PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Ivass: nuove sfide e preoccupazioni

Ivass: nuove sfide e preoccupazioni

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

30 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • Tra queste troviamo: la digitalizzazione, il rischio distributivo, il protection gap e il rischio salute

  • “Il sistema Paese è di fronte a un’opportunità che contiene grandi potenzialità di resilienza e può rappresentare la fonte di una ragionevole speranza e di un netto rilancio sociale ed economico” scrive Riccardo Cesari, consigliere Ivass

Il settore assicurativo deve affrontare  oltre alle solite fonti di preoccupazione (bassi tassi d’interesse, la sotto-assicurazione danni e il cyber risk,)  anche nuove incertezze

Se, fino allo scorso anno, tra le fonti di preoccupazione per l’Italia c’erano i bassi tassi d’interesse, la sottoassicurazione danni e il cyber risk, oggi gli stessi problemi sono amplificati e accompagnati da altre incertezze. Questo in sitentesi quando detto dal report: “il mercato assicurativo nell’attuale congiuntura: rischi e opportunità”, pubblicato dall’ Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass).

E dunque secondo il consigliere dell’Ivass Riccardo Cesari, la pandemia ha dato una forte spinta digitale al settore. “ La digitalizzazione consente in prodotti più flessibili e tende a spingere verso la standardizzazione. Tuttavia da questo punto di vista non tutti i prodotti si adattano a processi standard (es. coperture salute) e non tutti i clienti si adattano ai nuovi device (es. clientela anziana)”, sottolinea Cesari. La digitalizzazione inoltre agevola lo sviluppo della instant insurance, della smart insurance e, in prospettiva, della open insurance, in cui le Big Tech hanno una posizione di partenza quasi monopolistica. E dunque non sarebbe irrealistico “pensare al passaggio da coperture standard a forme di personalizzazione anche spinta in presenza di cessione (consapevole) di dati significativi”. Da non dimenticare come però dietro l’angolo ci sia il problema di tutta una fascia di popolazione non ancora digitalizzata.

Un altro rischio che si deve affrontare è quello distributivo. Questo si sta diversificando e ibridando. “Si tende a superare le tradizionali distinzioni tra canali agenziali e canali telematici: le imprese telematiche cercano il contatto “caldo” e quelle tradizionali sviluppano la digitalizzazione anche delle agenzie.”, scrive Cesari. L’offerta di servizi di più alta qualità e l’aumento della dimensione media delle agenzie possono migliorare il posizionamento degli agenti – spiega Cesari- la cui caratteristica di micro-imprese comporta, inevitabilmente, tutti i problemi dimensionali ben noti anche in altri settori produttivi.

Terzo problema è il protection gap. La strutturale sottoassicurazione danni del sistema italiano ha mostrato tutti i suoi effetti negativi allo scoppiare dei nuovi e maggiori rischi. “Fino ad oggi si è ritenuto che il protection gap fosse fondamentalmente un problema dal lato della domanda. Oggi, a fronte dei cigni (o pipistrelli) neri che si sono materializzati di recente, non è affatto scontato che l’offerta sia disponibile ad includere tutte le coperture che la domanda potrebbe esprimere”, sottolinea Cesari.

Certamente due settori stanno conoscendo una ripresa: quello della mobilità e quello della responsabilità civile generale, entrambi legati agli effetti della pandemia e alla necessaria ripresa delle attività in condizioni di minor sicurezza. Anche la casa può essere un nuovo spunto su cui puntare visto l’aumento dello smart working.

E infine la pandemia globale ha fatto riscoprire il rischio salute. Il Covid-19 ha da un lato rallentato molte decisioni di spesa, incluse quelle assicurative, e dall’altro ha puntato l’attenzione e messo in primo piano il tema salute e la fragilità delle strutture sanitarie pubbliche. La telemedicina, il supporto hi-tech, le coperture di long term care possono trovare più ampia diffusione, alla luce di una combinazione esplosiva di denatalità e invecchiamento che può mettere a dura prova il welfare state nazionale.  “Non è escluso che la caratteristica intrinseca della pandemia virale faccia venir meno quegli aspetti (come l’indipendenza delle esposizioni al rischio) che rendono possibile la sua assicurabilità a un prezzo accettabile. Certamente, un singolo e una comunità operanti in un contesto con più ampie coperture assicurative possono affrontare meglio anche i rischi non assicurati o non assicurabili. A livello sociale, l’investimento in educazione assicurativa (per i rischi assicurabili) e in educazione civica (per i rischi non assicurabili) aumentano la resistenza ai rischi, l’autoassicurazione e la resilienza” conclude Cesari.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Private InsuranceIvass