alla previdenza complementare. Tali risorse potrebbero essere indirizzate verso investimenti nell’economia reale con una ricaduta sul Pil fino a un incremento di 1,5 punti percentuali.

Oltre allo stimolo fiscale saranno però necessari anche degli interventi mirati ad una maggiore flessibilità della previdenza complementare. Tra questi, per esempio, l’introduzione della portabilità da un anno all’altro dell’ammontare di deducibilità fiscale non utilizzato, la possibilità di ottenere anticipazioni straordinarie sulla prestazione al verificarsi di particolari circostanze, a prescindere dall’anzianità di iscrizione, e infine la possibilità di trasferire ai figli la posizione maturata dal titolare al proprio pensionamento, in luogo della riscossione della prestazione. Ma non solo perché il report ipotizza anche la possibile creazione di un unico universale contributo, strumento di sostegno per la creazione di posizioni previdenziali integrative dedicato a tutti i nuovi nati (circa 450 mila ogni anno), per i quali venga automaticamente aperta una posizione previdenziale di III° pilastro.

Progetti che potrebbero dare una svolta al sistema presente oggi in Italia. Daniele Franco durante il Welfare Italia forum 2020 ha infatti spiegato come nella “previdenza, da alcuni decenni l’assetto istituzionale italiano è fondato su tre pilastri: pubblico, complementare, individuale”. Il primo si fonda su contributi obbligatori determinati in base ad aliquote relativamente elevate, il secondo consente la possibilità di utilizzare a fini previdenziali le contribuzioni per il Tfr, il terzo viene incentivato con sgravi fiscali. Il peso del secondo e del terzo pilastro resta tuttavia ancora modesto. I versamenti alla previdenza complementare sono però insufficienti e discontinui soprattutto per quei lavoratori che più ne avrebbero bisogno per integrare le pensioni pubbliche (i giovani, i precari, le donne).

E dunque ci vogliono sia interventi volti a sostenere queste fasce della popolazione ma anche iniziative per far sviluppare la cultura finanziaria, soprattutto tra i giovani. Franco sottolinea inoltre come “per lo sviluppo della previdenza di secondo e, soprattutto, di terzo pilastro è cruciale inoltre l’attenzione sui costi. La Covip rileva come dall’avvio della riforma della previdenza complementare, che mirava anche a innalzare gli stimoli concorrenziali all’interno del sistema, non si è sviluppata una tendenza alla riduzione dei costi, in particolare per i fondi aperti e per i piani individuali pensionistici di tipo assicurativo. “Dobbiamo quindi interrogarci su come il settore assicurativo possa contribuire, nel mondo post-covid, ad aumentare la resilienza del Paese, muovendo sulle leve strategiche richiamate nel rapporto (cooperazione pubblico-privato, tecnologia, educazione finanziaria e assicurativa)”, conclude Franco.

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