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Italia, polizze vita dormienti estere: 492 milioni

Italia, polizze vita dormienti estere: 492 milioni

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

28 Settembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Le polizze vita “dormienti” sono polizze che, per vari motivi, non sono state pagate ai beneficiari e che giacciono presso le imprese di assicurazione

  • Dai dati comunicati dalle 83 imprese è emerso che circa 7,5 milioni di polizze vita scadute negli ultimi 17 anni erano potenzialmente esposte al rischio di dormienza

L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) ha analizzato 83 imprese di assicurazione sulle vita europee che operano in Italia in regime di stabilimento o di libera prestazione di servizi e ha scoperto 23.392 polizze vita dormienti

492 milioni di euro. Questo l’importo delle 23.392 polizze vita dormienti delle compagnie estere che operano in Italia. L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) ha analizzato 83 imprese di assicurazione sulle vita europee che operano in Italia in regime di stabilimento o di libera prestazione di servizi (ossia senza una sede stabile) originarie dell’Austria (7), Belgio (1), Francia (16), Germania (2), Irlanda (24), Liechtenstein (8), Lussemburgo (15), Malta (3), Portogallo (1), Spagna (1) e Regno Unito (5).

 

A queste imprese sono stati chiesti:

  • il numero di polizze – in qualunque epoca stipulate – aventi scadenza contrattuale tra 1° gennaio 2001 – 31 dicembre 2017;
  • il numero di quelle liquidate per decesso dell’assicurato
  • il numero di quelle non liquidate, distinte per causa. In particolare è stato chiesto di estrapolare i dati relativi alle polizze per le quali, in assenza di denuncia di decesso, le imprese hanno comunque accertato in altro modo10 la permanenza in vita dell’assicurato alla scadenza contrattuale e dunque esclusa l’ipotesi di “dormienza”. È stato inoltre chiesto di indicare le polizze rescisse, per le quali la società ha accertato l’effettiva volontà del contraente di sospendere il pagamento dei premi e quelle non pagate per intervenuta prescrizione, eccepita ai beneficiari;

Relativamente ai contratti a “vita intera” e in differimento automatico di scadenza, sono stati richiesti:

  • il numero delle polizze in vigore al 31 dicembre 2018 e le relative somme assicurate a quella data;
  • il dettaglio dei contratti stipulati da almeno 10 anni e, tra questi, di quelli per i quali la compagnia non aveva avuto più notizie dell’assicurato negli ultimi 3 anni;
  • il dettaglio dei contratti relativi ad assicurati con età elevata, compresa nelle tre fasce: 85-90 anni; 90-100 anni; superiore a 100 anni.

Dai dati comunicati dalle 83 imprese è emerso che circa 7,5 milioni di polizze vita scadute negli ultimi 17 anni erano potenzialmente esposte al rischio di dormienza, in quanto le compagnie non sapevano dire con certezza se l’assicurato era deceduto o no prima della scadenza della polizza.

Sono inoltre emerse, in relazione alle polizze a vita intera in vigore al 31/12/2018: 6.123 polizze con età dell’assicurato tra 90 anni e 100 anni (circa 3 miliardi di euro di somme assicurate) e 64 polizze relative ad ultracentenari (circa 17 milioni di euro di somme assicurate) e 15.029 polizze stipulate da almeno 10 anni e per le quali le imprese non avevano più notizie/contatti con l’assicurato da 3 anni (circa 2 miliardi di euro).

Gran parte delle polizze con scadenza predefinita residue”, cioè a rischio di dormienza, è risultata riferirsi a polizze temporanee caso morte (Tcm). In termini di numero di polizze l’incidenza delle polizze residue di tipo Tcm rispetto ai contratti emessi infatti è dell’83,79%, cioè una percentuale particolarmente elevata (per riferimento, la percentuale analoga per le polizze dormienti stipulate da imprese italiane era il 58,2%). Si tratta in totale di 7.434.966 polizze scadute negli anni 2001 – 2017 su cui le imprese non avevano certezza dell’eventuale decesso dell’assicurato. La prestazione in caso di decesso è stata corrisposta solo nello 0,4% dei casi; nell’11,9% dei casi le imprese hanno dichiarato che la prestazione non era dovuta in quanto avevano accertato che il cliente aveva volontariamente deciso di interrompere il pagamento dei premi, rescindendo il contratto; nel 3,9% dei casi le imprese hanno dichiarato che la prestazione non era dovuta in quanto avevano accertato l’esistenza in vita dell’assicurato dopo la scadenza del contratto, attraverso l’incrocio di informazioni presenti negli archivi aziendali o di imprese del gruppo ovvero degli intermediari.

Da sottolineare inoltre come l’emergenza epidemiologica Covid-19 ha ostacolato e rallentato la ricerca e il contatto dei beneficiari delle polizze dormienti e quindi ha impattato sulla quota di polizze risvegliate pagate. Ciò posto, l’Ivass ritiene che siano necessari ulteriori passi per mitigare il fenomeno delle polizze vita dormienti e ha pianificato i seguenti interventi:

  • monitoraggio della prosecuzione del risveglio e della liquidazione delle polizze dormienti da parte delle imprese, richiedendo di proseguire nell’analisi delle polizze residue identificate nell’indagine attraverso ulteriori accertamenti sul decesso degli assicurati e ricerche dei beneficiari (comprensiva di un’analisi sui codici fiscali risultati errati o cambiati);
  • interventi mirati sulle singole imprese19 che presentano maggiori criticità e nello specifico sulle imprese con il maggior numero di codici fiscali risultati appartenenti a persone decedute;
  • prosecuzione dell’azione già intrapresa presso gli organi competenti per superare l’opposizione al segreto professionale che ha impedito l’esecuzione dell’indagine sulle imprese lussemburghesi.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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