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I big data (e Amazon) fanno la polizza smart

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

24 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Anche nel mondo assicurativo, il Covid 19 impone una svolta in chiave digitale, accelerando una tendenza in atto da un decennio. L’incertezza ha alimentato la consapevolezza del bisogno di protezione, avvicinando i clienti verso i prodotti assicurativi fruibili in maniera semplice e immediata. Una domanda che l’adozione di un modello di business tech-based potrebbe soddisfare

  • Secondo il rapporto InsurTech Global Outlook 2020, di Everis e Ntt Data, il mondo InsurTech nel 2019 ha raccolto a livello globale 6,3 miliardi di dollari, ben il 58% in più dell’anno precedente

  • Il 31% degli assicuratori europei già utilizza strumenti di Big Data Analytics (come per esempio Intelligenza Artificiale o Machine Learning) a cui si aggiunge un ulteriore 24% che li sta implementando. La prossima frontiera sarò l’Iot

I modelli di servizio digitale si sono rafforzati durante l’emergenza, anche in Italia. I consumatori chiedono soluzioni più innovative, anche sul fronte della protezione. Intanto il 31% degli assicuratori europei ha già sviluppato o integrato applicazioni di intelligenza artificiale e machine learning. Così l’insurtech prende quota

Secondo l’Osservatorio fintech ed insurtech del Politecnico di Milano il Covid-19 non ha impattato negativamente sulle startup fintech e insurtech italiane e anzi una su cinque ha osservato effetti positivi. È il segnale di una svolta decisa per ilcomparto assicurativo?

A prova di Covid

Secondo Luigi Onorato, senior partner di Monitor Deloitte, è ancora presto per dirlo. L’incertezza circa la durata e gli effetti economici della pandemia non rende semplice fare valutazioni di scenario. Anche le startup insurtech potrebbero dunque soffrire più avanti per gli effetti reali della crisi. Tuttavia, è evidente come il Covid-19 abbia cambiato le abitudini delle persone. In particolare, tecnologia e senso di precarietà sono due mantra che hanno accompagnato questi mesi di crisi, aumentando la consapevolezza di un bisogno di protezione a 360°. Ciò ha avvicinato i clienti verso i prodotti assicurativi, favorendol’esigenza di soluzioni di sicurezza immediate e flessibili. L’adozione di un modello di business tech-based potrebbe essere la migliore soluzione per andar incontro a questa tipologia di cliente, non certo presente sul mercato solo da oggi. Il Covid-19 dunque sarà un fattore non generatore ma acceleratore di un trend che ad ogni modo è già in atto. Secondo il rapporto Insurtech global outlook 2020, di Everis e Ntt Data, infatti, il mondo insurtech è stato capace di attirare l’interesse degli investitori già a partire dallo scorso decennio. In particolare, nel 2019 ha raccolto a livello globale 6,3 miliardi di dollari, ben il 58% in più dell’anno precedente. Inoltre, il 67% di tale finanziamento è ricaduto sul 6% delle startup esistenti. Un segnale di ulteriore solidità del settore: gli investitori non sono più semplicemente “innamorati” dell’innovazione ma premiano i modelli più virtuosi.

