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Le assicurazioni si tingono di verde

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Redazione We Wealth
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09 Marzo 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo la ricerca il 69% delle aziende del settore bancario e assicurativo hanno messo in campo iniziative di finanza sostenibile

  • Ci sono tre modalità che stanno adottando le aziende per integrare la sostenibilità all’interno della propria strategia finanziaria

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Ey le assicurazioni stanno prestando sempre più attenzione al mondo Esg

Il settore assicurativo si tinge di verde. Secondo lo studio “Seize the change” pubblicato da Ey il 69% delle aziende del settore bancario e assicurativo hanno messo in campo iniziative di finanza sostenibile. Secondo il report una società su due considera le tematiche Esg nelle proprie scelte di investimento e solo l’1% analizza in modo sistematico il proprio portafoglio con criteri Esg.

Il 2019 è stato un anno di particolare slancio per la sostenibilità nel settore finanziario italiano: le numerose iniziative a livello europeo, prime tra tutte quelle guidate dall’Action plan on Sustainable finance della Commissione, insieme ai sempre più forti trend di mercato, stanno supportando i principali attori ad integrare i fattori Esg nelle proprie strategie di business.

La ricerca evidenzia come tra le 52 società del settore bancario e assicurativo studiate, 36 hanno avviato iniziative Esg. In particolare, la maggioranza delle iniziative mappate (oltre il 60%) consistono in investimenti indiretti in iniziative o fondi e titoli ad alto impatto socio-ambientale, seguite da finanziamenti diretti.

Per quanto riguarda invece i bond, la situazione si complica. Al momento si è infatti in attesa della pubblicazione dell’Unione europea del “Green Bond Standard”. Detto ciò queste obbligazioni, la cui emissione è legata a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente o la società o che permettono di finanziare progetti con caratteristiche di sostenibilità, risulta in grande crescita e di interesse da parte anche di player del settore industriale.

Quelle società che stanno sperimentando la sostenibilità hanno evidenziato come l’integrazione della sostenibilità nelle strategie di business va di pari passo con il fatturato e/o i premi delle società analizzate. E dunque al di sotto dei 100 milioni di euro nessuna società del mondo bancario e assicurativo ha definito queste strategie con documenti ufficiali. In corrispondenza di fatturati più elevati, il report evidenzia invece come gli impegni vengano progressivamente esplicitati dalle società in Dnf, prima con semplici dichiarazioni di intenti, poi citando documenti e politiche, con un 24% di società con più di 100 milioni di fatturato che documenta la presenza di una vera e propria politica di finanza sostenibile.

“Le informazioni non finanziarie stanno acquisendo un’importanza crescente nel processo decisionale di investimento. Dalla nostra ricerca emerge che il 50% delle società nel settore Banking & Insurance considera le tematiche Esg nelle proprie scelte di investimento, in particolare quelle legate al cambiamento climatico e ai diritti umani. La sostenibilità, però, non identifica solo degli ambiti Esg, ma soprattutto un approccio, e la sua integrazione nelle strategie e nei processi sta già consentendo alle organizzazioni del settore finanziario di creare valore anche nel lungo periodo” dichiara Rossella Zunino, Italy Sustainability for Financial Services Leader di EY,

E dunque, come hanno definito una strategia di finanza sostenibile queste società?
Secondo il report ci possono essere tre modalità:
1. Impact investing: si tratta di un particolare approccio all’attività di investimento. Questo prevede di realizzare investimenti in imprese, organizzazioni e strumenti finanziari economicamente sostenibili, che sono in grado di rispondere a sfide sociali o ambientali e di remunerare il capitale investito. Questa strategia risulta la più adottata (37%).
2. esclusione a priori: è un livello di integrazione iniziale delle strategie Esg, che consiste nell’escludere dal proprio business certe categorie di controparti contrattuali, (es: chi investe in armi, tabacco, lavoro minorile ecc). Questa modalità è adottata dal 33% delle società analizzate.
3. positive screening/best-in class: questa strategia prevede l’applicazione di uno screening nella scelta della controparte, andando ad indagare, ad esempio, il rispetto di determinati criteri di tutela ambientale o sociale. Al momento risulta essere adottata dal 33% delle società analizzate.

Redazione We Wealth
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