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Come salvaguardare i patrimoni dal pericolo ridenominazione

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

21 Novembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Proteggere le polizze vita dalla ridenominazione è possibile. Per evitare qualsiasi coinvolgimento bisogna cercare di slegare la polizza dall’Italia. Avere, per esempio, in pancia asset italiani è una mossa da sconsigliare

  • Ma c’è anche un altro pericolo, la patrimoniale. In questo caso la soluzione migliore è aprire un conto corrente all’estero

Rischio ridenominazione da euro a lire? Il problema riguarda in particolare le polizze vita, un prodotto particolarmente diffuso tra i risparmiatori italiani

Ancora una volta ci risiamo. Tutte le volte che una turbolenza finanziaria colpisce l’Italia e si inizia a parlare di uscita dall’euro, i paperoni si impensieriscono ed iniziano a pensare a forme alternative per portare in salvo i loro soldi. Il pericolo maggiore proviene dunque dal rischio ridenominazione da euro a lire. La preoccupazione c’è ed a darne la prova sono gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d’Italia, rispetto al mese di agosto. Dai dati emerge dunque come i capitali si stiamo chiaramente muovendo dall’Italia all’estero. Nel dettaglio, il bollettino segnala come, le acquisizioni nette di attività sull’estero sono state pari a 14,3 miliardi. E i residenti hanno acquistato titoli di portafoglio emessi all’estero per 13,3 miliardi. I non residenti hanno invece venduto titoli di portafoglio italiani per 17,8 miliardi (di cui 17,4 titoli pubblici). Da inizio anno c’è stato poi un deflusso pari a 67 miliardi di euro. Non sorprende dunque che molti soggetti ad alto reddito si stiano iniziando a preoccupare dei loro soldi, chiedendo a legali e consulenti come potersi tutelare. Le richieste, secondo quando risulta a We Wealth ci sono, ma i consulenti sottolineano anche che siamo nella norma. Non c’è dunque ancora un eccessivo allarmismo, se paragonato ai passati momenti di instabilità finanziaria. Il problema ridenominazione riguarda in particolare le polizze vita, dato che sono un prodotto particolarmente diffuso tra i risparmiatori italiani, perché: flessibili, standardizzati in tutti i paesi dell’Ue, e sono inoltre anche un valido strumento di raccolta patrimoni. A conferma di tutto questo ci sono i dati pubblicati dall’Istituto sulla vigilanza sulle assicurazioni, Ivass, il 19 ottobre 2018. Nel report emerge dunque come il ramo vita, nonostante la raccolta in calo dello 3,6% rispetto al 2016, continui a rimanere un punto di riferimento per molti risparmiatori italiani. Lo scorso anno la raccolta è infatti arrivata a 99 miliardi di euro. Dato che le polizze vita rimangono dunque nel cuore dei risparmiatori italiani, come fare per limitare gli scossoni della ridenominazione?

La risposta non è delle più semplici, ma ci sono alcuni accorgimenti, che se presi per tempo, potrebbero limitare i danni. Il primo passo da fare è cercare di evitare tutti i possibili “legami (della polizza) con l’Italia”. La soluzione meno gravosa riguarda la valuta estera. La polizza dovrebbe dunque essere sottoscritta in dollari o franchi. Le sterline, al momento, sono da accantonare dato che non si sa ancora quali saranno gli effetti della Brexit. Ad un livello superiore ci sono le riserve.

Fabio Maniori, presidente dell’associazione “trusted smart contract” ed ex general counsel dell’Ania (associazione delle imprese assicurative), spiega dunque come sarebbe meglio se le riserve non fossero collocate in Italia, se non si avessero in pancia titoli di stato italiani o asset allocati del Bel paese. Questo sempre per limitare i rischi di legami con l’Italia. Altro aspetto da tenere in considerazione è il luogo dove avviene il pagamento della polizza. Nel momento in cui si sottoscrive una polizza è infatti possibile decidere in quale Paese avverrà il pagamento. Sarebbe meglio riuscire a sottoscrivere una polizza con un soggetto non italiano e dunque essere appoggiati ad una legge di riferimento diversa da quella italiana. Infine, la soluzione più radicale, ma anche la più dispendiosa è la seconda cittadinanza. Se infatti si dovesse riuscire ad ottenere una secondo passaporto, non si andrebbe dunque in contro a nessun rischio ridenominazione.

Ma i problemi non finiscono qua. Nell’eventualità di un drastico peggioramento della situazione economica del paese e di un allargamento dello spread a livelli insostenibili – fa presente un esponente del mondo private insurance che vuole rimanere anonimo – vi sarebbe da gestire un problema più immediato di quello di una ridenominazione della valuta. Per evitare il default del paese, cioè, un governo potrebbe decidere di far ricorso a una patrimoniale, un intervento drastico per reperire risorse che talvolta è stato evocato e che certamente non fa dormire sonni tranquilli a chi detiene risparmi o patrimoni. In questa eventualità – secondo il gestore – la soluzione migliore sarebbe quella di aprire un conto corrente all’estero così da scongiurare il prelievo sui conti correnti.

Giorgia Pacione Di Bello
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