Il nuovo normale assicurativo

Le compagnie di assicurazione da parte loro, di fronte a questa repentina trasformazione, non si stanno facendo trovare impreparate. Tutti i principali operatori assicurativi, sottolinea Onorato, stanno già fortemente investendo in innovazione, ad esempio attraverso lo sviluppo di incubatori/ acceleratori, l’acquisizione o lo sviluppo di partnership con startup innovative e altri operatori di mercato. Proprio quest’ultimo aspetto, secondo il report Word insurtech 2019 realizzato da Capgemini ed Efma, è uno dei punti cruciali, insieme alla customer experience e la gestione dei big data, del nuovo modus operandi delle assicurazioni. Ben il 90% delle insurtech e il 70% degli operatori tradizionali hanno dichiarato di voler avviare collaborazioni tra loro. La pluralità di esigenze dei consumatori, abituati ormai a esperienze di acquisto “Amazon like”, ovvero ad avere a disposizione un unico marketplace che soddisfi diversi bisogni, ha difatti imposto alle compagnie assicurative a collaborare con operatori di altri settori e ad arricchire la propria offerta con servizi a valore non di natura strettamente assicurativa. In tal modo si sono creati quattro grandi ecosistemi: mobilità, risparmio, casa, salute e benessere. Si tratta di spazi che sdoganano la tradizionale divisione per rami, incentrandosi su una visione olistica ed eclettica sia in termini di prodotto che di esperienza d’acquisto grazie a uno sviluppo tecnologico che ha reso i confini settoriali sempre più labili. La tecnologia è proprio l’architrave che regge questo nuovo modo di fare assicurazione. In particolare, sarà sempre più cruciale la gestione dei big data, come d’altronde ci si può aspettare da un settore il cui dna è improntato sull’utilizzo dei dati. “Già oggi infatti il 31% degli assicuratori europei utilizza strumenti di Bda – Big Data Analytics (come per esempio intelligenza artificiale o machine learning) a cui si aggiunge un ulteriore 24% che li sta implementando”, afferma Onorato.

L’applicazione dell’IoT al comparto assicurativo è una seconda novità che aprirà scenari interessanti, fornendo dati più rilevanti che possono ridurre i costi. Le polizze usage-based rappresentano un trend certo nel settore auto. Un esempio virtuoso di questo nuovo paradigma assicurativo ecosistema/tecnologia è RootInsurance, operante nell’ambito della smart mobility, e capace nel giro di cinque anni dalla sua fondazione di raccogliere ben 527 milioni di dollari. La peculiarità di Root è che offre ai clienti un accesso smart a una proposta di assicurazione personalizzata e formulata oltre che sulla base di informazioni, come l’età o la residenza, anche sulla base di dati che permettono di stabilire lo stile di guida dell’assicurato. In questo modo si premiano i guidatori più virtuosi e si incoraggiano tutti gli utenti a una guida più prudente. Il risultato è una soluzione win-win: compagnie assicurative più redditizie, prezzi delle polizze minori e strade più sicure.

Italia, ti desti?

Guardando infine ai dati per paese, gli Usa rimangono in una posizione di avanguardia rispetto all’evoluzione dell’insurtech. Tuttavia, anche il mercato europeo ha conosciuto un’importante crescita negli ultimi anni in termini di investimenti e di nuovi operatori. Stando ai dati di Monitor Deloitte in Europa tra il 2010 e il 2019 sono stati investiti 2,9 miliardi di dollari. L’Italia nello stesso periodo è stata capace di raccogliere solo 100 milioni con 11 startup censite al 2019. Un dato non incoraggiante se si guardano i dati dei principali peer europei: Regno Unito (dove sono stati investiti 900 milioni di dollari in 98 startup), Germania (900 milioni di dollari in 44 startup) e Francia (300 milioni di dollari e 23 startup). Il bicchiere mezzo pieno si può intravedere guardando alla crescita di alcuni settori. Ad esempio, la Smart Car che al 2019 vale 1,2 miliardi di euro è cresciuta del 14% rispetto all’anno precedente, mentre la Smart Home ha registrato un più 40% attentandosi a 530 milioni di euro. Qualcosa insomma si sta muovendo ma serve ancora di più per stare al passo con i tempi. Tempi che con questo Covid-19 corrono più che mai e che continueranno a presentare nuove sfide. In questo senso “Il settore assicurativo potrà giocare un ruolo fondamentale a fianco del Sistema Paese. Non solo perché ha capacità di investire, peraltro assolutamente chiave in questo momento, ma anche perché dispone di competenze, capacità di risk management, informazioni e una presenza sul territorio. Per far ciò – conclude il senior partner di Monitor Deloitte – è essenziale, in un momento storico dove l’urgenza di agire si coniuga alla necessità di non sbagliare intervento, una sinergia su tutti i livelli tra attori pubblici e privati”.

(Articolo tratto dal magazine We Wealth di dicembre 2020)

Lorenzo Magnani
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