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Cassa di previdenza: ci sono sempre più silver

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

08 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’aumento dell’età lavorativa non ha influenzato solo i pensionati attivi ma tutti gli iscritti alle casse di previdenza

  • Le casse iscritte, all’Associazione degli enti previdenziali privati, rappresentano 1,67 milioni di iscritti e hanno un patrimonio di 96 miliardi di euro

Il numero di pensionati che continua a lavorare anche durante la pensione è in aumento. Tra il 2005 ed il 2019 questo è più che raddoppiato

Cresce il numero degli iscritti alla casse di previdenza. Questo, stando ai dati pubblicati  dall’Associazione degli enti previdenziali privati, è dovuto in parte a nuovi ingressi e in parte all’aumento dell’età di pensionamento e del numero di pensionati che continuano a lavorare. Più della metà degli iscritti è compreso nella fascia di età 40-60 anni.

Il numero di under 40 è diminuito dal 41% (2005) al 28,1%. Nello stesso arco temporale si è invece visto un aumento degli over 60 che sono cresciuti dal 10 al 19%. Il report sottolinea come negli ultimi anni il numero dei pensionati che continuano a lavorare nonostante siano in pensione è superiore rispetto agli iscritti.

Tra il 2005 ed il 2019 il numero di pensionati attivi è più che raddoppiato.

Dalla figura si vede come la crescita del numero di questi soggetti che continuano ad esercitare l’attività professionale sia stata nettamente superiore a quella degli iscritti.

L’aumento dell’età lavorativa non ha influenzato solo i pensionati attivi ma tutti gli iscritti. Infatti, anche la percentuale di professionisti over 60 è quasi raddoppiata negli ultimi 15 anni.

Donne

Altro tassello da analizzare sono le donne. E dunque negli ultimi 13 anni stando a quanto riportato dal documento le quote rosa iscritte sono aumentate passando dal 30 al 41% (2019). Entrando nel dettaglio dei dati si scopre poi come sotto i 40 anni c’è una presenza femminile alta (54%). Mentre più aumenta l’età più questa diminuisce. E infatti tra i 50 e i 60 anni solo il 33% delle iscritte sono donne.

Il futuro

Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia era pari a 60.244.639 unità (29.340.565 uomini e 30.904.074 donne), oltre 188.000 unità in meno rispetto all’inizio dell’anno. La popolazione residente in Italia sta diminuendo e il calo è principalmente dovuto al saldo naturale: in Italia, ormai da diversi anni, muoiono più persone di quante ne nascano. Il continuo aumento della sopravvivenza in età avanzate (di per sé fatto assolutamente positivo) e la diminuzione delle nascite hanno reso l’Italia uno dei paesi più vecchi del mondo. La piramide per età mostra una base (età più giovani) particolarmente contratta.

Il fenomeno dell’invecchiamento è particolarmente evidente se si osservano i numeri riportati. Si nota infatti che tutti gli indicatori di dipendenza sono in netto peggioramento.

L’indice di vecchiaia è passato dal 132% del 2002 al 173% del 2019 (dato stimato). L’invecchiamento della popolazione e la diminuzione del numero di nascite comportano previsioni non certo rosee per il futuro della popolazione residente.  Le previsioni, in quanto tali, hanno un grosso margine di incertezza ma comunque, data la situazione attuale non si può certo essere ottimisti. “Lo scenario mediano, infatti, fornisce una previsione per la popolazione residente di circa 54milioni nel 2065 con una diminuzione di circa il 10%” conclude il report.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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